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Debutto amaro per Nexi. Bertoluzzo (ceo): «Solo l’inizio di un lungo percorso»

di Eleonora Micheli

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(REUTERS)

4' di lettura

Debutto amaro in Borsa per Nexi, la più grande ipo dell’anno che ha raccolto oltre 2 miliardi di euro con la quotazione a Piazza Affari. La società leader nel sistema dei pagamenti accusa la performance peggiore del listino, scivolando del 7% a 8,36 euro, rispetto al prezzo di collocamento di 9 euro. La capitalizzazione si attesta a questo punto attorno a 5,2 miliardi, contro i 5,7 miliardi teorici legati al prezzo di collocamento. Il ceo Paolo Bertoluzzo ha cercato di sminuire il calo di Borsa: «Oggi è solo il primo giorno di un lungo percorso. Poi vedremo» e ha sottolineato che l’ipo ha incassato l’interesse di ben 340 investitori nel mondo, «molto italiani, ma anche europei e asiatici». Già nei giorni scorsi era emerso che il fondo sovrano di Singapore, Gic, ha comprato titoli spingendosi sopra il 3% del capitale di Nexi, per un investimento complessivo di 180 milioni.

Bertoluzzo, nel corso della cerimonia di inaugurazione delle contrattazioni, ha sottolineato che lo sbarco a Piazza Affari «non è un punto di arrivo, ma di partenza, un passaggio importante, che non solo corona il lavoro fatto, ma consacra la solidità dell’azienda. Ci piace credere – ha rimarcato - che l’ipo sia motivo di orgoglio per l’Italia e l’intero Paese».


Analisti critici su valutazioni e debito
Analisti e investitori hanno manifestato dubbi sulla valutazione della società al prezzo di collocamento di 9 euro (valore fissato nella parte bassa dell’iniziale forchetta di prezzo fissata tra 8,3 e 10,35 euro). In tal caso, infatti, il multiplo prezzo-utili risultava più elevato della concorrenza, anche se il multiplo ev-ebitda era invece invece più contenuto. L’azienda, inoltre, ha già fatto sapere che non distribuirà cedole per l’esercizio 2019. Gli esperti hann anche puntato l'indice sul livello di indebitamento che rimane elevato, anche se verrà abbattuto proprio grazie ai 700 milioni che la società otterrà dall’ipo. A fine febbraio, la posizione finanziaria netta di Nexi era negativa per 2,4 miliardi e a fine 2018 era di 2,6 miliardi, comportando ben 108 milioni di oneri finanziari, che hanno compresso l’utile a 21,5 milioni. Nel bilancio proforma 2018 i ricavi operativi netti sono indicati in 931 milioni, con un Ebitda “normalizzato” di 424 milioni. Grazie alle nuove iniziative avviate, il management conta di aumentare l’Ebitda fino ad altri 95 milioni a regime, nel 2020. Il rapporto net debt/Ebitda normalizzato dovrebbe calare a 3,5-3 per fine esercizio, con l’obiettivo di arrivare a 2,5-2 nel medio-lungo periodo.

Nexi, società con meno di due anni di storia che sfida Apple e Google
Durante la cerimonia di inaugurazione delle contrattazioni in Borsa, Bertoluzzo ha ripercorso le tappe fondamentali della storia di Nexi, «una società che, così come è oggi, alla fine non ha nemmeno due anni di vita», essendo nata nel novembre 2017. Si tratta comunque di un’azienda «dalle fondamenta solide» che è stata costruita dalle banche popolari e che ha origine da una serie di acquisizioni di società come Cartasi, Bassilichi e altre aziende attive nei sistemi di pagamento. Nexi, tra l’altro, ha sottolineato Bertoluzzo, ha davanti a sé prospettive di crescita, visto che sempre più gli italiani tenderanno a effettuare pagamenti attraverso i sistemi digitali. In più il gruppo vuole migliorarsi per «diventare champions in Europa» e sicuramente uno dei principali «specialisti nel sistema dei pagamenti», anche in virtù di un percorso di sviluppo fatto di investimenti superiori agli standard del settore. Bertoluzzo non teme neppure la concorrenza di big come Apple e Google, che si stanno affacciando sul comparto dei sistemi di pagamento. «Apple, Google, Samsung, Swatch e Garmin sono nostri partner per lo sviluppo del settore. Dall’unione delle forze, ciascuno nel suo ruolo, credo si sviluppino prodotti e servizi più semplici da usare per le persone e che portano sviluppo per tutto il settore. Al mondo d’oggi è inevitabile che ci siano dinamiche in evoluzione: è la natura dell’economia digitale» L’importante, per il numero uno di Nexi, è cogliere tutte le opportunità di collaborazione per continuare a fare bene come azienda».
La quotazione, comunque, non cambierà la traiettoria di Nexi, anche perché, ha sottolineato Bertoluzzo, degli oltre 2 miliardi raccolti in ipo, 1,3 miliardi sono stati incassati dai venditori, ossia dai fondi di private equity Bain Capital, Advent e Clessidra - attraverso il veicolo Mercury, e 700 milioni ottenuti dall’azienda. Ma questi, ha spiegatoil ceo , «serviranno a ridurre il debito».

Allo studio acquisizioni, ma niente è sul tavolo
Sul fronte delle acquisizioni, Bertoluzzo ha dichiarato che «niente è sul tavolo, anche se Nexi opera in un business in cui niente è definitivo, per cui se ci saranno opportunità di acquisizione le coglieremo». All’ipotesi di interesse per Nets o per Sia, il manager ha ripetuto «niente è sul tavolo». Tuttavia la concorrente italiana Sia, come detto dall’ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, potrebbe sbarcare presto a Piazza Affari.

Sul mercato il 36% del capitale, ceo non commenta suo investimento
Sul mercato è arrivato il 35,6% del capitale, che salirà al 40,9% con la greenshoe. Altri 185,6 milioni andranno a Banco Bpm, Banca Popolare di Sondrio, Banca di Cividale, Credito Valtellinese e Iccrea Banca, che in misura diversa hanno ridotto o azzerato la partecipazione. L’ad non ha voluto commentare l’investimento effettuato nella società. «Non è l’argomento del giorno», si è limitato a dire. Dal prospetto informativo risulta che Bertoluzzo insieme al direttore finanziario Bernardo Mingrone e altri tre top manager hanno investito tra i 3 e i 4 milioni che ai prezzi di collocamento sono lievitati a oltre 53 milioni.

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