la protesta dei sindaci

Decreto sicurezza, Orlando e De Magistris non arretrano e promettono battaglia

di Andrea Gagliardi


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(ANSA)

2' di lettura

I sindaci di Palermo, Leoluca Orlando, e di Napoli, Luigi De Magistris, non arretrano nella battaglia contro il decreto sicurezza e tirano dritto per la loro strada. «Io vado avanti», ha detto Orlando, nonostante i toni concilianti dell’incontro di due giorni fa tra il premier Conte e i sindaci dell’Anci per cercare di ricucire lo strappo interpretativo sulla legge. Orlando ha aggiunti di apprezzare «l’onestà intellettuale e la chiarezza» del presidente dell'Anci, Antonio Decaro, ma non sembra intenzionato a fare alcun passo indietro rispetto allo scontro al calor bianco con il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

De Magistris: ubbidienza a Costitiuzione
Netta anche la posizione del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. «Non è un atto di disapplicazione della legge o di disobbedienza ma è un atto di ubbidienza alla Costituzione». Così de Magistris ha spiegato la direttiva, firmata ieri, con cui ha dato disposizione all’ufficio anagrafe comunale di procedere con l’inserimento anagrafico dei migranti presenti sul territorio e in possesso del permesso di soggiorno temporaneo per richiedenti asilo. Una direttiva che dunque va contro la recente legge in materia di sicurezza che all'articolo 13, primo comma, impedisce l'iscrizione anagrafica dei migranti in possesso di tali requisiti posti per vari motivi al di fuori dei circuiti dell’accoglienza. De Magistris ha sottolineato che la legge sulla sicurezza approvata dal Parlamento ed entrata in vigore «come ogni altra legge va interpretata e il faro principale dell’interpretazione è la gerarchia delle fonti e primo punto di riferimento è la Costituzione».

Le mosse di Orlando per investire la Consulta
Un’analisi che richiama le parole di Orlando: «In Italia è eversivo chi viola la Costituzione non chi cerca di applicare le leggi». Che il sindaco di Palermo stia cercando in ogni modo di sollevare la questione davanti a un giudice, per investire in modo incidentale la Corte Costituzionale e costringerla a esprimere un parere sulla legge, è confermato anche dalle sue ultime mosse. Orlando ha infatti inviato una nota al funzionario del Comune Maurizio Pedicone con la quale si invita «a iscrivere con immediatezza» un giovane straniero di 18 anni, figlio di rifugiati, che aveva chiesto la concessione della residenza virtuale. Senza l'iscrizione anagrafica in tempi rapidi, infatti, il ragazzo, che vive e studia da diversi anni a Palermo, rischia di vedersi precludere la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana.

Sala: no disobbedienza, testo firmato dal Colle
«Non cerco una tribuna ma un tribunale», ha spiegato Orlando, perchè con la circolare che chiarirà alcuni aspetti della legge promessa dal governo «l’elefante ha partorito un topolino». Dichiarazioni in parte condivise dai sindaci di Milano e Firenze, Beppe Sala e Dario Nardella, i quali ammettono che l’incontro non ha dissipato i dubbi sollevati ma esprimono perplessità sull'invito a violare la legge. «Nonostante l'amicizia che mi lega a Leoluca Orlando, non mi aggrego all’idea della disubbidienza davanti ad un decreto firmato dal presidente della Repubblica» ha detto il sindaco di Milano Sala.



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