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Decreto Rilancio, spada di Damocle sulla classifica della Serie A

Pieni poteri alle federazioni per decidere l’esito della stagione. Ridotti a uno i gradi della giustizia sportiva e iter accelerato per la giustizia amministrativa

di Andrea Marini

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Pieni poteri alle federazioni per decidere l’esito della stagione. Ridotti a uno i gradi della giustizia sportiva e iter accelerato per la giustizia amministrativa


2' di lettura

Se, e come, il Campionato di calcio di Serie A potrà riprendere è ancora tutto da decidere. Tuttavia, il governo, con il decreto Rilancio, dà alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) e a tutte le altre federazioni sportive, la copertura giuridica per prendere una decisione. Per evitare poi che quest’ultima resti appesa per troppo tempo ai ricorsi (lasciando nel limbo il campionato), riduce a uno i gradi della giustizia sportiva, per poi prevedere un eventuale iter accelerato della giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato).

Poteri in deroga
In considerazione dell’eccezionale situazione dovuta al COVID-19, il decreto Rilancio stabilisce che le federazioni sportive nazionali possono adottare, anche in deroga alle vigenti disposizioni sportive, provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione dei campionati, compresa la definizione delle classifiche finali, per la stagione 2019/2020. Inoltre, potranno determinare l'organizzazione, la composizione e le modalità di svolgimento delle competizioni e dei campionati per la stagione 2020/2021.

Giustizia sportiva: decide tutto il Collegio di garanzia dello Sport
Qualunque sia la decisione che prenderà la Figc, è facile prevedere ricorsi da parte delle squadre che si sentiranno danneggiate. Per evitare la paralisi dovuta ai tempi lunghi della giustizia (sportiva, prima, e amministrativa, eventualmente, poi) è prevista l’esclusione di ogni competenza degli organi di giustizia sportiva per le controversie in esame: si deciderà tutto in un unico grado di giudizio, presso il Collegio di garanzia dello sport presso il Coni (normalmente l’organo di giustizia sportiva di ultimo grado), in sette giorni.

Iter accelerato presso Tar e Consiglio di Stato
Finito l’iter della giustizia sportiva, in caso di ricorso a quella amministrativa, il percorso sarà accelerato. La competenza sarà solo del Tar del Lazio, a cui ci si potrà rivolgere entro 15 giorni. Il Tar avrà tempo 7 giorni per avviare la discussione con la prima udienza (rinviabile di altri 7 giorni al massimo). Il Tar dovrà decidere entro il giorno successivo. La motivazione della sentenza, in caso questa sia particolarmente complicata, potrà arrivare al massimo dopo 10 giorni. L’appello al Consiglio di Stato potrà essere effettuato al massimo entro 15 giorni. Anche il Consiglio di Stato dovrà decidere con lo stesso iter serrato del Tar.

Gli scenari
La data sul calendario è quella del 2 agosto: per quel giorno l’Uefa ha chiesto alle federazioni nazionali di completare i campionati, con le classifiche definite. È chiaro che se la Figc decidesse di riprendere il campionato il 13 giugno (come chiesto dalla Lega di A) per completare le 12 giornate rimanenti entro agosto, c’è il rischio che l’attività sportiva si vada a sovrapporre all’iter dei possibili ricorsi. Nel caso si decidesse per lo stop al campionato con il congelamento della classifica attuale, ci sarebbero i tempi per concludere l’iter dei ricorsi. Ma difficilmente questi ultimi potrebbero stabilire la ripresa del campionato: non ci sarebbe il tempo necessario per concludere tutte le partite entro agosto.

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