Intervista al procuratore antimafia

De Raho: «Da Brusca straordinario contributo alle indagini di mafia». Fine pena novembre 2021

La condanna per Brusca - esecutore della strage di Capaci - si conclude a novembre 2021, tra due anni. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho: «Si è macchiato dei peggiori crimini, ma rispetto ai quali si è ravveduto in processo, arrivando anche a rendere un contributo straordinario nelle indagini di mafia»

di Ivan Cimmarusti


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Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho

2' di lettura

«Giovanni Brusca si è macchiato dei peggiori crimini, ma rispetto ai quali si è ravveduto in processo, arrivando anche a rendere un contributo straordinario nelle indagini di mafia. È stato condannato a 30 anni, pena che comunque finisce di scontare a novembre del 2021». Così il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, che entra nel merito dell’istanza dei difensori di Brusca di terminare gli ultimi due anni di pena ai domiciliari.

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Procuratore Cafiero De Raho, quindi comunque tra un paio d’anni Brusca lascerebbe il carcere?
È stato condannato a 30 anni di carcere, pena che si conclude esattamente a novembre 2021. Ma la nostra decisione di dare una parere favorevole a che concluda questo ultimo periodo ai domiciliari è basata su altri aspetti, anche sull’analisi di come Brusca ha collaborato con la giustizia. Questo significa che per tutti i reati per i quali è stato condannato e che ha confessato la sua responsabilità, anche i più gravi, la pena è sempre stata contenuta nei 30 anni di reclusione. Le valutazioni che ha avuto nel corso dei processi, in cui veniva giudicata la sua responsabilità, sono state sempre di pieno riconoscimento della sua collaborazione, contributo eccezionale, che gli ha dato l’attenuante che ha escluso l’ergastolo e abbattuto la pena.

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Ci vuole spiegare il vostro parere?
Noi abbiamo espresso il primo marzo 2019 parere favorevole. Dopo varie relazioni della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, dell’istituto penitenziario dove è recluso (Rebibbia, ndr), e di psicologi ed educatori.

Si tratta dell’esecutore materiale della strage di Capaci, in cui sono morti Giovanni Falcone la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Ripeto, Brusca si è macchiato dei peggiori crimini, ma rispetto ai quali si è ravveduto da un punto di vista processuale. Ha anche reso un contributo straordinario, rappresentando contesti in cui sono maturati fatti mafiosi, ponendo delle chiamate in correità. È intervenuto in svariati processi in cui era imputato per riferire di fatti relativi a ciascun imputato legato a Cosa nostra.

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Cosa emerge dalle relazioni di cui prima ci ha parlato?
Brusca ha goduto in questi anni di detenzione di circa 80 permessi, nei quali è stato a casa col figlio. Da quanto ci risulta l’unica cosa che gli interessava era di dare al figlio una impronta diversa da quella che lui aveva avuto. Posso dire che lui riteneva che fosse fondamentale assicurare al figlio un futuro diverso da quello che aveva avuto lui.

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