giornata mondiale dell’acqua

De Vincenti: da governo 4,5 miliardi per rete idrica e depurazione

di Andrea Gagliardi

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4' di lettura

«Il governo ha stanziato 4,5 miliardi di euro per la riduzione delle perdite della rete idrica e per la depurazione». Lo ha detto il ministro per la Coesione Territoriale e del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, a un convegno oggi alla Camera in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua. «Le criticità che il paese deve recuperare sono le perdite nella rete e la depurazione - ha spiegato De Vincenti -. L'acqua è un bene comune e per questo sono state stanziate risorse importanti, soprattutto con “I patti per il sud”. I primi interventi di questi patti sono partiti, vogliamo andare avanti in questa direzione». Dei 4,5 miliardi di euro stanziati, 3,5 miliardi riguardano il trattamento delle acque a valle (collettamento e depurazione) e un miliardo per la riduzione delle perdite.

«Al Sud - ha aggiunto il ministro - serve però anche una importante azione di riorganizzazione delle gestioni, per superare le frammentazioni, presupposto per rilanciare gli investimenti. Il processo è partito con lo Sblocca Italia, e sta faticosamente procedendo».

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Delrio: piano da 300 mln per sistemazione dighe
Un piano straordinario da 300 milioni di euro per completare e collaudare le dighe dei laghi artificiali per acqua potabile è stato invece annunciato dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. «Molte dighe non hanno completato i collaudi e non possono funzionare appieno - ha detto il ministro -. Se facciamo le cose per bene, potremmo recuperare 4 miliardi di metri cubi d’acqua potabile». Di qui il piano straordinario del governo per una serie di piccoli lavori per terminare e collaudare le dighe. Delrio nel suo intervento ha sottolineato anche che l’acqua è «un bene comune». E in un periodo in cui «si monetizza tutto, serve la cura per mantenere la disponibilità di certi beni per il pubblico. Questi beni vanno sottratti alle logiche puramente di mercato».

Galletti: su depurazione abbiamo risorse
«In questi anni abbiamo agito fortemente sulla depurazione delle acque. Oggi abbiamo tutte le risorse che servono per affrontare tutte le depurazioni che mancano in Italia. Abbiamo rifatto la governance e ora abbiamo lo strumento operativo per intervenire» ha rivendicato il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, a margine del convegno alla Camera. E ha aggiunto: «Abbiamo ridotto i distretti di bacino da 37 a 7, ne abbiamo rafforzato la capacità e l'incisione sulla spesa. Oggi abbiamo quasi 700 milioni di euro per la depurazione. Abbiamo ridisegnato il sistema per poter spendere bene e subito questo soldi».

A giorni la nomina del commissario per la depurazione
Galletti ha anche annunciato che «sarà nominato fra qualche giorno il Commissario straordinario per le opere di depurazione idrica previsto dal decreto legge 243/2016», convertito dal Parlamento a metà marzo. «Il problema non sono le risorse - ha aggiunto il ministro - ma spendere le risorse. Per questo abbiamo deciso la nomina del commissario unico con poteri straordinari, che spero possa fare il suo lavoro e realizzare il piano di interventi predisposto dal Ministero dell'Ambiente».

Molte dighe non hanno completato i collaudi e non possono funzionare appieno. Potremmo recuperare 4 miliardi di metri cubi d’acqua potabile

60 milioni euro di multe Ue a Regioni in 2016 su depurazioni
Sta di fatto che il tema degli inadeguati impianti di depurazione si porta dietro anche una delicata questione di multe salate da pagare. Con le procedure di infrazione aperte sui depuratori (non solo al Sud) l’Italia rischia di pagare 126 milioni di euro all’anno di sanzioni alla Ue. «Dall’anno scorso le Regioni pagano 60 milioni di sanzioni alla Ue per infrazioni sulla depurazione. È un tema che ci trasciniamo da decenni, oramai cronico, soprattutto al sud. Il governo ha creato un commissario nazionale per la depurazione perché su questo tema dobbiamo correre. Queste sanzioni raggiungeranno cifre importanti e andranno avanti finché non avremo i depuratori» ha spiegato infatti il capo di Italiasicura, la struttura del governo su dissesto, acqua ed edilizia scolastica, Erasmo D'Angelis.

Istat, acquedotti italiani perdono 38,2% acqua
Le condizioni degli acquedotti italiani però lasciano ancora a desiderare. Secondo i dati di un rapporto Istat sulle risorse idriche presentato stamani al convegno alla Camera, disperdono in media il 38,2% dell'acqua immessa. Le perdite maggiori si hanno al sud: il 68,8% a Potenza, il 54,6% a Palermo. Capoluogo di Regione più virtuoso è Milano, con solo il 16,7% di perdite. Seguono Aosta (24,5), Bolzano (26,5), Genova (27,4) e Torino (27,9).

Migliora invece il trend del giudizio delle famiglie sull’erogazione d’acqua nelle loro abitazioni. La quota che lamenta irregolarità̀ nel servizio, pur in leggero aumento nell’ultimo anno, passa dal 14,7% nel 2002 al 9,4% nel 2016. Il problema è̀ maggiormente segnalato dalle famiglie residenti in Calabria (37,5%) e in Sicilia (29,3%). Sono alcuni dei dati forniti oggi dall’Istat (in collaborazione con l’Ispra) in occasione della Giornata mondiale dell’acqua. Anche la quota di famiglie che dichiara di non fidarsi a bere acqua di rubinetto è in discesa, pur rimanendo rilevante: si è passati dal 40,1% nel 2002 al 29,9% nel 2016. Tale sfiducia è ancora molto elevata nelle regioni del Mezzogiorno e raggiunge il 63% in Sardegna, il 57% in Sicilia, il 46,5% in Calabria e il 35,1% in Molise; unica eccezione la Basilicata, dove è al 16,2%. Al Centro, la percentuale più̀ alta si registra in Toscana (38,9%); risulta trascurabile, invece, nelle province autonome di Bolzano (2,7%), Trento (3,7%) e in Valle d’Aosta (7,4%).

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