RISORSE CONTRO LA CRISI

Decreto Agosto, tempi stretti per la conversione. E quelli del Recovery Fund rischiano di allungarsi

In primo piano due strumenti che hanno caratterizzato, nel primo caso, e caratterizzeranno nel secondo la politica economica del Governo: la manovrina estiva da 25 miliardi e il Next Generation Eu, che metterà a disposizione dell’Italia risorse per 209 miliardi

di Andrea Carli

Da sinistra a destra, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il premier Giuseppe Conte (foto Ansa)

3' di lettura

Il cronometro è partito. Nel contesto di un’economia travolta dall’emergenza sanitaria Covid, con un 2020 che si chiuderà con una contrazione del Pil di nove punti percentuali, e in uno scenario di giorno in giorno più concreto di una seconda ondata di contagi - l’asticella sfiora i 3mila casi al giorno - i tempi delle misure economiche, sia quelle che sono state messe in campo negli ultimi mesi, sia quelle che si delineeranno nel medio termine, sono destinati a ricoprire un ruolo di primo piano. Possono fare la differenza nel creare le condizioni per un’inversione di tendenza e la ripresa di un percorso di crescita.

Il fattore tempo investe due strumenti che hanno caratterizzato e caratterizzeranno la politica economica del Governo. Da una parte il decreto Agosto, la manovrina estiva che già di per sé per mole degli interventi e numero degli articoli si presenta come una specie di “Finanziaria” anticipata in attesa della sessione di Bilancio. Il provvedimento, che ha in pancia misure per 25 miliardi (una parte dei cento miliardi in deficit messi sul piatto dall’esecutivo tra marzo e agosto) per far fronte alla crisi economica, ai primi di agosto ha ottenuto il via libera al Consiglio dei ministri, e in queste ore è approdato in aula al Senato per ottenere il via libera in prima lettura. I tempi sono strettissimi: andrà convertito dalla Camera pena la decadenza entro il 13 ottobre (atteso il voto finale dell'Aula su un maxi-emendamento sul quale il Governo chiederà la fiducia). Si delinea quindi un esame lampo del provvedimento da parte di Montecitorio e, soprattutto, un percorso blindato anche in seconda lettura.

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Recovery Fund a rischio slittamento

Dall’altra il New Generation EU, il cosiddetto “ Recovery Fund” che dovrebbe sostenere l’Italia con 209 miliardi, tra prestiti (127,4 miliardi) e risorse a fondo perduto (81,4 miliardi). A differenza del decreto Agosto, in questo caso i tempi si fanno più lunghi, tanto che si delinea lo scenario di uno slittamento. Con la conseguenza che il tema, divisivo all’interno della maggioranza, del ricorso ai 36 miliardi del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, per sostenere il sistema sanitario torna giocoforza nell’agenda di governo .

L’impatto sulla ripresa economica

Dopo che l'accordo di luglio ha assicurato all'Italia le risorse, ora resta da percorrere l'ultimo miglio, che è pieno di insidie. Tanto che la presidenza tedesca dà già per spacciato il calendario che si era prefissata, cioé accordo finale sul Next Generation Eu a metà ottobre e due mesi di tempo per le ratifiche nei parlamenti nazionali. Troppo indietro i negoziati tra Consiglio e Parlamento, e troppo accesa la discussione sullo stato di diritto tra i 27 Paesi Ue per riuscire a chiudere il dossier nel vertice europeo previsto per il 15 e 16 ottobre. Uno slittamento è sempre più in vista, e più sarà ampio, maggiore sarà l'impatto sulla ripresa economica.

Il sottile filo rosso tra legge di Bilancio e fondi Ue

Di qui la posizione espressa dal premier Conte («non permetteremo uno slittamento»). La trattativa per un’intesa sul nuovo meccanismo che finanzierà i piano dei 27 paesi Ue per agganciare la ripresa rischia lo stallo. I parlamenti nazionali potrebbero frenare il processo di ratifica. Il Governo punta a presentare a Bruxelles entro gennaio il Recovery Plan nazionale con un dettagliato cronoprogramma di investimenti, programmi e riforme da realizzare per ottenere la prima tranche da 20 miliardi del Recovery Fund, ma a questo punto l’ipotesi di uno slittamento nella tabella di marcia si rafforza con il passare dei giorni. Quasi metà della legge di Bilancio, così come è stata annunciata dal ministro dell’Economia Gualtieri, dipende dalle risorse che arriveranno da Bruxelles: su 40 miliardi complessivi, 22 sono in deficit, e circa 15 vengono coperti dai “grants”, i fondi a fondo perduti attesi nel 2021 grazie al canale Recovery Fund.

Gualtieri, fiducioso su recovery operativo a inizio 2021

In un intervento a Rainews24 Gualtieri ha ricordato che quanto sta accadendo sul recovery fund, con le tensioni fra Paesi frugali e Polonia e Ungheria sullo stato di diritto in questi ultimi, «non è una sorpresa, ci sono negoziati e tensioni fisiologiche che avvengono sempre. Sono ancora fiducioso che si riuscirà ad avere il recovery plan operativo ad inizio anno e che l'Italia sarà pronta col suo piano». Di certo il conto alla rovescia sui tempi è già iniziato, in un momento in cui il paese deve fare i conti con una nuova ondata di contagi.

Arriva la Nadef

Tra dieci giorni inizierà la sessione di Bilancio. Se la Nadef, attesa in serata sul tavolo del Consiglio dei ministri, comincerà a indicare i piani del Governo, i dettagli saranno delineati nel Dpb, il Documento programmatico di bilancio che il 15 ottobre l’esecutivo dovrà far pervenire a Bruxelles.

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