coperture finanziarie

Decreto ambiente, che cosa sono le aste verdi che finanzieranno le misure green

A disciplinare la destinazione delle aste è il decreto 30 del 2013: dal taglio delle emissioni al supporto della mobilità sostenibile, ecco tutte le attitivà che possono essere supportate con questi fondi.

di Celestina Dominelli


Dal bonus mobilità ai green corner, le novità del decreto Ambiente

3' di lettura

A chiarirlo è stato lo stesso ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, al termine del Consiglio dei ministri che approvato il decreto legge Clima: «Il provvedimento vale 450 milioni che provengono tutti dalle aste verdi». Ma cosa sono le aste verdi e chi le gestisce?Le aste sono un meccanismo di assegnazione delle quote di emissioni valide per adempiere agli obblighi del cosiddetto European Union Emissions Trading Scheme (Eu Ets). In pratica, viene fissato un tetto alla quantità totale di alcuni gas serra che possono essere emessi dagli impianti che rientrano nel sistema. Ed entro questo paletto, le imprese ricevono o acquistano quote di emissione che, eventualmente, possono anche scambiare.

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Come funziona il sistema dell’Ets
Le aziende possono altresì acquistare pacchetti limitati di crediti internazionali da progetti di riduzione delle emissioni di tutto il mondo. E, alla fine di ogni anno, devono restituire un numero di quote tali da coprire le loro emissioni altrimenti possono subire pesanti multe. Se poi un’impresa si comporta in modo virtuoso e riesce a ridurre le sue emissioni, può anche mantenere inutilizzate le quote per coprire le necessità future oppure venderle a un’azienda che invece ha bisogno di abbassare ancora la sua asticella.

Le tre piattaforme operative
Fin qui, dunque, il funzionamento del sistema Ets. Le aste sono quindi utilizzate per collocare il 50% delle European Union Allowances (Eua) per adempiere agli obblighi di compensazione delle emissioni di tutti gli operatori Ets e il 15% delle European Union Allowances Aviation (Eua A) che sono invece utilizzabili solo dagli operatori aerei. A oggi sono tre le piattaforme operative su cui si svolgono le aste: quella che raccoglie le quote di proprietà dei 25 Stati membri è la Cap2. Le altre due piattaforme sono la EEX-De che colloca le quote della Germania e la ICE Uk che si occupa delle quote inglesi.

Il ruolo del Gse
Per l’Italia, il responsabile del collocamento delle quote di emissioni italiane sulla piattaforma europea è il Gestore dei servizi energetici (Gse), società controllata dal ministero dell’Economia che, come noto, ha anche un ruolo centrale nella gestione degli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. A fissare la destinazione dei proventi delle aste “verdi” è l’articolo 19 del decreto legislativo 30 del 2013. La norma stabilisce che il 50% del ricavato (comma 5) sia assegnato al Fondo ammortamento dei titoli di stato, concorre cioè alla riduzione del debito pubblico.

La quota riservata all’Ambiente
Per la quota di proventi restanti - che viene ripartita al 70% al Ministero dell’Ambiente e al 30% a quello dello Sviluppo Economico - si prevedono una serie di attività: dalla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, anche contribuendo al Fondo globale per l’efficienza energetica allo svilupo delle energie rinnovabili, dal sostegno a misure che evitino la deforestazione alla cattura e stoccaggio sicuri della Co2, fino al supporto al passaggio a modalità di trasporto pubblico a basse emissioni.

I proventi delle aste 2018
Una gamma molto ampia, dunque, che spiega le parole del ministro Costa. Ma a quanto ammontano questi proventi? Gli ultimi dati disponibili sono quelli contenuti nel Rapporto 2018 sulle aste di quote europee di emissione rintracciabile sul sito del Gse (www.gse.it). Lo scorso anno, si legge nel report, l’Itala ha collocato circa 93 milioni di Eua a un prezzo medio ponderato di 15,43 euro per 1,4 miliardi di euro di proventi.

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