occhialeria

De Rigo oltre la crisi con nuove licenze, in lockdown più cura per la salute degli occhi

Il primo stop produttivo e commerciale aveva fatto temere il peggio, ma l’andamento del terzo trimestre ha fatto rivedere le previsioni al rialzo

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Un settore da sempre leader globale nella fascia medio-alta e alta, con un export superiore al 90% e l’ulteriore particolarità di essere, di fatto, monodistretto: parliamo dell’occhialeria, una filiera guidata da cinque aziende conosciute nel mondo e composta da centinaia di Pmi e di microimprese, concentrate in particolare nel bellunese. Un comparto a tutti gli effetti inserito nel sistema del tessile-moda-accessorio (Tma) e rappresentato da un’associazione, Anfao, entrata nella federazione di Confindustria Moda. Premessa necessaria per capire come l’annus horribilis del Tma italiano sia stato molto difficile anche per l’occhialeria. Che ha però mostrato una maggior resilienza, come dimostra il caso di De Rigo, che, insieme a Marcolin, è la più importante azienda del settore, dopo il gigante Essilor-Luxottica e dopo Safilo.

Maurizio Dessolis Vice Presidente Esecutivo De Rigo

Terzo trimestre 2020 positivo

«Siamo un’azienda integrata verticalmente: creiamo, produciamo e distribuiamo occhiali da sole e da vista – spiega Maurizio Dessolis, amministratore delegato e vicepresidente esecutivo del gruppo veneto –. Rispetto ad altre grandi aziende del settore abbiamo una caratteristica distintiva: nonostante le dimensioni, notevoli per gli standard italiani e in assoluto, restiamo, dopo oltre 40 anni di attività, un’azienda con una compagine societaria 100% imprenditoriale». Il primo lockdown, produttivo e commerciale, aveva fatto temere il peggio, ma l’andamento del terzo trimestre ha fatto rivedere le previsioni al rialzo: «Avevamo stimato un calo del fatturato del 35-40% con una perdita di redditività di 20 milioni a livello wholesale di 15 per il retail – spiega Dessolis –. Ma il terzo trimestre è andato così bene da permetterci di recuperare e ora per il 2020 stimiamo un calo del fatturato tra il 25% e il 20%, con una perdita di redditività notevolmente più contenuta. Nel wholesale chiuderemo in linea con l’anno scorso e nel retail torneremo in utile».

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Nel 2019 il fatturato di De Rigo – che ha in portafoglio licenze con marchi della moda e del lusso italiani e stranieri e brand propri – era cresciuto del 4% a 446 milioni. Per il 2020 si potrebbe chiudere quindi intorno a 350 milioni. Considerando le performance di molte aziende di abbigliamento e accessori – sulle quali peserà più che sul settore degli occhiali il secondo lockdown – si tratta di numeri negativi , certo, che non impediscono però di guardare al 2021 come a un anno di ripresa. Anche grazie, nel caso di De Rigo, a investimenti di medio e lungo termine già attuati nel 2020.

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Scelte strategiche per i tre brand di proprietà

Lozza, che è il più antico brand italiano di occhialeria (nacque nel 1878) ha scelto la strada delle co-lab, evoluzione, potremmo dire, delle licenze: «In occasione delle festività abbiamo presentato un’anteprima della collezione Philosophy di Lorenzo Serafini (marchio del gruppo Aeffe) by Lozza – spiega Dessolis –. Per Police invece abbiamo esteso la fortunata collaborazione con Lewis Hamilton per l’intero 2021 e anche la partnership con Mercedes-AMG Petronas Motorsport. Sting infine ha un’anima più giovane e si caratterizza per progetti di sostenibilità, un tema che in realtà attraversa ogni attività industriale e sociale del gruppo De Rigo». Puntare sui marchi propri non significa dimenticare la forza delle licenze. «Due gli accordi del 2020 per la creazione, produzione e distribuzione di occhiali da sole e da vista, donna e uomo – ricorda Dessolis –. Il primo con Philipp Plein, uno dei brand più attivi e disruptive degli ultimi anni; il secondo con Tumi, marchio di valigie e accessori per il viaggio che negli ultimi anni è diventato sempre di più marchio di lifestyle, un punto molto importante per noi».

La cura della salute degli occhi

Tornando all’eccezionalità del 2020 e della pandemia, il ceo di De Rigo spiega quanto sia cruciale la ricerca sulle lenti e come sia aumentata la consapevolezza di curare la salute degli occhi, messi a dura prova dalla permanenza davanti a schermi di ogni tipo, per lavorare o per svagarsi. «Saremo sempre più attenti alla qualità delle lenti e ai servizi pre e post vendita sulle montature da vista. La ricerca ha fatto passi enormi anche in questo campo e l’occhialeria è un settore che riesce a unire creatività e tecnologia, per adattarsi sempre meglio, è il caso di dirlo, a nuovi stili di vita».

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