l’indicazione del csm

De Raho verso la nomina a capo della procura nazionale antimafia

di Roberto Galullo

(ANSA)

4' di lettura

Il nome alla fine è arrivato e ha confermato i pronostici: Federico Cafiero De Raho, attuale capo della procura di Reggio Calabria, sarà il nuovo procuratore nazionale antimafia. Solo un terremoto interno al Consiglio superiore della magistratura potrebbe infatti disattendere l’indicazione appena giunta dalla commissione per gli incarichi direttivi dello stesso Csm, che lo ha proposto a larga maggioranza: cinque voti a favore contro il solo voto andato al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato. De Raho, 65 anni, è destinato dunque a prendere il posto di Franco Roberti, che lascerà l'incarico per sopraggiunti limiti di età.

Alla guida della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo si apre dunque uno scenario che in larga parte sarà di prosecuzione dell'apprezzatissimo ed equilibrato lavoro svolto da Roberti ma che, in parte, godrà di una prospettiva nuova.

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De Raho, infatti, in magistratura dal 1977, ha maturato una straordinaria esperienza sul campo contro la criminalità organizzata campana fin dal 1984, dopo otto anni trascorsi a Milano. Ha subito messo la camorra nel mirino: non solo quella napoletana ma, di lì a poco, quella casertana del clan dei casalesi facendo catturare numerosi latitanti. Come coordinatore del pool antimafia della Procura di Napoli ha coordinato le indagini che sono sfociate nel processo Spartacus (iniziato nel 1998 e terminato definitivamente nel 2010), dove ha rappresentato la pubblica accusa facendo condannare centinaia di camorristi.

Dal 2006 diventa procuratore aggiunto ma il 13 marzo 2013 arriva un incarico nuovo e prestigioso: il plenum del Csm lo nomina con 12 voti a favore contro gli otto di Francesco Paolo Giordano, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria al posto di Giuseppe Pignatone che nel frattempo era stato nominato a capo della procura di Roma.

A Reggio Calabria De Raho prosegue il percorso avviato e, nel contempo, appoggia il lavoro dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia che, in riva allo Stretto, perseguono, oltre alla ‘ndrangheta militare, anche il livello superiore e non ancora svelato dalle precedenti indagini. Si rafforzano, si sviluppano o nascono così importanti processi (attualmente in corso) come Meta, Breakfast (che vede coinvolto l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola, che proprio ieri ha deposto di fronte alla pubblica accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo) e Gotha (che racchiude al suo interno cinque filoni di precedenti procedimenti).

In appena quattro anni, dunque, De Raho e i magistrati della Dda, son0 riusciti a portare in giudizio una parte, ancora minima ma mai svelata prima (se non nel processo Olimpia degli anni Novanta, la cui pista venne poi lasciata cadere) di ‘ndranghetisti di altissimo livello, politici, professionisti, ex servitori dello Stato, preti, massoni deviati e giornalisti che farebbero parte di una cupola invisibile e riservata persino alla stessa ‘ndrangheta in grado però di governarne le strategie. Non solo in Calabria.

Un cambio epocale di passo - che non avrebbe potuto compiersi senza Gdf, Ros dei Carabinieri, Dia e la Polizia di Stato che negli anni hanno visto sfilare a Reggio Calabria ufficiali e dirigenti di altissimo livello così come ai vertici della prefettura - che inevitabilmente (ed ecco la nuova prospettiva) De Raho porterà alla guida della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Una prospettiva che condividerà con procure e i più alti organi investigativi. Basti pensare che il 15 luglio 2016, a Reggio Calabria, accanto a Cafiero De Raho, che aveva appena terminato la conferenza stampa sull'indagine Mammasantissima, l'attuale direttore della Dia ed ex comandante dei Ros Giuseppe Governale dirà: «Questa indagine è uno spartiacque e chiunque voglia affrontare seriamente la lotta alla criminalità organizzata, da domani dovrà partire da qui».

Anche alla Dia ripartirà da lì e dalla ‘ndrangheta, così come i Ros (il cui neo comandante Pasquale Angelosanto ha operato con successo in Calabria) e la stessa Gdf, che ad esempio a capo dello Scico (il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata) vede da agosto il generale Alessandro Barbera che ha a lungo operato a Reggio Calabria.

A De Raho, che aveva concorso anche per il posto di capo della Procura di Napoli, il 27 luglio di quest'anno il Cms aveva preferito Giovanni Melillo ma il nuovo incarico gli permetterà di lavorare a stretto contatto con la sua ex procura, così come con la Procura di Reggio Calabria.

In quest'ultimo posto, la cui guida sarà inevitabilmente vacante per un periodo, si apre ora una partita delicatissima, così come lo fu quando a lasciare quasi cinque anni fa furono Pignatone e l'aggiunto Michele Prestipino Giarritta. Allora il Csm (non dimentichiamo mai l’influenza delle correnti interne e il gioco di sottilissimi equilibri nella scelta dei candidati e dei vincitori) seppe guardare con lungimiranza.

La stessa cosa dovrà accadere ora affinché il lavoro di questi ultimi anni, che va molto oltre la ‘ndrangheta così come è ormai conosciuta nella preziosa cristallizzazione dell'indagine Crimine/Infinito del 13 luglio 2010, venga proseguito. Come ama ripetere spesso il neo procuratore aggiunto della procura reggina Giuseppe Lombardo, bisogna cercare «l'altra metà della verità».

r.galullo@ilsole24ore.com

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