LO SCENARIO

Decreto banche: sì dell’aula del Senato ai presupposti di necessità e urgenza

(ANSA)

3' di lettura

Via libera dell'aula del Senato al parere della commissione Affari costituzionali sui presupposti di necessità e urgenza del dl banche. Il parere è stato votato dall’assemblea in seguito a un blitz del M5s che, nella serata di ieri, aveva raccolto le 30 firme necessarie per far pronunciare l’aula. Richiesta consentita perché il parere della commissione non era stato approvato all'unanimità. Contro la sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza previsti dall'articolo 77 della Costituzione hanno preso la parola i senatori Bruni (Cor), Tosato (Ln-Aut), Loredana De Petris (Si-Sel), Laura Bottici (M5s) e Barani (Ala-Scclp). A favore della costituzionalità del decreto è intervenuto il senatore Mancuso (Ap). Il senatore Malan (Fi-Pdl) ha dichiarato l’astensione.

Decreto incardinato stamattina
Il decreto è stato incardinato questa mattina in commissione Finanze al Senato . Il relatore sarà il presidente Mauro Maria Marino (Pd). Oggi alle 13 inizieranno le audizioni con il ministro Pier Carlo Padoan, per poi proseguire da martedì con Abi, Consob, esperti. Il termine per gli emendamenti resta confermato per le 12 del 24 gennaio e l'esame in commissione dovrebbe concludersi per il 31.

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Gli interventi
Per Francesco Bruni (Cor) il decreto non aveva il carattere di urgenza perché gli interventi non sono « di immediata applicazione, sostanziando, invece, una riforma organica del credito cooperativo, con il pretesto dell'ipotetico intervento statale». Per Paolo Tosato (Ln-Aut) il provvedimento non ha i presupposti di costituzionalità. «Se il Governo va avanti in questo modo - ha detto Tosato - credo che dovrà varare nuovi provvedimenti salva-banche e salva-risparmi a tutela di altri istituti creditizi con provvedimenti nuovi, improvvisati, che non avranno niente di equo e soprattutto di uniforme rispetto ai provvedimenti precedenti». Per Loredana De Petris (Misto-Si-Sel) il decreto-legge non ha «i presupposti di necessità e urgenza» perché «il Governo è intervenuto - e noi vogliamo sottolineare questo aspetto - in modo tardivo su una situazione che era sotto gli occhi di tutti da moltissimo tempo». Per Laura Bottici (M5S) il decreto n0n è né necessario, né urgente: «L’unica necessità che vedo in questo paese sono le vostre dimissioni urgenti, con il vostro rattoppare il sistema bancario, avete fatto di questo paese il Paese delle urgenze, urgenza territorio, occupazione senza mai affrontare alla radice i problemi». Il senatore Lucio Malan (Fi) ha annunciato l’astensione: «esprimeremo un voto di astensione, come nelle votazioni preliminari che ci sono state per l’istituzione di una Commissione di inchiesta sulle banche in crisi, dichiarando la nostra buona volontà nei confronti dello sforzo che viene compiuto per salvare i risparmiatori, ma esprimendo al contempo tutte le nostre perplessità sulle carenze di questo decreto, la prima delle quali è la sua tardività, che lo ha reso notevolmente più costoso». Lucio Barani (Ala-Scclp) ha annunciato il suo voto contro il decreto, sottolineando che «il problema degli assetti del sistema bancario italiano vada ben oltre il caso del Monte dei Paschi di Siena». Ha ricordato la richiesta avanzata dal presidente dell'Abi «di rendere noto il nome dei primi cento debitori che non hanno proceduto al rimborso dei debiti contratti e che di conseguenza hanno alimentato i non performing loan, che rappresentano la palla al piede dell'intero sistema bancario italiano».

La previsione del regolamento
Il comma 3 dell’articolo 78 del regolamento di palazzo Madama prevede che il presidente sottoponga il parere della Commissione al voto dell’Assemblea «ove ne faccia richiesta, entro il giorno successivo a quello in cui il parere è stato espresso, un decimo dei componenti del Senato. Nella discussione può prendere la parola non più di un rappresentante per ogni Gruppo parlamentare, per non più di dieci minuti ciascuno». Su richiesta del M5s, dunque, si è svolto il voto in aula. (N.Co.)


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