viaggi a prova di ecosostenibilità

Decalogo per un viaggiator cortese con il clima

di Claudio Visentin


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(Agf)

3' di lettura

È un mondo sottosopra. Le ultime estati sono state tra le più calde di sempre. In alcuni giorni d'inverno nell'Artico fa più caldo che in Europa. La corrente del Golfo sta rallentando: la sua velocità è la più bassa degli ultimi milleseicento anni e questo riduce il suo effetto nel mitigare la rigidità del clima nordeuropeo. Potrebbe andare peggio? Sì.

Il riscaldamento globale potrebbe non essere un processo graduale e ordinato; varcata una soglia critica (che non conosciamo) il cambiamento potrebbe accelerare e diventare improvviso e radicale.
Fermiamoci qui per adesso. Del resto, anche se spesso preferiamo voltare la faccia dall'altra parte, la situazione è ben conosciuta, soprattutto a chi viaggia spesso. Il viaggio ci strappa dalla nostra stanza con aria condizionata dove possiamo cullarci nell'illusione che si tratti solo di eventi eccezionali e quasi ci costringe a renderci conto davvero della situazione.

Purtroppo però proprio i viaggi sono a loro volta parte del problema. Il turismo potrà sembrare leggero e svagato, ma in realtà è la terza attività economica mondiale dopo la chimica e il petrolio, davanti a colossi come l'automobile o l'industria alimentare. Si capisce facilmente come il suo impatto climatico sia considerevole. Nel 2017 gli arrivi sono saliti alla quota record di un miliardo e trecentoventisei milioni (+7% rispetto al 2016); la proiezione al 2030 raggiunge un miliardo e ottocento milioni, naturalmente con una quota crescente di cinesi. E parliamo solo di turismo internazionale, poiché il turismo interno ai diversi Paesi è molte volte maggiore.

Poco più della metà dei viaggiatori internazionali si muove per svago. I viaggi di lavoro per esempio sono soltanto il 13% del totale (dati UNWTO). La maggior parte dei viaggi internazionali avviene in aereo (57%) o su gomma (37%), solo il 2% utilizza il treno. Quando in una notte d'estate, distesi nell'erba, vedete il cielo solcato dalle scie degli aerei, sappiate che uno su due trasporta turisti.

Viaggiamo troppo. Nell'inedito scenario dell'iperturismo, spinto dalle compagnie low cost e dalle nuove tecnologie, i viaggi sono diventati sempre più brevi e frequenti. Andiamo a Barcellona anche solo per prendere un caffè, come un tempo si guidava sino al mare per noia in una notte d'estate. Ma in questo modo lasciamo dietro di noi un pesante fardello di CO2, liberata nell'atmosfera proprio nel momento peggiore. La trinità introdotta dalla compagnie low cost – viaggi frequenti, lontano e a poco prezzo – non è sostenibile neppure nel medio termine e va semplicemente ribaltata.

    Per cambiamenti veri, per invertire la tendenza, occorreranno scelte drastiche e coraggiose. Ma intanto, in attesa dell'intervento dei governi e dell'industria turistica, noi turisti possiamo impegnarci in prima persona, per esempio chiedendo agli organizzatori dei nostri viaggi cosa fanno per l'ambiente e la società, scegliendo poi chi dà le risposte più convincenti.
    Sin da ora poi una prima soluzione è comunque a portata di mano: viaggiare meno ma più a lungo, tornando a un modello “classico” di vacanza. Dopo tutto la cultura del viaggio contemporanea, grazie a una nuova capacità di osservazione, ha promosso il turismo di prossimità, al limite anche soltanto nei dintorni di casa. Alternando la riscoperta del proprio territorio e delle regioni vicine a pochi, lunghi viaggi internazionali nei luoghi ai quali siamo veramente interessati, senza preoccuparci troppo delle mode, possiamo sin da ora ridurre di molto il nostro impatto ambientale. E questo senza nulla togliere al piacere di viaggiare, vedere, conoscere, anzi liberandoci dall'infelice condizione, caratteristica del turismo contemporaneo massificato, di distruggere i luoghi che più amiamo.

    Altri suggerimenti? Informarsi in modo adeguato prima della partenza, sforzarsi di comprendere e rispettare la cultura dei Paesi visitati; adeguarsi alle consuetudini quotidiane, per esempio riguardo al modo di vestire o alla religione; non visitare luoghi sacri senza aver ricevuto il permesso; acquistare sempre cibo e servizi dai produttori locali. Sul piano della sostenibilità ambientale, dovremmo compensare l'anidride carbonica emessa nel nostro viaggio, ridurre il consumo d'acqua dove è scarsa, utilizzare meno plastica possibile smaltendola in modo adeguato, non partecipare ad attività che causano sofferenza agli animali.
    Per quanto difficile, il cammino è chiaro. Il turismo sostenibile e responsabile non è più una nicchia di mercato, magari di lusso; ne abbiamo bisogno sempre, anche nelle destinazioni più popolari. È un nuovo stile di viaggio imposto dalla situazione; al tempo stesso tuttavia è anche un modo di viaggiare lento, profondo, interessante, coinvolgente. È il turismo di domani, se vogliamo che ci sia un domani.

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