ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùconti pubblici

Con l’emergenza, debito già oltre 100 miliardi. E crescerà con i nuovi prestiti

Al di là del risultato portato a casa da Conte al vertice europeo, il governo punta al via libera al nuovo deficit in settimana per un voto entro luglio

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Il debito pubblico reggerà l'impatto della pandemia?

Al di là del risultato portato a casa da Conte al vertice europeo, il governo punta al via libera al nuovo deficit in settimana per un voto entro luglio


3' di lettura

Alla girandola dei numeri che ha accompagnato la quarta, lunga giornata di negoziati a Bruxelles sono appese le prospettive di medio termine dei conti italiani. Che con l’aumento della quota di prestiti (loans) dovranno trovare il modo di gestire una linea del debito già schizzata in area 160% del Pil quest’anno. Una linea di debito destinata rapidamente ad appesantirsi con la richiesta di aiuti Sure da 20 miliardi per sostenere il peso degli ammortizzatori e su cui pende l’incognita Mes, anche se il premier Conte e i suoi uomini continuano a sostenere che i vantaggi e l’appeal di questo strumento sarebbero inferiori a quelli del pacchetto sui cui si è prolungata la trattativa in sede Ue.

L’impatto sul deficit della manovra estiva

A chiudere, almeno per ora, la macchina del deficit sarà la manovra estiva, finanziata dallo scostamento da 18-20 miliardi atteso a breve in consiglio dei ministri. Questa settimana, o al più tardi la prossima, il premier, di ritorno da Bruxelles, dovrebbe convocare il governo per avviare l’iter del nuovo disavanzo aggiuntivo, che il Parlamento sarà chiamato ad autorizzare. E, con questo calendario, le Camere potrebbero esaminare la richiesta assieme al Piano nazionale di Riforma, con il passaggio parlamentare indispensabile anche per inviare ufficialmente il documento a Bruxelles.

Obiettivo: voto congiunto a fine luglio

L’obiettivo condiviso da Palazzo Chigi e ministero dell’Economia è di arrivare, se possibile, a una sorta di voto congiunto il 29 o il 30 luglio. Un percorso che potrebbe essere tracciato dalla maggioranza per limitare la tentazione, soprattutto nelle opposizioni e in particolare in Forza Italia, di non garantire il «sì» a questa ulteriore fetta di indebitamento.

AREE DI INTERVENTO

Valori in milioni di euro. (Nota I totali potrebbero differire da quanto riportato nel paragrafo per via dell'aggregazione delle voci. Fonte: Pnr 2020)<br/>

AREE DI INTERVENTO

Anche l’ampiezza dei nuovi spazi fiscali che intende utilizzare il Governo avrà il suo peso. Al momento si viaggia attorno ai 20 miliardi, ma non è ancora esclusa la possibilità di salire ulteriormente lasciando come soglia minima il punto di Pil di cui si era parlato nelle scorse settimane.

Due miliardi da garantire ai Comuni (e 2,8 alle Regioni)

Anche perché il conto del nuovo decreto si presenta già appesantito dalle misure che servono per costruire una specie di appendice del decretone 34. Per il nuovo provvedimento, che in ogni caso non vedrà la luce prima di agosto, ci sono anzitutto gli almeno 2 miliardi da garantire ai Comuni, e i 2,8 miliardi su cui è stata raggiunta l’intesa fra governo e Regioni. In continuità con quella che è l’architettura di tutti i provvedimenti urgenti del filone Covid, ad assorbire la quota più consistente del nuovo disavanzo sarà l’estensione della Cassa integrazione, con non meno di 7-8 miliardi. Altri 3-5 miliardi dovrebbero essere necessari per la nuova proroga delle scadenze fiscali. Nel menù al quale si sta lavorando al Mef c’è anche un rafforzamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, già annunciato nelle settimane scorse dal ministro Gualtieri.

L’orizzonte: 100 miliardi di indebitamento

Bastano queste misure di rafforzamento degli interventi già in vigore per far salire in fretta il contatore verso la quota di 20 miliardi annunciata come tetto massimo per il nuovo deficit dal Mef. Il Governo deve poi fare i conti con il pressing incessante dei partiti della maggioranza: Italia viva, per esempio, chiede che vengano stanziati altri fondi per il settore del turismo. In attesa della legge di bilancio autunnale, la massa di indebitamento accumulato dal nostro Paese per fronteggiare l’emergenza coronavirus già a Ferragosto rischia dunque di avvicinarsi, se non addirittura superare, i 100 miliardi. Il rincorrersi dalla fine di febbraio di decreti legge senza soluzione di continuità ha prodotto fino a oggi misure che quest’anno pesano per 179,5 miliardi sul saldo netto da finanziare hanno assorbito più di 75 miliardi di disavanzo. Che per oltre un terzo (27,5 miliardi) sono serviti per puntellare gli ammortizzatori sociali e garantire sostegni ai redditi e alle famiglie.

Spesa pubblica lievitata di 70 miliardi

Un’inondazione di deficit che ha finito per rompere gli argini della spesa pubblica, lievitata, secondo i calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio, di circa 70 miliardi, soprattutto sotto la spinta di 55 miliardi di uscite correnti, rafforzata da altri 15 miliardi «in conto capitale». Con la manovra estiva prima, e poi con quella autunnale il fiume di spesa non potrà che ingrossarsi. E in ogni caso non sarà facile per il Governo mantenere l’impegno preso con il Pnr di ricorrere a una nuova fase di spending review per favorire la riduzione del debito dopo l’emergenza.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti