MISURE all’esame

Decreto Rilancio, abrogare totalmente l’Irap, manca disegno per ripresa

Audizioni davanti alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul pacchetto economico previsto dal Governo. Il viceministro Castelli: imposta da cancellare del tutto

default onloading pic
(imagoeconomica)

Audizioni davanti alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul pacchetto economico previsto dal Governo. Il viceministro Castelli: imposta da cancellare del tutto


6' di lettura

«Per superare la logica dei mini-interventi, Confindustria aveva suggerito una complessiva rivisitazione dell'Irap. Per questo, non possiamo che apprezzare la scelta operata con il decreto, anche se la consideriamo soltanto una prima risposta alle esigenze delle imprese, da completare avviando un processo di totale abrogazione dell’imposta». È la posizione di viale dell’Astronomia illustrata dalla dg Marcella Panucci in audizione alla Camera (commissione Bilancio) sul decreto Rilancio.

Dal governo arriva un’aperura: «Con il decreto Rilancio abbiamo dato un segnale importante» con l'eliminazione della rata di giugno dell'Irap, dice il viceministro all’Economia Laura Castelli ma «credo che vada cancellata del tutto». Per l’esponente di M5S «in un momento come questo di rilancio non si può più aspettare e bisogna ridurre le tasse».

Per la rappresentante di Confindustria quello varato dal Governo è «un provvedimento imponente» per dimensioni e risorse, dove «non mancano interventi positivi, frutto di un costruttivo, seppur tardivo, confronto con il mondo delle imprese» ed è «certamente apprezzabile la definitiva eliminazione delle clausole di salvaguardia». Tuttavia il decreto è «ancora fortemente orientato alla gestione della fase emergenziale dell’economia e poco invece al rilancio del sistema produttivo. Manca, infatti, un disegno complessivo per la ripresa».

«È di certo positiva la maggiorazione al 110% per alcuni interventi ricadenti nei cosiddetti ecobonus e sisma bonus anche se - ha sottolineato Panucci nel corso della sua audizione - questa rappresenta, di fatto, l’unica misura di rilancio degli investimenti contenuta nel provvedimento». Di queste misure gli industriali hanno «apprezzato l’introduzione dei meccanismi di cessione, anche a imprese al di fuori della filiera di fornitura, e la bancabilità dell’agevolazione, poiché riteniamo - ha speigato la dg di Confindustria - che possano effettivamente stimolare gli investimenti privati che, al pari di quelli pubblici, rappresentano, ora più che mai, l’antidoto alla recessione».

Ma è anche «opportuno ora che i meccanismi previsti siano semplificati e rafforzati in sede di conversione, a partire da una riformulazione delle agevolazioni per l’adeguamento sismico degli immobili destinati ad attività produttiva, nonché dalla revisione delle caratteristiche tecnologiche degli interventi agevolati, per rendere il più possibile neutrale la misura circa la scelta delle soluzioni più efficienti. Si dovrebbe poi eliminare l’inutile e ridondante visto di conformità dei dati che attestano la sussistenza dei presupposti per accedere alla detrazione d'imposta». E «riguardo alla bancabilità dei bonus, è essenziale che la stessa sia resa effettiva in sede di definizione delle disposizioni attuative. Andrà rimosso ogni ostacolo che possa limitare la disponibilità delle banche ad acquisire i crediti d’imposta o condizionarne l’acquisto alla valutazione del merito di credito del cedente».

Per Confindustria «solo in questo modo i bonus rappresenteranno una vera smart policy in grado di riattivare domanda interna e investimenti e di promuovere, al tempo stesso, interventi sostenibili dal punto di vista ambientale».

Abi, passare da emergenza a piano rilancio
«È opportuno riorientare le misure da una logica emergenziale alla definizione e attuazione di un piano di rilancio del Paese» è invece quanto ha chiesto in audizione il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini. “L’Abi ritiene essenziale avviare subito un piano di rilancio di consumi e investimenti per tutelare e creare occupazione». E cita in particolare gli investimenti in nuove tecnologie e in sostenibilità ambientale.

L’associazione delle banche, inoltre, «richiama l’attenzione» sulle norme varate dal Governo «che prevedono un ampliamento della durata nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali per sospensione e riduzione dell’attività lavorativa a titolo di Covid-19 sino alla fine del mese di ottobre 2020, con stanziamento di ulteriori, importanti risorse pubbliche».

L’Abi, ha detto ancora Sabatini, «conferma un complessivo apprezzamento» della norma, ma «osserva come possano essere utili taluni interventi, sia per quanto riguarda la ripartizione delle risorse stanziate, sia per favorire soluzioni di più ampio sostegno dei redditi dei lavoratori». L’Abi punta il fuoco in particolare sul «limite massimo di risorse pari a 250 milioni di euro per il 2020» per i fondi che a oggi «sono ben diciotto, tutti interessati dalla possibile necessità di ricorrere alle correlate misure di intervento. Si ritiene - ha affermato a tale proposito - che a fronte delle risorse dedicate al complesso degli ammortizzatori sociali disciplinati dal Decreto, si possa riconsiderare in aumento il tetto».

