IN arrivo alla camera

Decreto crescita: così può cambiare tra nuova rottamazione, salva Roma e tutele ai rider

di Marzio Bartoloni


Decreto crescita in salita: servono 39 provvedimenti per attuarlo

3' di lettura

Dopo una lunga gestazione e l’atteso sbarco sulla Gazzetta del 30 aprile il decreto crescita si prepara già a cambiare con l’arrivo previsto alla Camera nei prossimi giorni. Il provvedimento - in aula a Montecitorio dalla prima settimana di giugno - potrebbe incamerare misure di peso come la riapertura dei termini per la rottamazione delle cartelle fortemente voluta dalla Lega e dal vice premier Matteo Salvini ma anche modifiche alle norme salva Roma, questa volta su pressing dei Cinque Stelle che spingono anche per l’introduzione delle tutele sui rider, sempre rinviate, e promesse dall’altro vice-premier Luigi Di Maio.

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Il decreto crescita prevede una serie di sconti per le imprese, norme per la tutela del made in Italy, ma anche misure molte attese come quelle per sbloccare l’avvio della newco Alitalia oltre che per il ristoro dei risparmiatori. A rallentare il suo percorso (è trascorso quasi un mese dal suo prima via libera), oltre alla difficoltà di sciogliere complessi nodi come quello sui ristori ai risparmiatori al centro di una lunga trattiva con Bruxelles. è stato anche il duro scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle, concentrato soprattutto sul cosiddetto Salva-Roma che alla fine ha visto la norma allegerirsi nella versione finale dove non si prevede più che sia il Mef ad assumersi direttamente la gestione delle obbligazioni (con la possibilità di rinegoziarle alleggerendo in questo modo il Comune), anche se resta in carico allo Stato l'erogazione delle risorse per ripagare il debito. Un fronte questo su cui i Cinque Stelle potrebbero farsi di nuovo sotto per reintegrare la norma originaria durante l’esame in Parlamento riaccendendo presumibilmente lo scontro con la Lega contraria a norme di favore solo per la Capitale.

Tra le norme più attese, specialmente dai contribuenti alle prese con il pagamento di vecchie cartelle, c’è l’ipotesi più che concreta che il Governo riapra i termini del condono dopo che quello per aderire alla cosiddetta rottamazione ter e alla prima versione del saldo&stralcio è scaduto lo scorso 30 aprile. Una ipotesi questa fortemente voluta dalla Lega e dal vice premier Matteo Salvini che ieri ha annunciato che è già pronto «emendamento al Decreto Crescita per la riapertura dei termini della Pace fiscale (che ha raggiunto un milione e mezzo di adesioni) per liberare tanti altri lavoratori italiani dalle
catene di Equitalia». La nuova chanche di adesione alle due sanatorie calendario alla mano, non arriverà prima di fine giugno se si calcolano i 60 giorni per la conversione del decreto in legge. Il nuovo emendamento dovrà dunque fissare un nuovo calendario legato alla finestra temporale che si vorrà riaprire per questo condono. A meno che i Cinque Stelle, non proprio favorevoli ai condoni, non alzino un muro a questa ipotesi di una rottamazione quater.

Infine c’è il fronte sempre caldo dei lavoratori della gig economy, con i rider che ne rappresentano la punta dell’iceberg e che anche in occasione del 1 maggio hanno protestato a fianco ai precari per chiedere un intervento del Governo. Il pacchetto di norme con l’introudzione di una serie di tutele (dal pagamento a ore e non più a cottimo alla possibilità di accedere a ferie, riposo e malattie) sarebbe già pronto. E questa volta dopo i vari tentativi falliti (in particolare si provò a inserire le norme nel decretone su reddito di cittadinanza e quota 100) il vice premier Luigi Di Maio non potrà più rinviare questo tema di cui aveva promesso di occuparsi fin dai primi giorni del suo insediamento al ministero dello Sviluppo economico: «La norma sui rider è pronta. Sarà inserita nella legge sul salario minimo che è in discussione in questi giorni al Senato. Se potremo - ha aggiunti Di Maio - proveremo a farla diventare legge anche prima, inserendola nella fase di conversione del decreto crescita, ma su questo ci sarà bisogno dell'autorizzazione dei presidenti delle Camere»

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