l'indagine arthur d.little

Decisioni veloci e flessibilità: i consigli dei ceo per ripartire

A tre mesi dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 a Wuhan si possono cominciare a tirare le somme, per capire cosa fino ad ora ha funzionato. E cosa, invece, va migliorato

di Marta Casadei

(Ansa)

3' di lettura

Ciò che la crisi sanitaria in corso ha mostrato è che non esiste una ricetta valida da seguire pedissequamente e applicare in ogni caso con la certezza che se ne uscirà vincitori. A tre mesi dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 a Wuhan, però, si possono cominciare a tirare alcune somme, per capire cosa fino ad ora ha funzionato. E cosa, invece, va migliorato.

Lo ha fatto la società di consulenza Arthur D. Little, intervistando 25 ceo di altrettante società che hanno sede nel Far East e in Italia - tra cui A2A, Fastweb, Nissan, Aeroporti di Roma ed Enav, solo per citarne alcune - per capire come hanno gestito la prima reazione all’epidemia, e al lockdown che i Paesi hanno adottato per contenere la diffusione del contagio, e che cosa stanno facendo per preparare il terreno alla ripartenza. Cercando di sfruttare quanto imparato proprio durante il momento di crisi attuale.

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La risposta alla crisi
La migliore reazione è arrivata dall’Estremo Oriente, dove le imprese - avendo già vissuto in prima linea l’epidemia di Sars - erano più preparate. «In Italia molte aziende avevano piani di rischio “sulla carta” - racconta Saverio Caldani, managing partner di Arthur D. Little Italy & Spain, tra gli autori del report Leading businesses through the Covid-19 crisis - ma nell’applicazione delle misure non sono state abbastanza rapide. Altre, invece, anche grazie ai contatti continui con la Cina, hanno alzato subito le misure di sicurezza e si sono rivelate capaci di reagire prontamente. Tutti i ceo intervistati concordano sul fatto che, in questa situazione, ha reagito meglio chi ha saputo prendere decisioni e agire rapidamente, con l’apertura mentale al cambiamento dei propri piani, anche due giorni dopo».

Focus sulla comunicazione
Un altro tema chiave che emerge dal report è quello della comunicazione. In primis quella interna: coinvolgere lo staff e tenerlo informato, mantenendo un contatto vivo e continuo anche tra i vertici della società e i dipendenti in smart working . «L’aspetto umano è fondamentale anche in un momento in cui ci si deve mantenere a distanza», continua Caldani. Il report sottolinea l’importanza del dialogo con i fornitori - che in questa situazione vanno equiparati allo staff in termini di importanza - e con autorità, governi e comunità locali: tra le conclusioni dello studio emerge anche come il ruolo dell’azienda, in un momento di emergenza collettiva, sia di impegnarsi nel fare la cosa giusta per la società.

La ripartenza flessibile
Oggi gli occhi sono inevitabilmente puntati sulla ripartenza:  sebbene per ora regni l’incertezza su tempi e modalità, i ceo hanno sottolineato l’importanza di mantenere un atteggiamento positivo, cercando di sfruttare le opportunità che si presenteranno. «Le aziende con flusso di cassa più elevato - continua Caldani - avranno chance di fare acquisti a buon mercato».

Al di là dell’M&A, ogni azienda dovrà cercare di capitalizzare quanto imparato durante l’epidemia: «Un tema importante è quello del digitale - chiosa Caldani-: spunto di riflessione utile non solo sul fronte taglio dei costi, ma anche per lo sviluppo di attività che possano generare ricavi».

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