a napoli

Decreto sicurezza, De Magistris in prima fila a sostegno dei migranti

di Vera Viola


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2' di lettura

Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris conferma la sua intenzione di disobbedire al cosidetto “decreto sicurezza” e rincara la dose dichiarandosi pronto ad aprire le porte della città all'approdo della Sea Watch con 32 migranti, da giorni in mare, alla ricerca di un porto che consenta lo sbarco. Ma sulla questione sicurezza, a dire il vero, Napoli si sta attrezzando da qualche mese. Dopo il conferimento della delega alla immigrazione all’assessore comunale Laura Marmorale, infatti, il Comune è orientato ad assicurare servizi minimi agli immigrati presenti in città.

In che modo? La legge 132 del 1° dicembre 2018 (che ha convertito il decreto sicurezza) prevede che gli enti locali debbano negare la residenza agli immigrati con permesso di soggiorno per richiedenti asilo che non abbiano una dimora. Condizione, quest'ultima, in cui si trova la gran parte degli immigrati che arrivano in Italia. Ma concedere la residenza è in un certo senso come aprire le porte della città ed è un passaggio obbligato per poter offrire i servizi minimi: accesso ai dormitori pubblici, assistenza sanitaria, altri servizi sociali.

«La norma adottata dal Governo - chiarisce l'assessore Marmorale - non dà alternative. Noi riteniamo che produrrà solo un vertiginoso aumento di senza tetto con disagio per essi stessi e per la città». A questo scopo la giunta guidata da De Magistris ha deciso che estenderà agli immigrati il trattamento già adottato per i senza tetto e per gli occupanti case. «Sarà loro riconosciuta - chiarisce Marmorale - una residenza “di prossimità”. In altre parole, gli immigrati con permesso di soggiorno che si presenteranno al comune di Napoli verranno registrati e sarà loro assegnato un “indirizzo” vicino ai luoghi che frequentano. In questo modo potranno ottenere un minimo di assistenza». La formula, ancora allo studio e in via di sperimentazione, a quanto sembra, sarà proposta all'Anci perché si possa estendere ad altri comuni. Chiaramente tra quelli disobbedienti.

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