Il business delle consegne

nel patto chiavi in mano

Decentramento produttivo, quando la catena si spezza

di Giampaolo Falasca


3' di lettura

Il settore della logistica acquista ogni giorno di più un ruolo centrale nel sistema economico italiano e internazionale sotto la poderosa spinta dell’economia digitale.

Questa crescita non sarebbe possibile senza un’infrastruttura produttiva composta da imprese sane e regolari: imprese che compongono la stragrande maggioranza di questo settore.

Anche nella logistica, tuttavia, sono presenti alcune delle patologie tipiche del nostro mercato del lavoro; patologie che si innestano dentro i normali meccanismi del decentramento produttivo e ne stravolgono la funzione economica e produttiva che dovrebbero assolvere.

Il contratto di appalto, in condizioni normali, è uno strumento che serve all’impresa per concentrarsi sul proprio core business, affidando ad operatori esterni il compito di erogare tutti quei servizi per non rientrano in quel perimetro; in questi casi, l’azienda committente compra “chiavi in mano” il servizio da un operatore esterno, che lo organizza e gestisce con mezzi e personale proprio.

A volte il contratto viene utilizzato per uno scopo molto diverso (e illecito): invece di acquistare un servizio, alcuni committenti nascondono dietro un contratto (fittizio) di appalto l’acquisito di ore di lavoro.

    Viene attuata, in altre parole, una forma di somministrazione irregolare di manodopera, che si differenza dalla somministrazione lecita perché l’operatore che fornisce il personale non ha l’autorizzazione del Ministero del lavoro e perché i dipendenti non ricevono un trattamento economico e normativo adeguato (come invece accade quando l’operatore è un’Agenzia per il lavoro autorizzata). Fattispecie che non ha conseguenze solo civilistiche ma sfocia anche nell’illecito penale, comportando l’applicazione del complesso pacchetto di sanzioni previste dagli articoli 18 e seguenti del decreto legisltivo 276/2003.

    Un’altra patologia che si innesta all’interno dei processi di esternalizzazione riguarda l’utilizzo di cooperative fittizie per eseguire i contratti di appalto.

    L’impresa cooperativa è una forma organizzativa che ha una lunga e gloriosa tradizione, e ancora oggi viene utilizzata da aziende leader in molti settori economici. Questa forma viene, in alcuni casi, sviata e stravolta per attuare forme di indebita riduzione del costo del lavoro, mediante la nascita e la chiusura, in tempi rapidi, delle false aziende cooperative.

    Un altro fenomeno particolarmente dannoso per il sistema economico riguarda la violazione dei minimi retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

    Le forme con le quali si realizza questa elusione possono essere diverse: un’applicazione disinvolta delle norme sui rimborsi spese e le trasferte, l’applicazione di contratti collettivi “pirata” o, nei casi più gravi, l’utilizzo fraudolento del part time e del lavoro straordinario. Il legislatore assegna ai committenti un ruolo importante all’interno della filiera degli appalti: mediante il meccanismo della responsabilità solidale (previsto dall’articolo 29 del decreto legislativo 276/2003), infatti, chiunque utilizza un appalto di servizi risponde “in solido” (cioè, in misura uguale) conl’appaltatore per tutti i debiti contributivi e retributivi connessi al personale impiegato nel servizio.

    Questa responsabilità è slegata da colpe specifiche del committente: risponde per il solo fatto di aver affidato l’appalto a quel certo operatore.

    Un meccanismo che ha l’esplicita finalità di stimolare un controllo attivo da parte del committente rispetto a tutta la filiera delle imprese che lavorano, mediante la catena degli appalti e dei subappalti, all’interno del medesimo ciclo produttivo. L’eccessivo rigore di questo meccanismo sembra tuttavia disincentivare le imprese committenti rispetto allo svolgimento effettivo di un compito di controllo: sarebbe utile reintrodurre meccanismi premiali (già previsti, ad esempio, nel c.d. Decreto Bersani del 2007) in favore delle imprese che operano controlli e selezioni rigorose nei confronti delle imprese appaltatrici.

    Da ultimo, non bisogna dimenticare che l’intera filiera della logistica è messa sotto pressione dalla fortissima domanda di riduzione dei costi che proviene da un soggetto che, pur non essendo direttamente coinvolto nelle dinamiche sopra descritte, gioca un ruolo decisivo in tutta la vicenda: il consumatore.

    Chi acquisita on-line un libro, un paio di scarpe o un qualsiasi altro oggetto e lo riceve dopo poche ore a casa propria, senza sostenere costi aggiuntivi, deve avere ben chiaro che questa grande efficienza (di tempi e di prezzo) ha un costo, che viene necessariamente sostenuto da qualcuno.

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