le misure economiche anti-pandemia

Decreto novembre, il governo pronto a intervenire. Ma c’è il problema risorse

Gualtieri: possibile chiudere il negoziato sul recovery entro i primi di novembre

di Gianni Trovati

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(ANSA)

Gualtieri: possibile chiudere il negoziato sul recovery entro i primi di novembre


3' di lettura

Per sostenere le categorie più colpite dalla nuova fase della crisi sanitaria da coronavirus ci sono sia «le risorse» sia «la volontà del governo».

Le parole del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, intervistato da Zapping a Radio 1, servono ad alzare un argine contro le tensioni sociali che rischiano di impennarsi con l’arrivo imminente di nuove misure per contenere la pandemia. Perché i numeri degli ultimi giorni hanno fatto pendere decisamente la bilancia del governo verso la linea più restrittiva nel contrasto al Coronavirus. Ma per l’ennesimo Dpcm c’è da costruire un consenso che oggi fatica a farsi largo in tanti settori della società.

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La migliore misura economica è contenere l’epidemia

Il primo problema è quello di provare a smontare la contrapposizione fra le esigenze della salute e quelle dell’economia. E Gualtieri sul punto è netto quando sostiene che «la migliore misura economica è contenere l’epidemia». Perché al contenimento dei contagi sono ancorati i numeri di finanza pubblica, come lo stesso Gualtieri aveva spiegato nell’intervista di mercoledì scorso al Sole 24 Ore. A tradurre in cifre i rischi ci ha pensato anche la Nota congiunturale diffusa dall’Ufficio parlamentare di bilancio: un nuovo shock taglierebbe il Pil di quest’anno tra gli uno e i due punti, e trascinerebbe un -0,3 /-0,6% sul 2021.

Ma l’aspetto più complicato è quello di rendere digeribile un nuovo freno alle attività soprattutto per i settori più scottati dal lockdown di primavera, e dalle incertezze prodotte da un sistema di aiuti che ha fatto attendere a lungo i fondi della cassa integrazione e ha offerto coperture molto parziali alle perdite di fatturato.

Il whatever it takes di Gualtieri

Sul punto, Gualtieri ribadisce quella sorta di «whatever it takes» domestico che già aveva pronunciato all’inizio della crisi, avviando la corsa ai decreti economici che tra marzo e agosto ha mosso 100 miliardi di deficit extra. L’orizzonte non è quello di «un lockdown generalizzato», ma di una serie di interventi inevitabilmente pesanti per alcuni settori. Che, chiarisce il ministro, «meritano il pieno sostegno economico». Ma come?

Il primo appuntamento è quello del «decreto Novembre», il quarto provvedimento anti-crisi che dovrebbe vedere la luce in un paio di settimane salvo accelerazioni. I tecnici del Mef già lavorano da giorni a un testo, nato con il primo obiettivo di rimodulare le risorse non spese dei primi tre decreti per estendere la copertura della Cassa integrazione; evitando così il rischio di buchi dalla seconda metà di novembre nelle aziende dove l’utilizzo della Cassa Covid è stato più intenso.

Le risorse in campo

La prospettiva di nuove misure di distanziamento sociale allarga il ventaglio dei compiti del decreto. Ma non i fondi a disposizione. Le prime cifre emerse parlano di 3 miliardi da riprogrammare sulla Cig (Sole 24 Ore di martedì). In campo ci sarebbe poi la ripresa di aiuti a fondo perduto, nell’attesa del «fondo ristori» da 4 miliardi previsto per la manovra 2021. Tra le ipotesi è finita sui tavoli quella di parametrare l’aiuto alla perdita di fatturato del primo semestre. Ma lo scenario nel frattempo è cambiato.

Il nodo è in ogni caso quello delle risorse. Che sta intensificando la caccia ai residui dei tre decreti di marzo, maggio e agosto. A fine anno potrebbe emergere una minore spesa vicina ai 10 miliardi. Ma l’esigenza di intervenire prima riduce le disponibilità. A meno, ovviamente, di non voler mettere mano all’ennesimo scostamento, ipotesi per ora respinta anche per le complicazioni tecniche che comporta. O al Mes, che a quelli tecnici aggiungerebbe i nodi politici. In attesa di un Recovery Fund che in Europa ancora zoppica, ma che per Gualtieri può ancora veder chiudere il negoziato «entro i primi di novembre».

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