decreto in «gazzetta» IN SERATA

Decreto reddito-pensioni, c’è la firma del capo dello Stato. Ecco come funzioneranno

di Francesca Barbieri e Vittorio Nuti


Dal riscatto della laurea ai contributi volontari: ecco come raggiungere prima la pensione

4' di lettura

Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il decreto legge che introduce il reddito di cittadinanza e la Quota 100 per la pensione. Il cosiddetto Decretone, varato dal Consiglio dei ministri il 17 gennaio scorso, ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato il 25 gennaio, poi è stato trasmesso alla presidenza della Repubblica per la ratifica. La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del provvedimento è prevista in serata (come decreto legge 28 gennaio 2019 n. 4), ultimo passaggio per avviare l’iter parlamentare, che inizierà al Senato.

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Riforme-bandiera
Il decreto contiene le due misure bandiera al centro della campagna elettorale di M5S e Lega e nucleo fondante del contratto di Governi giallo verde. Nel primo caso di tratta dell'introduzione, a partire dal prossimo aprile, del reddito e della pensione di cittadinanza (Rdc) per i soggetti e i nuclei familiari in condizioni di particolare disagio economico e sociale. Nel secondo caso parliamo del superamento delle legge Fornero con la ridefinizione dei requisiti minimi per l'accesso al pensionamento anticipato (Quota 100) accompagnata da misure per incentivare l'assunzione di lavoratori giovani.

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Il capitolo delle pensioni: da quota 100 a opzione donna e Ape sociale

Nel capitolo pensioni il decretone varato dal Governo introduce in via sperimentale per il triennio 2019-2021, la possibilità di andare in pensione con 62 anni e un’anzianità contributiva minima di 38 anni. I requisiti possono essere raggiunti anche con il cumulo gratuito di versamenti effettuati in gestioni diverse. La pensione “quota 100” non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendenti o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui. La decorrenza della pensione scatta con una finestra mobile di tre mesi.


L’anticipo pensionistico (Ape) sociale, riservato attraverso un prestito bancario con le misure adottate dai governi Renzi e Gentiloni ai soggetti disoccupati o in grave difficoltà, viene prorogato di un anno. Il provvedimento estende poi alle lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni d'età al 31 dicembre 2018 (59 anni se autonome) la cosiddetta opzione donna, ovvero la possibilità di uscire anticipatamente dal lavoro se in possesso di almeno 35 anni di contribuzione con l'assegno pensionistico ricalcolato con il metodo contributivo. Tra le altre misure in arrivo c’è la possibilità per gli under 45 di riscattare gli anni di studio universitari pagando un forfait di poco superiore ai 5mila euro annui. C’è però una condizione: il riscatto agevolato è possibile solo per i periodi da valutare con il sistema di calcolo pensionistico contributivo. Chi dunque abbia meno di 45 anni, ma intenda riscattare un periodo anteriore al 1996 che sia di competenza del metodo di calcolo retributivo, non potrà chiedere il riscatto agevolato.

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Il capitolo reddito di cittadinanza: partenza ad aprile

L'articolo 1 del decreto prevede che è istituito dal mese di aprile 2019 il reddito di cittadinanza, «quale misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all'inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro».
Una partita, quella del reddito di cittadinanza, che si gioca su almeno dieci passaggi-chiave, dai destinatari alle modalità di calcolo, dalle spese ammesse fino ai controlli.

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Il reddito di cittadinanza sarà riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di una serie di requisiti: cittadinanza italiana, o di paesi della Ue, o con permesso di soggiorno di lungo periodo. È necessaria la residenza in Italia in via continuativa da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo. Tra i requisiti economici: Isee inferiore a 9.360 euro annui; patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, fino ai 30mila euro; patrimonio finanziario non superiore a 6mila euro che può arrivare fino a 20mila per le famiglie con persone disabili.

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Una persona che vive da solo avrà fino a 780 euro al mese, una famiglia composta da 2 adulti e due figli minorenni potrà arrivare fino a 1.180, la stessa famiglia con uno dei due figli maggiorenni avrà 100 euro in più, mentre un nucleo con due adulti, un figlio maggiorenne e 2 figli minorenni avrà fino a 1.330 al mese di reddito di cittadinanza.
Il reddito di cittadinanza diventa pensione di cittadinanza per i nuclei familiari composti da persone di età pari o superiore ai 67 anni: i requisiti di accesso e le regole del beneficio economico sono le stesse del reddito.

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Per i beneficiari del reddito è previsto un sistema di “condizionalità” per avere diritto al sussidio: immediata disponibilità al lavoro, adesione a un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Inoltre, i beneficiari del reddito dovranno accettare un’offerta di lavoro congrua, una proposta in linea con il curriculum e all'interno di un certo raggio chilometrico dalla residenza del beneficiario. Vediamo cosa prevede il decreto: nei primi 12 mesi la prima offerta di lavoro potrà arrivare entro 100 km o 100 minuti di viaggio. Se viene rifiutata la seconda offerta potrà arrivare entro 250 km e se anche questa viene rifiutata la terza offerta potrà arrivare da tutta italia. Dopo il primo anno la prima offerta potrà arrivare fino a 250 km (come la seconda), mentre la terza da tutta Italia. Dopo i 18 mesi tutte le offerte possono arrivare da tutto il territorio nazionale.
Per le famiglie con persone disabili le offerte di lavoro non potranno mai superare i 250 chilometri.

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