Oggi il CONSIGLIO DEI MINISTRI

Decreto crescita: taglio Ires su utili reinvestiti, superammortamento e sgravi sui capannoni

di Carmine Fotina e Marco Mobili


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

Superammortamento dal 1° aprile al 31 dicembre 2019, taglio progressivo dell’Ires con una prima riduzione dal 24 al 22,5% per l’anno in corso, deducibilità dell’Imu aumentata dal 40 al 50% per il 2019 e fino all’80% per il triennio 2020-2022. Ma anche un mix di incentivi per lo sviluppo e l’innovazione e le misure per la difesa del made in Italy. Sono alcuni degli interventi centrali che, al netto delle ultimissime verifiche sulle coperture, entreranno nel decreto crescita che arriva oggi alle 16 in consiglio dei ministri.

Mercoledì sono stati sciolti quasi tutti i nodi che nelle settimane scorse avevano prodotto tensioni tra il ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo economico. Solo oggi, però, si scopriranno le carte sulle norme per il venture capital (Pir e investimenti degli enti previdenziali) e sul fondo per l’indennizzo dei risparmiatori mentre resta la possibilità di introdurre in extremis un pacchetto di ulteriori misure. In discussione c’è la limitazione dell’immunità penale per i manager dell’ex Ilva, oltre a norme su energia, internazionalizzazione, aree di crisi, Alitalia. Alcune di queste misure, se non entreranno direttamente nel Dl, potrebbero già costituire il primo pacchetto di emendamenti da portare in Parlamento. Intanto dai Beni culturali ribadiscono la contrarietà all’accelerazione dei lavori dei privati su proprietà vincolate.

La leva fiscale per le imprese
Ripristinato il superammortamento, seppure per un periodo limitato e con il tetto di investimento a 2,5 milioni e l’esclusione dei veicoli e degli altri mezzi di trasporto non strumentali all’attività di impresa. Con la cancellazione della mini-Ires, il Governo fa marcia indietro e scommette tutto (circa 2,5 miliardi a regime) su una riduzione progressiva dell’imposta pagata dalle imprese sugli utili reinvestiti, a prescindere dalla loro destinazione all’interno dell’organizzazione aziendale. Si parte dal 2019 con un taglio dell’1,5% che fa scendere il prelievo Ires dal 24 al 22,5%, per poi proseguire con un taglio di 1 punto percentuale sia nel 2020 sia nel 2021 per poi raggiungere l’aliquota del 20% nel 2022. A completare il pacchetto c’è la deducibilità dall’Ires dell’Imu versata dagli imprenditori per gli immobili strumentali all’attività di impresa. Il vice premier Di Maio puntava a uno sconto pieno, l’accordo con l’Economia prevede invece un aumento della deducibilità dall’attuale 40% al 50% per il 2019 per poi salire all’80% nel triennio 2020-2022. Arriva anche la proroga al 2023 del bonus ricerca e sviluppo.

A completare il pacchetto di misure fiscali per le imprese: la semplificazione per il patent box, ossia la detassazione dei brevetti e di tutti i beni immateriali dell’azienda, ad eccezione dei marchi; i due bonus per le fusioni tra imprese e per la capitalizzazione, il potenziamento del regime fiscale di vantaggio per il rientro di lavoratori, docenti e ricercatori e la cancellazione delle cartelle e degli atti di contestazione del fisco ricevuti negli ultimi mesi da un migliaio di “cervelli” rientrati in Italia; il maxi sconto fiscale per la rigenerazione urbana degli edifici; la riapertura della rottamazione di multe e tributi locali.

Credito e incentivi
Verso l’ok in Cdm l’estensione del Fondo di garanzia ai portafogli di finanziamenti per medie imprese e small mid cap e il fondo di sostegno agli investimenti nelle zone economiche speciali. Avanti anche i voucher per le startup che brevettano e per le Pmi che avviano processi di digitalizzazione, gli incentivi per progetti di ricerca sull’economia circolare, la riduzione dei tetti sulla Nuova Sabatini, l’estensione della misura “Nuove imprese a tasso zero”. Dallo Sviluppo arrivano anche il registro per i marchi storici con procedure di concertazione nel caso in cui i proprietari intendano delocalizzare all’estero e il contrassegno di Stato “made in Italy” per vendite extra Ue, che sarà però volontario e a pagamento.

Tra le misure che saranno in discussione ancora oggi, come detto, c’è quella che limiterebbe l’immunità penale di cui oggi beneficiano i vertici della nuova proprietà di Ilva (ArcelorMittal) alle sole condotte strettamente connesse all’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, con l’eliminazione di ogni riferimento ad altre norme di legge su tutela dell’ambiente, salute e incolumità pubblica. Ad ogni modo, anche per l’Aia, l’immunità scadrebbe il 30 giugno 2019. Soluzione solo sul filo di lana anche sulla norma Alitalia proposta dal Mise, tra i rilievi del Mef, per la conversione del prestito ponte in equity e permettere allo Stato di entrare eventualmente nella newco.

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