LA NOMINA DEL plenum del Csm

De Raho capo della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo

di Roberto Galullo

(ANSA)

3' di lettura

Dopo il ritiro dalla corsa a due del procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, il plenum del Csm ha nominato all’unanimità Federico Cafiero De Raho capo della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. De Raho, attualmente capo della Procura di Reggio Calabria, subentra a Franco Roberti che il 16 novembre terminerà ufficialmente il suo incarico per raggiunti limiti di età. De Raho a ottobre, nella Commissione incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura, aveva ottenuto il maggior numero dei voti: 5, contro l'unico voto andato a Scarpinato.

Il fair play di Scarpinato
Il passo indietro di Scarpinato ha evitato la dispersione dei voti dei consiglieri del Csm. La volontà del procuratore generale di Palermo è stata quella di favorire una nomina all'unanimità del nuovo Procuratore nazionale antimafia, per dargli una «piena legittimazione», necessaria «visto il ruolo delicatissimo che ricopre nella lotta alla criminalità organizzata». Ragioni messe nero su bianco in una breve comunicazione che ha inviato al Csm.

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Il profilo di De Raho
Il suo percorso professionale si è svolto nell'arco di oltre 37 anni sempre nell'ambito delle funzioni requirenti. De Raho dal 19 settembre 1979 ha svolto le funzioni di Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, occupandosi in modo particolare di procedimenti per reati in materia di traffico di sostanze stupefacenti, contrabbando di oli minerali e bancarotta fraudolenta. Passato alla Procura della Repubblica di Napoli dal 23 febbraio 1984, si è occupato ben presto di indagini su organizzazioni criminali di matrice camorristico-mafiosa. È stato inserito nella Direzione distrettuale antimafia di Napoli fin dalla sua istituzione, dove è rimasto l'intero arco temporale possibile di otto anni, dedicandosi in modo specifico alle indagini sul cosiddetto “Clan dei casalesi”.

Dal dicembre 1999 ha fatto parte della V sezione della Procura ordinaria con competenza in materia di reati contro la personalità dello Stato e di terrorismo, così completando la propria esperienza e formazione; anche durante tale periodo, peraltro, ha continuato ad occuparsi di delitti di camorra, sia perché impegnato nei numerosi dibattimenti in cui erano sfociate le indagini sviluppate sul “Clan dei casalesi”, sia perché aveva mantenuto la co-delega in diverse indagini riguardanti quel contesto camorristico.

Di particolare rilievo l'esperienza maturata quale Procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Napoli, incarico cui è stato nominato con Decreto ministeriale del 3 marzo 2006, essendo stato preposto al coordinamento dell'ufficio “Unr” (Ufficio notizie reato) e della sezione “Misure di prevenzione”.

Ad aprile 2009 è stato nominato Procuratore aggiunto coordinatore dell'Area Caserta - Benevento della Dda di Napoli. Ad aprile 2013 ha assunto le funzioni di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Il plenum del Csm lo nominò con 12 voti a favore contro gli otto di Francesco Paolo Giordano, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria al posto di Giuseppe Pignatone che nel frattempo era stato nominato a capo della procura di Roma.

A Reggio Calabria De Raho ha proseguito il percorso avviato dal suo predecessore e, nel contempo, ha appoggiato il lavoro dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia che, in riva allo Stretto, perseguono, oltre alla ‘ndrangheta militare, anche il livello superiore e non ancora svelato dalle precedenti indagini. Si rafforzano, si sviluppano o nascono così importanti processi (attualmente in corso) come Meta, Breakfast (che vede coinvolto l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola, che pochi giorni fa ha deposto di fronte alla pubblica accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo) e Gotha (che racchiude al suo interno cinque filoni di precedenti procedimenti).

In appena quattro anni, dunque, De Raho e i magistrati della Dda, sono riusciti a portare in giudizio una parte, ancora minima ma mai svelata prima (se non nel processo Olimpia degli anni Novanta, la cui pista venne poi lasciata cadere) di ‘ndranghetisti di altissimo livello, politici, professionisti, ex servitori dello Stato, preti, massoni deviati e giornalisti che farebbero parte di una cupola invisibile e riservata persino alla stessa ‘ndrangheta in grado però di governarne le strategie. Non solo in Calabria.

Un cambio epocale di passo - che non avrebbe potuto compiersi senza Gdf, Ros dei Carabinieri, Dia e la Polizia di Stato che negli anni hanno visto sfilare a Reggio Calabria ufficiali e dirigenti di altissimo livello così come ai vertici della prefettura - che inevitabilmente (ed ecco la nuova prospettiva) De Raho porterà alla guida della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Una prospettiva che condividerà con procure e i più alti organi investigativi. Basti pensare che il 15 luglio 2016, a Reggio Calabria, accanto a Cafiero De Raho, che aveva appena terminato la conferenza stampa sull'indagine Mammasantissima, l'attuale direttore della Dia ed ex comandante dei Ros Giuseppe Governale dirà: «Questa indagine è uno spartiacque e chiunque voglia affrontare seriamente la lotta alla criminalità organizzata, da domani dovrà partire da qui».

r.galullo@ilsole24ore.com

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