reportage dal giambellino

Decreto sicurezza, tra i palazzi occupati dove «Salvini è troppo morbido»

di Raffaella Calandra


Salvini: buttare fuori chi occupa case abusivamente

3' di lettura

«Lo dico chiaramente: qui sono quasi tutti abusivi». Nel centro del cortile, in via Giambellino, il signor Luigi si guarda intorno e sorride. «Qui non è difficile – dice – trovare occupanti non in regola, sono la maggioranza».

Qualche semaforo, una manciata di chilometri dai grattacieli griffati di Milano e si entra in un'altra dimensione, tra palazzoni dall'intonaco sbrecciato, serrature forzate e lamiere alle porte. Benvenuti in uno dei condomini di edilizia popolare, dove si consuma la battaglia per la casa. Dove il disagio si mescola al racket e tutto ha un prezzo. Innanzitutto per avere informazioni sugli alloggi vuoti da occupare. Dai 500 ai 1.500 euro.

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«Salvini è anche troppo morbido. Era ora». Al centro per anziani, all'interno del cortile di uno dei palazzoni Aler, l'azienda lombarda che gestisce l'edilizia popolare, le voci vanno tutte in un'unica direzione, a favore della stretta sulle occupazioni, voluta dal ministro dell'Interno nel decreto sicurezza. Nelle conversazioni tra i “regolari”, sparisce ogni distinzione: la famiglia con figli malati vale come la moglie di un boss, che racconta di aver trovato qui il suo rifugio dai clan; o come i delinquenti, che subaffittano case popolari, e vanno poi in giro con i rolex al polso, come documentato negli atti delle società che amministrano il patrimonio immobiliare comunale.

Ci sono le storie e le vite più diverse, nei rapporti degli ispettori di MM, la società che gestisce 28.500 appartamenti del Comune di Milano, la metà di quelli Aler. Storie di un'umanità dolente, che sfugge alle maglie dei servizi sociali, ma storie anche di criminalità e racket. Come quello controllato in passato a Milano da “Lady Gabetti”, Giovanna Pesco in zona Niguarda, o a Roma dalla “Pinona”, Maria Giuseppa Vitale, le due “signore” delle occupazioni entrambe già mandate a processo.

Nei primi mesi del 2018, la squadra di ispettori MM ha sventato 102 tentativi di occupazioni su 109 richieste di intervento, ma anche solo nei loro palazzi, senza contare quelli Aler, restano ancora 1.099 occupazioni storiche. Che vanno avanti a volte anche da anni. In alcuni palazzi, i residenti hanno organizzato anche delle ronde, soprattutto d'estate, per segnalare movimenti sospetti o eccesive richieste di informazioni.

Un fortino dello spaccio era il palazzone di via Cavezzali, sgomberato dalla polizia. E droga si trova molto spesso durante gli sgomberi. Alla Stadera, oltre ad un appartamento, era stata occupata anche la sala caldaie del palazzo ed è qui che si spacciava.

Decenni di occupazioni sotto al Duomo hanno registrato anche storie di chi chiedeva compassione e poi partiva per costose vacanze, invece, mostrate sui social; o ancora di chi aveva allestito un bed and breakfast in una casa popolare occupata. «Con tanto di pubblicità diffusa sulla rete», ricorda il capo della security di MM, Stefano Bellinzona. In case occupate, sono finiti anche ignari studenti, convinti di pagare - a prezzi di mercato – posti letto: 400-500 euro per un posto letto in una casa che invece era popolare ed era stata occupata illecitamente. «Avevano anche le ricevute, tutto ovviamente falso», racconta. I dati di MM dicono che «nel 70% dei casi ad occupare sono italiani, nel 30% stranieri», elenca ancora Bellinzona. Cifre che rispecchiano quelle della morosità.

Si trova tutto questo e molto di più quando si entra in quest'altra dimensione, sconosciuta ai più, fatta anche di corruzione. Come quella scoperta a metà settembre in un’inchiesta della Procura di Roma, che ha portato all'arresto ai domiciliari di sei persone, compresi dipendenti comunali che chiedevano soldi e auto, per far scalare la graduatoria delle case popolari o fornire informazioni sugli alloggi da occupare. «I sordi i deve dà e j’i deve dà subito», registrano le intercettazioni.

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