Destino tormentato

Decreto semplificazioni: da provvedimento fantasma a contenitore omnibus

di Andrea Carli


Imprese, Di Maio: oggi nasce nuovo patto con Governo

4' di lettura

I trascorsi, già di per sé abbastanza tormentati, non sono bastati. Dopo la valanga di emendamenti, ben 970, piovutigli addosso nel passaggio presso le commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato, il decreto semplificazioni imbarca le misure le più svariate, tanto che prende la forma di un decreto omnibus. Una sorte che tradizionalmente appartiene ai decreti milleproroghe, il provvedimento che ogni anno serve a rimandare scadenze e termini, e nel quale finisce di tutto. Ecco allora che nelle proposte di modifica al decreto sulle semplificazioni finiscono lo stop alle trivelle, la cancellazione della tassa sulla bontà, i correttivi per l’agricoltura, la riforma degli appalti, il prestito ponte per Alitalia, il rinnovo degli Ordini forensi.

La partenza in salita del provvedimento
Questo provvedimento su cui l’esecutivo giallo-verde ha puntato ha avuto già una partenza in salita. Annunciato, commentato, approvato in Consiglio dei ministri il 15 ottobre (insieme alla legge di bilancio e al decreto fiscale), reso ufficialmente pubblico tramite comunicato stampa di Palazzo Chigi, ma poi sparito, mai approdato in Gazzetta Ufficiale e quindi in gran parte smembrato in altri provvedimenti. Alla fine riapparso sotto nome simile, ma non identico, a distanza di oltre un mese e mezzo. Il decreto con cui il vicepremier pentastellato Di Maio puntava a riconquistare la fiducia degli imprenditori (e che si era reso necessario anche per affrontare un’emergenza concreta, quella di prorogare il prestito ponte per Alitalia) ha sempre più la forma di un contenitore per tutto, anche per quelle istanze che non hanno trovato spazio nella manovra.

Lo slittamento nei tempi dell’esame da parte di Palazzo Madama
Peraltro la mole di emendamenti ha già prodotto una conseguenza: i lavori delle commissioni per l’esame delle proposte di modifica (alle quali si aggiungono oltre ai 17 ordini del giorno) saranno aggiornati, secondo quanto deciso dall’Ufficio di presidenza delle due commissioni, a martedì prossimo, 15 gennaio. È probabile, di conseguenza, che l’approdo in Aula del provvedimento, in un primo momento previsto proprio per martedì, slitti di una settimana anche se la questione sarà definita dalla Capigruppo di Palazzo Madama.

Trivelle, emendamento del Mise: tre anni di moratoria in Italia
Intanto il provvedimento imbarca soluzioni ad ampio spettro. Il ministero dello Sviluppo economico guidato dal vicepremier pentastellato Luigi Di Maio ha messo a punto un emendamento blocca-trivelle che prevede per un «termine massimo di tre anni», la sospensione dei «permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi. Grazie a tale moratoria - si legge nel testo della proposta di modifica - sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti, compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio». La settimana scorsa lo stesso Mise ha autorizzato le ricerche di idrocarburi nel mar Ionio. La decisione ha innescato la trincea dei No Triv - in parte elettori pentastellati - e costretto prima il ministro dell’Ambiente Costa e poi lo stesso Di Maio a precisare che il via libera era il riisultato di scelte fatte dal governo precedente. La scelta di introdurre un emendamento sul tema al Dl Semplificazioni potrebbe però non essere quella giusta, dal momento che la materia sembra estranea a quelle, pur variegate, contenute nel decreto.

Modifiche alla tassa sulla bontà prevista dalla manovra
I due relatori, Mauro Coltorti (M5S) e Daisy Pirovano (Lega), hanno spiegato che nel fascicolo degli emendamenti c’è anche quello della maggioranza sul taglio dell’Ires al non profit (enti del terzo settore). La modifica punta «a cancellare l’odiosa “tassa sulla bontà” introdotta nella legge di Bilancio.

Rinnovo Ordini forensi scaduti il 31 dicembre
I capigruppo M5S e Lega in commissione Giustizia al Senato Alessandra Riccardi e Simone Pillon hanno dato notizia di un emendamento sui consigli degli ordini circondariali forensi (alcuni sono scaduti il 31 dicembre). La proposta, hanno spiegato, supera le incertezze applicative finora presenti. In particolare la questione più controversa ha sin qui riguardato l'ineleggibilità di avvocati che hanno già svolto due mandati consecutivi. Grazie a questo emendamento. mettono in evidenza, si chiarisce in maniera definitiva che tale ineleggibilità tiene conto anche dei mandati svolti anteriormente all'entrata in vigore della legge che ha introdotto il divieto di rielezione dopo due mandati consecutivi. Resta ferma la possibilità di ricandidarsi quando sia trascorso un numero di anni uguale agli anni nei quali si è svolto il precedente mandato, nonché l'irrilevanza dei mandati di durata inferiore ai due anni. Lo stesso emendamento proroga il termine entro il quale si deve procedere al rinnovo dei consigli scaduti al luglio 2019, così da avere 6 mesi per poter procedere con ordine alle elezioni.

Norme su Xylella e fondi per le gelate
Il ministro dell’Agricoltura, il leghista Gian Marco Centinaio ha annunciato emendamenti al dl semplificazioni che riguardano sia la Xylella che i fondi per le gelate. Il tutto a seguito delle richieste degli agricoltori pugliesi, che nei giorni scorsi hanno protestato contro il «nessun interesse» mostrato dall’esecutivo nei confronti dell’olivicoltura italiana, penalizzata in modo particolare dalla Xylella in Puglia, colpita anche dalle gelate che hanno attaccato gli ulivi della Regione nell’anno appena concluso. «Per quanto riguarda il decreto Xylella - ha rassicurato Centinaio - credo sia una questione di ore o comunque di pochi giorni. Siamo in dirittura di arrivo, ci sarà una parte che entrerà nel decreto semplificazioni e stiamo lavorando per farla entrare il più velocemente possibile».

Arriva la riforma del codice degli appalti
Tra gli emendamenti al provvedimento anche la riforma del codice degli appalti. Il governo, come ha riportato Il Sole 24 Ore del 9 gennaio, ha appostato in quel provvedimento una sola norma di deroga al codice appalti che riguarda i criteri di qualificazione per la partecipazione alle gare. Sarà quella norma il “cavallo di Troia” che consentirà al governo di intervenire con un pacchetto. Non a caso, infatti, il Senato ha assegnato l'esame del decreto, che ha norme di aree di competenza molto varie, alla commissione Lavori pubblici. L’operazione riforma si dovrebbe saldare con le misure messe nella legge di bilancio che consentono di affidare lavori, servizi e forniture fino a 350mila euro senza gara. Altra norma duramente contestata dall’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone.

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