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Debito pubblico, perché ora la Grecia sta pagando meno dell’Italia

I tassi ellenici sono più bassi rispetto a quelli italiani su tutte le principali scadenze a partire dai 5 anni. Eppure il rating di Atene resta più basso rispetto a quello italiano. Come è possibile?

di Vito Lops

Il debito pubblico reggerà l'impatto della pandemia?

I tassi ellenici sono più bassi rispetto a quelli italiani su tutte le principali scadenze a partire dai 5 anni. Eppure il rating di Atene resta più basso rispetto a quello italiano. Come è possibile?


3' di lettura

Quando accade fa ancora notizia ma tra poco, di questo passo, rischia di non stupire più investitori e addetti ai lavori. Ci riferiamo al nuovo sorpasso della Grecia sull’Italia. Da qualche seduta i rendimenti dei titoli ellenici sono scesi al di sotto di quelli dei BTp. Osservando l’ultima curva dei rendimenti si può notare che mentre sulla parte breve (fino a 6 mesi) Roma paga meno di Atene (la prima esprime rendimenti negativi mentre la seconda deve spendere lo 0,41% per finanziarsi a 6 mesi) sulla parte lunga la Grecia si porta in vantaggio (cioè offre tassi più bassi) con una distanza crescente man mano che ci si sposta nel tempo (dai 30 punti base sui 5 anni fino ai 63 sui 25 anni).

LA DIFFERENZA DEI TASSI TRA ITALIA E GRECIA
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Il paradosso della «spazzatura»
Il tutto apparentemente stride perché il rating della Grecia (BB) colloca i suoi bond nella categoria “junk”, quella più speculativa, peraltro esclusa per policy a molti investitori istituzionali. Mentre l’Italia rientra, seppur per appena un gradino, nella categoria “investment grade”, avendo un rating BBB- (Fitch 20 aprile).

L’ANDAMENTO DEL DEBITO/PIL IN % IN ITALIA E GRECIA
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Chi compra il debito

Il sorpasso della Grecia su gran parte della curva del debito significa che l'Italia è oggi considerata più rischiosa? «A mio avviso ci sono più fattori, anche tecnici, che motivano questa inversione dello spread tra i due Paesi. Innanzi tutto va detto che gli investitori che comprano Grecia, quelli specializzati in obbligazioni high yield, non sono gli stessi che comprano l'Italia – spiega Andrea Iannelli, direttore degli investimenti per l'obbligazionario di Fidelity international -. Poi c'è da considerare la grande novità del Pepp (il piano di acquisti pandemico della Bce, ndr) che ha incluso i bond di Atene tra i titoli acquistabili dalla Bce. Se poi consideriamo che il coronavirus ha colpito meno la Grecia rispetto all'Italia e che quindi la seconda sarà costretta a fare più deficit per risollevarsi aggiungiamo un altro tassello alle varie cause di questo sorpasso. Ultimo ma non meno importante – conclude Iannelli – il fattore liquidità. I titoli italiani sono molto più liquidi e quando sui mercati c'è più volatilità come in questa fase possono risentirne maggiormente».

La variabile liquidità

La liquidità è un tema chiave e ci aiuta a capire che, benché ad oggi la Grecia esibisca tassi più bassi, non è necessariamente perché l'Italia sia percepita come più rischiosa. Bisogna infatti considerare che la Grecia ha debito pubblico in termini nominali più piccolo (circa 360 miliardi contro i 2.400 dell'Italia) ma soprattutto che la parte acquistabile sul mercato è risicata, inferiore al 18% del totale. Quindi meno di 65 miliardi.

Se consideriamo che il piano Pepp prevede che la Bce possa arrivare ad acquistarne 40 si ha un altro tassello del puzzle sul misterioso sorpasso di Atene su Roma. Non bisogna dimenticare che la gran parte del debito pubblico della Grecia è congelato, dopo i tre piani di salvataggio intercorsi a partire dal 2009. La torta del debito indica (dati al 31 dicembre 2019) che il 16,82% del debito è in mano al Mes, il 36,77% all'Efsf (l'European financial stability faciliy, una sorta di pre-Mes).

Poi ci sono Repo (8,12%), Greek loan facility (14,86%) e altri elementi nella torta che congelano difatti la quota dei possibili venditori. I titoli greci quindi sono poco liquidi e se consideriamo che la Bce si appresta ad acquistare la maggior parte della quota che è sul mercato si spiega quella che, a conti fatti e rating alla mano, sembra una distorsione di mercato.

CHI DETIENE IL DEBITO PUBBLICO GRECO
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L’impatto delle banche centrali

Resta il fatto che il forte intervento delle banche centrali (da marzo Bce, Fed e BoJ da sole hanno iniettato oltre 5mila miliardi di dollari di liquidità e ieri la Bank of England ha aumentato di 100 miliardi di sterline il programma di acquisto titoli portandolo a 745 miliardi) ha modificato il paradigma di valutazione dei bond governativi. I tassi sono così bassi che tutti gli esperti convergono che sia un mercato in bolla. Compreso quello dei titoli ellenici.

Ci si chiede se stia accadendo qualcosa di simile anche alle Borse che hanno recuperato gran parte del terreno perso a marzo a causa della pandemia e al momento sembrano ignorare le drammatiche stime sul Pil per il 2020 (la Bce stima -8,7% per l'Eurozona). Anche negli Stati Uniti il quadro non è così roseo: nell'ultima settimana hanno richiesto il sussidio di disoccupazione 1,5 milioni di cittadini (a fronte degli 1,3 attesi). Da quando è iniziata la crisi le persone che stanno ricevendo il sussidio sono oltre 20 milioni. Eppure il Nasdaq è vicino ai massimi storici e l'indice S&P 500 cede appena il 3% da inizio anno.

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