Pronte a partire solo 4 su 8

Decollo lento per le Zes senza certezze su fondi e norme

Le zone economiche speciali del Sud avviate solo in Campania, Calabria, Puglia e Basilicata. Dalla manovra di bilancio si attendono le risorse e forse i commissari

di Nino Amadore, Davide Madeddu, Vera Viola


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Porto di Salerno. La Campania è stata una delle prime regioni ad approvarne una Zes, che comprende i porti di Napoli e Salerno, gli aeroporti, gli interporti di Nola e Marcianise

4' di lettura

Le Zes, zone economiche speciali del Sud non decollano. Gli investimenti sono fermi, le norme sulla semplificazione non definite. Si aspetta che la manovra metta in chiaro quali risorse ci sono, se arriveranno i commissari. Mentre tra amministratori locali e imprenditori crescono le preoccupazioni.
Solo quattro su otto sono pronte a partire poichè hanno ricevuto il via libera: sono le Zes di Campania, Calabria, Puglia Jonica (compreso Basilicata) e Puglia Adriatica. Mentre è in corso la procedura per la costituzione di altre quattro (Abruzzo, due in Sicilia e una della Sardegna). Con le Zes, l’Italia si dota di uno strumento che in altri Paesi è stato adottato da molti anni (l’Irlanda nel 1959): la speranza è dare ossigeno all’economia del Mezzogiorno che, come ha certificato la Svimez poche settimane fa, è vicina alla recessione, flagellata da grandi crisi industriali, ex Ilva e Whirlpool solo le più note. Le Zes, dicono in molti, potrebbero aiutare il Sud ad essere attrattivo per le imprese grandi e piccole. Una speranza fin qui: il bicchiere, visto dalle imprese, è decisamente mezzo vuoto. Lo vede mezzo pieno invece il Governo: «Le Zes approvate sono operative – secondo fonti del ministero per il Mezzogiorno – verificheremo quali esigenze emergono dai singoli piani messi a punto sui territori in occasione di una imminente cabina di regia». Tra il Centro e la periferia c’è stato evidentemente un cortocircuito comunicativo che ora si spera di poter superare. Dal ministero parte l’invito a fare piani di sviluppo, di infrastrutture e a valorizzare le specificità delle singole aree. Ma per ora senza risposte. Dal territorio, invece, si attendono certezze e indirizzi chiari.

I fondi ci sono ma non sono stati utilizzati
Dapprima il decreto Mezzogiorno ha stanziato 207 milioni per il credito d’imposta; poi il decreto Crescita ha aggiunto una dote di 300 milioni per grandi investimenti con l’intervento di un soggetto terzo, un venture capitalist. Dal 25 settembre, è possibile scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate il modulo per la richiesta del credito d’imposta. Al 13 novembre erano state accolte 26 comunicazioni per una domanda di 40 milioni circa. Intanto, nell’ultima Legge di Stabilità, all’esame del Parlamento, i fondi per le infrastrutture nelle Zes, pari a 250 milioni sono stati spostati per incentivare la crescita dimensionale delle imprese del Sud.

Commissari in arrivo
Intanto si attende anche di sapere se verrà nominato un commissario per ciascuna Zes, come proposto dal ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano. Pilastro della strategia è la semplificazione burocratica e in primis l’istituzione dell’area doganale interclusa, che consentirebbe alle imprese delle Zes di non pagare dazi. Ma perchè il provvedimento diventi efficace si attende l’approvazione dell’Agenzia del demanio.

Imprenditori perplessi: aree non competitive
Salvatore Toma, presidente della sezione Moda e delegato alla internazionalizzazione di Confindustria Puglia e Taranto, è da pochi giorni rientrato dalla Cina dove una delegazione di imprenditori e amministratori è stata ricevuta da autorità di Changshu, cittadina sede di una Zes (si veda articolo in pagina 2) . Il confronto tra la nostra e la Zes cinese – riflette Toma – evidenzia carenze della nostra. Per attrarre investimenti stranieri serve una forte defiscalizzazione del lavoro». Perplessità diffuse. «Al confronto con altre Zes estere – rincara Gianluigi Traettino, presidente di Confindustria Caserta e membro del comitato di indirizzo in Campania – le nostre sono meno attrattive poichè non garantiscono certezza di tempi delle autorizzazioni. In Cina la risposta arriva in 24 ore. Le norme finora adottate parlano di un generico dimezzamento dei termini. A queste condizioni parliamo di un fallimento annunciato».

Le Zes e i loro (pochi) piani
Costituiti i comitati di indirizzo non si è fatto altro. Ora partono azioni di promozione sopratutto all’estero.
La Campania è stata una delle prime regioni ad approvarne una che comprende i porti di Napoli e Salerno, gli aeroporti, gli interporti di Nola e Marcianise. « Abbiamo fatto promozione - racconta il presidente dell’Autorità portuale, Pietro Spirito e presidente del Comitato di indirizzo della Zes della Campania - in Cina e a Dubai». E precisa: «L’interesse degli imprenditori c’è. Ma non possiamo aspettarci effetti immediati». Per Spirito «L’importante è partire». In Puglia, è pronta al via la Zes Jonica, che comprende Taranto con il porto in Puglia e si estende in Basilicata a Ferrandina, Val Basento, Melfi e Tito. Mentre la Zes Adriatica, che coinvolge Molise e Puglia,sta definendo la governance: mancano le designazioni di presidenza del Consiglio e ministero delle Infrastrutture. «Ci prepariamo a un’azione di promozione - dice l’assessore allo Sviluppo Cosimo Borraccino - Ma con poco da proporre. Per il momento le Zes sono scatole vuote». In Calabria la zona economica speciale ruota soprattutto attorno al porto di Gioia Tauro. Nella regione c’è tanto fermento ma nello stesso tempo non poche perplessità: il presidente della Regione Mario Oliverio ha scritto al presidente del Consiglio per chiedere lumi sul “dirottamento” di fondi destinati alle Zes verso altre misure. Non solo tra gli imprenditori serpeggia il malessere e lo scetticismo: dal loro punto di vista le cose vanno troppo a rilento e non sarebbe ben chiaro come e quando sarà possibile partire con gli investimenti. Insomma chiedono tempi certi e veloci. La Sicilia è arrivata per ultima alla delimitazione delle Zes e ora è in attesa del via libera da parte di Roma. «L’isola - spiega l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao - ha individuato il 90% dei territori interessati e l’intera documentazione, approvata dalla Giunta, è stata inviata a Roma. Resta da definire il 10% delle aree, circa 450 ettari, che si è ritenuto di assegnare ai Comuni». Infine, in Sardegna la Zes comprende sei aree portuali e retroportuali, ma resta al palo. «Manca il decreto del presidente del Consiglio - dice Massimo Deiana, presidente dell’Autorità di sistema dei porti e del mare di Sardegna -. Il piano industriale con tutte le altre procedure sono stati espletati». Per Deiana, «avere la Zes consente alla Sardegna di competere ad armi pari con i principali concorrenti nel Mediterraneo».

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