l’impatto sul sistema Italia

Declassamento Moody’s, cosa può succedere lunedì sui mercati

di Morya Longo


Moody’s declassa l’Italia, cosa può succedere sui mercati

2' di lettura

Osservando la spasmodica attenzione con cui i mercati aspettavano il verdetto delle agenzie di rating, viene da porsi una domanda: perché mai il destino dell’Italia deve essere determinato da valutatori che in passato non hanno sempre azzeccato le previsioni? La risposta è semplice e triste allo stesso tempo: perché l’intero mercato obbligazionario usa il rating come parametro per stabilire chi può comprare certe obbligazioni e chi no.

Piaccia o non piaccia, questa è la realtà: il motivo per cui tutti gli occhi sono puntati su Moody’s e Standard & Poor’s è perché l’Italia rischia prima o poi di essere declassata a «junk». Cioè a livello «spazzatura». O, più correttamente, «speculativo». Per fortuna Moody’s non è arrivata a tanto, ma qualora accadesse una vasta platea di investitori non potrebbe più detenere i BTp italiani in portafoglio. E dato che i numeri sono grandi, anche le vendite rischiano di essere grandi.

LEGGI IL COMUNICATO DI MOODY’S SUL DECLASSAMENTO DELL’ITALIA

L’incubo (non imminente) del «junk»
Goldman Sachs stima che qualora l’Italia venisse declassata a «junk», le vendite sui BTp potrebbero arrivare a 100 miliardi. Morgan Stanley calcola che a un tale declassamento del rating italiano sarebbero sensibili investitori nazionali che attualmente detengono 436 miliardi di BTp e internazionali che hanno 405 miliardi. Commerzbank, limitando l’analisi alle sole società di gestione del risparmio, stima che i BTp siano in mano ai fondi investment grade europei per 250 miliardi e non europei per 80. Per non parlare degli Etf. Il problema è questo: i fondi dedicati ai bond “sicuri” (dunque investment grade) non possono “tradire” i sottoscrittori tenendo in portafoglio titoli «junk». Qualora un Paese o una società venga declassata su questo livello, i fondi hanno solitamente 6-12 mesi di tempo per sbarazzarsene.

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Nulla cambia per la Bce
Per fortuna questo non è accaduto. Il fatto che l’outlook sia rimasto «stabile» indica che per un po’ non dovrebbe accadere. È vero che ora il mercato aspetta il verdetto di Standard & Poor’s in arrivo venerdì prossimo, ma la decisione di ieri di Moody’s potrebbe essere accolta con sollievo dagli investitori. Almeno nel breve. Come segnalano gli economisti di Commerzbank, i mercati già ieri davano per scontati due declassamenti: dunque il fatto che il downgrade sia stato uno solo con prospettive stabili potrebbe addirittura diventare un’occasione d’acquisto lunedì. Altri sostengono invece che il rischio di passare nella Serie B dei rating (che resta attuale in attesa di S&P) costringerà comunque gli investitori a vendere BTp. Una cosa è certa: nulla cambierà per la Bce. Per impedirle di comprare BTp serve che quattro agenzie di rating declassino l’Italia a «junk». Ipotesi ancora lontana dalla realtà.

I RATING DEI PRINCIPALI PAESI
I RATING DEI PRINCIPALI PAESI
I RATING DEI PRINCIPALI PAESI

NDR: In una prima versione della tabella era stato erronamente attribuito all’Italia un rating Fitch di BB+. Il rating corretto, come riportato, è invece BBB.

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