Prodotti

Decisione pro-consumatori ma si rischia di limitare il tasso di innovazione dei prodotti

di Enzo Marasà *

3' di lettura

L'Antitrust ha comminato sanzioni ad Apple e Samsung per un totale di € 15 milioni (di cui 10 alla sola Apple) per pratiche commerciali scorrette in violazione del Codice del Consumo, oltre ad aver imposto la pubblicazione di una dichiarazione di rettifica delle pratiche contestate per venti giorni sulla home-page del sito aziendale italiano di ciascuno dei due gruppi. I due procedimenti erano stati avviati a seguito delle accuse di “obsolescenza programmata” rivolte ai due produttori di smartphone da parte di consumatori e loro associazioni.
A nostro avviso, l'istruttoria non è riuscita a dimostrare precisamente che Apple e Samsung abbiano rvolutamente e consapevolmente attuato pratiche di “obsolescenza programmata” Non avendo raggiunto la standard richiesto per la prova di questo elemento, l'Autorità ha piuttosto fondato le sanzioni su un'assunta lacunosità informativa e quindi ingannevolezza e aggressività dei messaggi (definiti “insistenti”) agli utenti con cui è stato sollecitato l'aggiornamento continuo del software operativo del telefonino alle versioni superiori. Secondo l'Autorità, i due produttori avrebbero dovuto in particolare informare più compiutamente i propri utenti non solo degli effetti positivi di tali aggiornamenti ma anche di quelli potenzialmente avversi, dovuti al rallentamento delle performance complessive dell'apparecchio causate dal maggiore consumo di batteria. In aggiunta, e questo sembra il punto più controverso, l'Autorità sembra anche sostenere che i produttori di telefonini avrebbero dovuto coprire in garanzia le riparazioni richieste dagli utenti per ovviare ai problemi di performance energetica anche laddove la garanzia fosse decaduta per scadenza temporale o per la presenza di danni riconducibili a manomissioni o cattivo uso da parte dell'utilizzatore, in quanto tale calo di performance sarebbe dovuto ad un difetto del telefonino o del sistema operativo piuttosto che al suo “naturale” deterioramento. Inoltre, oggetto di contestazione è stata anche la mancata offerta all'utente dell'opzione esplicita di rifiutare definitivamente l'aggiornamento (e non solo di rimandarlo ad oltranza) o di ripristino totale della versione precedente del sistema operativo (cd downgrading). Apple, tra l'altro, è stata sanzionata (con il massimo edittale) anche per non aver informato compiutamente gli utenti delle criticità della batteria, nonché delle modalità per mantenere ottimali le sue prestazioni e renderla più longeva.
Queste decisioni, sebbene possano in parte rispondere alle lamentele e frustrazioni dei consumatori dovute alla troppo veloce obsolescenza dei propri smartphone rispetto alle nuove uscite, in realtà aprono, da punto di vista giuridico, a nuovi dubbi su quali scelte commerciali e comunicative delle imprese siano compatibili con il Codice del Consumo: un'impresa tecnologica può essere obbligata a ridurre il tasso di innovazione dei propri telefonini o il numero di nuove versioni che può commercializzare in un dato periodo temporale? È obbligata a pubblicizzare o comunque elencare puntualmente anche tutti gli elementi critici o meno positivi dei propri prodotti? Deve distinguere gli aggiornamenti indispensabili per la sicurezza da quelli che servono solo ad aggiungere funzioni e ottimizzare le prestazioni (anche ad es. attraverso un rallentamento della velocità per evitare malfunzionamenti peggiori), dando sempre all'utente la possibilità di scegliere se installare o meno gli aggiornamenti? È chiaro che simili obblighi ampliano a complicano notevolmente per i produttori l'attività informativa e di adattamento tecnologico dei prodotti in un ecosistema altamente dinamico e mutevole come quello odierno.

* è counsel di Portolano Cavallo Studio Legale

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