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Decreto sicurezza: dall’iscrizione all’anagrafe all’assistenza sanitaria, i punti contestati dai sindaci

di Andrea Gagliardi


Decreto sicurezza: dal permesso di soggiorno all’assistenza sanitaria cosa contestano i sindaci

2' di lettura

Sono molti i punti del decreto sicurezza finiti nel mirino dei sindaci, ricevuti oggi dal premier Giuseppe Conte. Prima di tutto il divieto di iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo, con più irregolari per strada e centinaia di persone che rischiano di finire in mano alla criminalità organizzata.

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I tre punti posti dai sindaci
Il presidente dell’Anci Antonio Decaro ha spiegato a Radio 24: «Abbiamo posto tre questioni che riguardano: l’iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo presenti sul territorio per cui, se non possono avere la residenza ma solo il domicilio, noi sindaci chiediamo di essere informati sulla loro presenza nei centri. Poi chiediamo una situazione omogenea per la presa in carico sanitaria dei richiedenti asilo senza intasare i pronto soccorso. Infine il tema dei soggetti
vulnerabili che non ottengono il permesso di soggiorno
e vengono
espulsi dai centri di accoglienza senza essere rimpatriati, a cui pensiamo di dover fornire assistenza anche se non ottengono il permesso di soggiorno».

Su questo punto Decaro è molto chiaro: «Se una persona ha una malattia o una forma di disagio psichico ed esce da un centro di accoglienza e resta nella mia
città io a quella persona devo dare un'assistenza. Anche se si tratta di una donna incinta per esempio»

L’aumento degli irregolari
Da sottolineare che con le nuove regole l’acceso allo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) vale solo per i rifugiati e non più per richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria. Potranno accedervi solo titolari di
protezione internazionale e minori non accompagnati. A preoccupare i sindaci è anche la sicurezza delle città. Migliaia di invisibili (senza documenti, senza un tetto, senza alcun mezzo di sussistenza) condannati ad entrare nell’esercito di irregolari che secondo le stime dell’Ispi aumenteranno di 120mila unità da qui al 2020, passando dai 480mila “ereditati” da Salvini a più di 600mila.

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