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Decreto dignità, licenziamenti: indennità sale a 36 mesi ma è tensione Lega-M5S

di Giorgio Pogliotti, Claudio Tucci

Decreto Di Maio: dal maxi indennizzo sui licenziamenti alla stretta su contratti a termine e delocalizzazioni


3' di lettura

La spallata al Jobs act si allarga anche alle tutele crescenti: in caso di licenziamento illegittimo, l’indennità massima, oggi fissata a 24 mensilità, salirà a 36. La minima potrebbe salire da 4 a 6 mensilità. Confermato il giro di vite sui contratti a termine, la cui durata massima a sorpresa scende da 36 a 24 mesi, con le causali che ritornano dal primo rinnovo dopo i primi 12 mesi “liberi”. Giro di vite sulla somministrazione, mentre viene fatto salvo lo staff leasing.

Dopo una serie di riunioni tecniche e politiche, l’ultima bozza del decreto estivo esaminata al Consiglio dei ministri ieri in tarda serata, ha introdotto dei correttivi in direzione di un deciso rafforzamento degli strumenti che il governo Conte - su pressing del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio - vuole mettere in campo per contrastare la precarietà. Il tutto, nonostante il coro di critiche mosse dal mondo produttivo - dall’artigianato all’alimentare, dall’industria al terziario, alle Agenzie per il lavoro -, preoccupato dal rischio che le nuove norme producano contraccolpi negativi sull’occupazione tutelata.

Non a caso, la riunione dei ministri è stata particolarmente accesa, con i rappresentanti della Lega preoccupati per l’impatto negativo su settori che rappresentano una larga fetta del proprio elettorato. Certo non è un caso che al Cdm che vara il primo importante provvedimento del governo Conte non fosse presente il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che ha preferito festeggiare il Palio a Siena. Di Maio ha annunciato che la stretta sui contratti a termine nel cosiddetto “decreto dignità” «non potrà prescindere dall’abbassamento del costo del lavoro nella legge di Bilancio per consentire alle persone di avere contratti con più tutele possibile».

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Tetto di 12 mesi per i contratti senza causali
Tornando alle novità di peso sul contratto a termine. Può essere stipulato senza causali fino a 12 mesi (rispetto agli attuali 36 mesi), e raggiungere fino a 24 mesi di durata con il rinnovo che deve essere giustificato da una di queste tre ragioni: temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro, nonché sostitutive; connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali. Il ripristino delle causali, secondo le imprese di praticamente tutti i settori produttivi, si tradurrà in una ripresa del contenzioso che, a partire dal decreto Poletti del 2014, si è più che dimezzato.

Le proroghe dei contratti a termine scenderanno da 5 a 4 e si applicherà un aumento del costo contributivo di 0,5 punti per ogni rinnovo (la versione precedente della bozza prevedeva che scattasse a partire dal secondo rinnovo) - in aggiunta all’incremento dell’1,4% a carico del datore di lavoro introdotto già dalla Fornero - destinato a finanziare la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione. Entra nel Dl la disciplina transitoria: le nuove disposizioni trovano applicazione ai contratti di lavoro a tempo determinato di nuova sottoscrizione, e nei casi di rinnovo dei contratti in corso all’entrata in vigore del nuovo decreto.

Stretta sulla somministrazione
Pesante anche la stretta sulla somministrazione che viene equiparata di fatto alla nuova disciplina dei contratti a termine, e soggetta agli stessi vincoli. Dunque, al lavoratore da somministrare si dovrà applicare la normativa del contatto subordinato a tempo determinato, le Agenzie per il lavoro potranno avere fino al massimo del 20% di assunti con contratti a termine, una percentuale calcolata rispetto all’organico complessivo assunto a tempo indeterminato.

«Hanno reso la somministrazione impossibile perché senza toccare il contratto di somministrazione impediscono alle Agenzie di assumere a termine per somministrare lavoro alle imprese utilizzatrici», commenta Arturo Maresca (ordinario di diritto del lavoro a La Sapienza). Preoccupazione viene espressa da Assolavoro che chiede un incontro con il ministro Di Maio: «Si determinerebbe una forte riduzione occupazionale per i lavoratori in somministrazione - sostiene - unitamente ad una riduzione della durata dei rapporti di lavoro con il nuovo regime delle proroghe, e con riflessi per i 10mila dipendenti diretti delle Agenzie occupate stabilmente nei 2.500 sportelli diffusi sull’intero territorio».

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