Upb: l’efficacia delle misure dipenderà dal rispetto dei tempi
Audito dalla commissione Bilancio alla Camera anche il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro: «L’intervento - ha detto - prevede la necessità di numerosi decreti di attuazione e in alcuni casi anche la preventiva subordinazione delle disposizioni alla dichiarazione di compatibilità con la normativa Ue sugli aiuti di Stato. In generale l’efficacia delle misure dipenderà dal rispetto dei tempi previsti, da meccanismi rapidi di assegnazione delle risorse, da procedure telematiche efficienti, dalla realistica concretizzazione delle semplificazioni procedurali inserite nelle norme».

Operazioni Cdp possono pesare su debito
La «più importante» misura riguarda la costituzione del patrimonio destinato presso Cassa depositi e prestiti «che ha effetto su bilancio dello Stato, per 44 miliardi, e nessun effetto sugli altri saldi, abbiamo qualche dubbio». Questa l’opinione del presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio Giuseppe Pisauro riferendosi alle operazioni di ricapitalizzazione da parte di Cdp. «Uno strumento i cui contorni sono molto flessibili, secondo la relazione tecnica - ha aggiunto - non ha effetti sul fabbisogno e quindi sul debito, vi sono elementi di complessità che riguardano l'impatto sui conti, quando viene fatta l'operazione di ricapitalizzazione quello produce un debito sulla Pa, quindi quando la cosa dovesse partire effettivamente il risultato è un aumento del debito. Una valutazione più precisa del profilo temporale è subordinata a una serie di elementi al momento non disponibili».

Serve revisione del fisco organica
Data l'emergenza ci sono interventi «in numerosi settori» e «detassazioni di breve periodo». Ma «tra qualche mese» andranno «riconsiderati» facendo «scelte strategiche». Per l'Upb in particolare gli interventi «frammentati» sul fronte fiscale «andranno collocati negli anni a venire in un quadro organico di riordino complessivo. Ciò si rende in particolare necessario anche in considerazione delle specificità di alcune imposte, come ad esempio nel caso dell'Irap, fortemente ridotta per l'anno in corso, il cui gettito contribuisce in maniera rilevante al finanziamento» della sanità. Inoltre il taglio dell'Irap va a «commercio e costruzioni» per il «27% e 18%» mentre «il 33% della riduzione dell'imposta è concentrata nel settore manufatturiero», aggiunge Pisauro in audizione. «I sottosettori maggiormente colpiti dalle misure di contenimento» del Covid-19 rappresentano «circa il 20% dei contribuenti e a loro andrebbe poco meno del 10% della riduzione complessiva del gettito» . Una «riduzione di imposta generalizzata e rilevante anche per molti settori che hanno risentito meno dell'emergenza appare meno coerente con l'dea di indirizzare le risorse dove servono di più».

Aiuti a un terzo delle famiglie, 46,6% a più povere
Complessivamemente le erogazioni, amortizzatori, indennità, Rem, «raggiungono circa un terzo delle famiglie italiane, con incidenze differenziate che dipendono dalla natura e dalla selettività delle prestazioni percepite e dalla tipologia di soggetti che compongono i nuclei familiari (lavoratori dipendenti, autonomi o altro), e risultano in media pari al 47% del reddito disponibile familiare mensile pre crisi». È la stima fatta da Pisauro secondo cui, nel complesso, «circa il 70,6% dei benefici erogati raggiunge il lavoro dipendente, il 24,8 per cento il lavoro autonomo, mentre è stanziato per il Rem circa il 4,6% delle risorse complessive». Quanto alla distribuzione in base alle fasce di reddito si «evidenzia una maggiore presenza dei nuclei beneficiati in corrispondenza dei decili più bassi: si passa da un'incidenza del 46,6% del primo decile al 25,1% del decimo decile».

Confartigianato: misure positive ma evitare gap tra dire e fare
«Le positive misure del Decreto Rilancio devono ora “scaricare a terra” i loro effetti con la massima rapidità, senza intralci burocratici, e con un'intensità di dotazione finanziaria adeguata a consentire la ripresa del sistema produttivo». È l’esortazione espressa da Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, in occasione dell’audizione sul Dl rilancio nella commissione Bilancio della Camera. «L’intervallo tra il dire e il fare - ha sottolineato Fumagalli - ha mortificato l’efficacia di molti dei provvedimenti realizzati finora. Ci auguriamo serva da lezione per non ripetere lo stesso errore anche con il Decreto Rilancio caratterizzato da 266 articoli e che prevedono decine di ulteriori decreti attuativi».

Per approfondire:
Decreto Rilancio, Gualtieri: alcune banche lente sui prestiti

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti