PRIORITà SVILUPPO

Decreto crescita, una svolta necessaria da mettere alla prova

di Fabio Tamburini


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(Ansa)

2' di lettura

Il pacchetto di provvedimenti approvato ieri dal Consiglio dei ministri può segnare, dopo tanto tempo perso, una svolta. E non è una svolta di poco conto. Per la prima volta nei fatti, e non soltanto a parole, il Governo di Lega e M5S punta sullo sviluppo, va nella direzione giusta: investire risorse sulla crescita e non su provvedimenti che, al di là dei contenuti più o meno discutibili, distribuiscono risorse invece di crearne. Lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un passaggio dell’intervento al Sustainable economy forum, a San Patrignano, ha rivolto un segnale chiaro al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Il Governo, ha detto, è «un interlocutore che troverete sempre attento per favorire la crescita economica, per favorire le imprese», da intendere «come comunità di donne e di uomini» impegnate a «perseguire uno sviluppo sostenibile».

Il Decreto per la crescita è opportuno perché il Paese sta attraversando una fase delicata. Proprio ieri i cinque principali istituti di ricerca tedeschi hanno tagliato le stime di crescita del Prodotto interno della Germania nel 2019 dall’1,9 per cento allo 0,8 per cento, confermando le difficoltà della locomotiva dell’intera economia europea. Battuta d’arresto che va sommata al caos senza fine di Brexit, al rallentamento della Cina, al sovranismo di Trump. In questo quadro internazionale, poco rassicurante, l’economia italiana ha smesso di crescere. Anzi, ha ingranato la marcia indietro. Il rischio è quello di essere il vaso di coccio perché dobbiamo fare i conti con una palla al piede formidabile: l’imponente debito pubblico, fuori controllo anche nei periodi di austerità, e che ora rischia di esplodere con effetti che potrebbero risultare devastanti.

La verità è che ogni solidarietà senza sviluppo è un debito, prima o poi da saldare. Per questo, sviluppo e solidarietà devono essere due facce della stessa medaglia. Così come la seconda è possibile soltanto attivando la prima. La soddisfazione per un primo passo fatto nella direzione giusta non giustifica però facili entusiasmi. La situazione è d’emergenza e i rischi sono davvero elevati. Ecco perché la portata e l’intensità dei provvedimenti necessari (non solo quelli presi ieri) dev’essere adeguata agli obiettivi da raggiungere. Senza se e senza ma. Occorre dare una scossa all’economia, evitare il tramonto della seconda industria manifatturiera d’Europa che soffre di malattie croniche: la produttività stagnante, la mancanza di grandi gruppi con funzioni trainanti del sistema, l’inefficienza di troppa parte della pubblica amministrazione, la latitanza della legalità in diverse zone del Paese.

In queste condizioni occorrono interventi determinati che, con forza, competenza e coerenza, permettano di ribaltare una tendenza pesantemente negativa, tale da mettere a rischio il tenore di vita della maggior parte degli italiani. Così, in primo luogo, sarà possibile ottenere risultati positivi sul fronte della disoccupazione, soprattutto giovanile. Questa oggi è la priorità. Sarebbe un errore grave perderla di vista, rischiando conflitti con il mondo delle imprese alimentati da provvedimenti come la class action che, almeno con la formulazione attuale, vanno nella direzione opposta a quella imboccata con il Decreto per la crescita.

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