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Decreto Ristori quater: l’attesa dei codici Ateco esclusi

Nel nuovo provvedimento ci saranno gli agenti di commercio ed i professionisti, ma non è chiaro quali altri categorie saranno inserite

di Annarita D'Ambrosio

(Minerva Studio - stock.adobe.com)

4' di lettura

Prima i Dpcm, poi i decreti Ristori. Poche ore per il via libera in Consiglio dei ministri della quarta versione del provvedimento che tende la mano alle categorie colpite dagli stop all'attività nelle varie aree del paese. La pur necessaria suddivisione in zone rosse, arancioni e gialle, sollecitata nei mesi del primo lockdown con regole uguali per tutti, ha reso la gestione più complessa ed è questo il motivo del susseguirsi di provvedimenti ristori.

Nel quarto in arrivo, inserito come emendamento al Ristori Uno (Dl 137 /2020) seguendo la strada dei decreti bis e ter, ci sarà l'estensione dei codici Ateco agli agenti di commercio ha precisato in un'intervista il viceministro dell'Economia Antonio Misiani. Accolte le sollecitazioni della categoria, ma Misiani non ha nascosto che nel testo ci saranno anche diverse proposte che potrebbero essere finanziate in sede di conversione sul 2021 però, perché «da qui a fine anno l'agenzia delle Entrate – ha sottolineato Misiani- è in grado di gestire ulteriori pagamenti per un numero limitato di casistiche aggiuntive».

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Codici Ateco e Ristori uno
Ci sono categorie rimaste dunque fuori? Lo scopriremo quando conosceremo il testo definitivo. È interessante però ripercorrere la vicenda che ha portato ad inserire gradualmente vari lavoratori, lasciandone fuori altri, che dopo esplicite proteste, sono stati poi aggiunti alla lista.

Il decreto “madre” Ristori è di un mese fa: 47 i codici Ateco inseriti, dai tassisti, ai ristoranti ai bar. C'erano dentro i cinema, i teatri, chi gestisce stadi, piscine e impianti sportivi, palestre, discoteche e attività di intrattenimento, stabilmenti termali, alberghi, bed and breakfast, gestori di impianti di risalita.

Il decreto Ristori bis
Porta la data del 6 novembre il decreto Ristori bis, in Gazzetta ufficiale da lunedì 9 novembre.Il decreto amplia i codici Ateco beneficiari delle misure del decreto Ristori Uno: il numero di codici previsti è relativo a 57 categorie con particolare attenzione a negozi ed esercizi commerciali, dai vestiti ai mobili alle mercerie fino alle armi e munizioni, ai sexy shop, alle attività di tatuaggi e piercing. C'è il commercio al dettaglio di spaghi, cordami, e prodotti per l'imballaggio , c'è il commercio ambulante ed i servizi degli istituti di bellezza e quelli di manicure e pedicure. Per queste categorie, chiuse nelle zone rosse, ristori del 200%, ma di fronte alla protesta di altri lavoratori danneggiati, il Dl Ristori bis aggiunge altri 19 codici Ateco, dimenticati nel primo provvedimento: contributi al 100% per i bus turistici e anche i trasporti lagunari, i fotoreporter, chi fa corsi di danza, le lavanderie industriali, i traduttori e anche i produttori di fuochi d'artificio. Al 200% ristori per guide alpine, musei, biblioteche, monumenti e anche orti botanici e zoo. Incluse anche la ristorazione senza somministrazione, come rosticcerie e pizzerie al taglio, e gli internet point.

Ristori ter
Soddisfatto tutti? No, perchè si amplia la platea delle zone rosse e quindi siamo al Ristori ter pubblicato in Gazzetta il 24 novembre. Il decreto 23 novembre 2020 numero 154 stanzia nuove risorse pari a 1,45 miliardi di euro. Chi era stato dimenticato quanto a codici Ateco? Il settore del Commercio al dettaglio di calzature e accessori (codice 477210), inserito appunto da ultimo pochi giorni fa.

E gli esclusi?
Non tutte le categorie sono soddisfatte però: non è previsto nulla per gli allestitori di fiere (ci sono gli organizzatori, ma non le circa 2mila imprese che si occupano degli allestimenti, speranzose di essere inserite nel testo a cui si sta lavorando), non ci sono i grossisti che distribuiscono prodotti alimentari e bevande a ristoranti, hotel e pub; i negozi di fiori, che possono restare aperti, ma senza eventi, feste e cerimonie, come lamenta Federfiori, sarebbe stato forse meglio considerare tra coloro che necessitano di aiuto.

Il settore wedding
Anche per i fioristi lo stop a matrimoni, battesimi e comunioni ha significato tanto, soprattutto al sud. Fuori dalla lista ristori ci sono pure le sartorie per abiti da sposa e abiti da cerimonia in una filiera, quella legata alle nozze, con ristori solo per il codice 96.09.05, spiega la consulente fiscale Carolina Casolo, un codice che rimanda a coloro che si occupano di organizzare eventi e cerimonie a tutto tondo, lasciando fuori la nutrita categoria dei consulenti, ovvero i liberi professionisti che disponendo di certe caratteristiche e skills professionali si occupano di redigere un progetto che poi successivamente viene organizzato ed allestito da terzi.

Altri esclusi
Fuori dalla lista il comparto giochi, ricevitorie e servizi riguardanti le scommesse, le mense scolastiche e aziendali e i gestori delle “macchinette” di caffè e merendine, che risentono della didattica a distanza e dello smart working. Oltre ad agenti di commercio e liberi professionisti che il ristori quater, staremo a vedere, dovrebbe includere.

Le categorie escluse contestano anche il metodo utilizzato nel complesso: i codici Ateco inseriti coprono in troppi casi solo alcune delle aziende di riferimento di un determinato comparto, nel quale ricadono – va ricordato - anche 50 e più codici diversi.

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