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Decreto Sostegni bis, incentivi auto sull’usato fino a 25mila euro

Bonus da 750 a 2.000 euro, solo per esemplari Euro 6 acquistati in cambio di rottamazione. La misura è in vigore dal 25 luglio ma le prenotazioni saranno aperte solo a settembre

di Maurizio Caprino

3' di lettura

Se ne parla da anni, ma arrivano solo adesso: la legge di conversione del decreto Sostegni-bis ha esteso gli incentivi auto anche agli esemplari usati. A condizione che se ne rottami uno vecchio di almeno dieci anni e che si acquisti un Euro 6 che valga non più di 25mila euro ed emetta non più di 160 g/km di CO2, anche se il bonus più sostanzioso (2.000 euro) è riservato a elettriche e ibride plug-in (una ristretta minoranza, nell’usato). Per i modelli più diffusi, il contributo statale scende a 1.000 o a 750 euro, secondo i casi (si veda la scheda a destra). E, soprattutto, sull’applicazione pratica ci sono ancora dubbi.

Piattaforma operativa da settembre

Così la norma (articolo 73-quinquies del Dl 73/2021) è in vigore dal 25 luglio, per cui hanno diritto ad essere agevolati tutti gli acquisti effettuati da quella data. Ma la piattaforma informatica per prenotare il bonus va fatta ex novo e sarà operativa non prima di settembre. Il rischio è che si ripeta l’effetto click day visto un anno fa per gli incentivi sul nuovo: nel giorno di avvio, si potrebbero concentrare tanti contratti accumulati in queste settimane, portando a un veloce esaurimento i 40 milioni disponibili.

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Nello scenario “medio” (in cui tutti i beneficiari avrebbero diritto a 1.000 euro), la dote basterebbe per appena 40mila contratti. In teoria, nel caso restassero fondi (o ci fosse un rifinanziamento), sono agevolabili tutti gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre (farebbe fede la data del contratto).

Le condizioni

I beneficiari possono essere solo persone fisiche che acquistano in Italia un veicolo di categoria M1 (in pratica, un’autovettura) usato, di standard antinquinamento non inferiore a Euro 6 ed emissioni climalteranti (CO2) entro i 160 g/km (si presume faccia fede la carta di circolazione, quindi non conterebbe con quale ciclo sia stato misurato questo valore).

L’auto deve essere di prima immatricolazione in Italia, quindi sono esclusi gli esemplari d’importazione parallela e quelli il cui primo intestatario aveva residenza all’estero. Esclusi pure quelli già acquistati nuovi con gli incentivi in vigore da marzo 2019 (quelli per auto che emettono fino a 60 g/km di CO2, in pratica elettriche e ibride plug-in) né con quelli previsti quest’anno per le auto che emettono da 61 a 135 g/km.

Quando scatta il bonus

Dal tenore della norma si evince che sono incentivati solo gli acquisti presso rivenditori professionali, che erogano il bonus come sconto e lo recuperano come credito d’imposta (come con il nuovo). Però la norma specifica che il bonus scatta solo in caso di «adesione del cedente», che non è chiaro se e come vada formalizzata. Va chiarito pure se il rivenditore debba essere intestatario del veicolo (quindi dovrebbe averlo preso in carico con una “minivoltura”) o possa anche avere solo una procura a vendere.

Quanto al mezzo da rottamare, deve essere anch’esso un M1, «immatricolato in data anteriore al 1° gennaio 2011» o anche dopo, purché arrivi a compiere 10 anni entro il prossimo 31 dicembre. Il beneficiario del bonus o «un suo familiare convivente» devono esserne «proprietari o intestatari da almeno dodici mesi».

Il prezzo

La soglia dei 25mila euro non è molto limitante, nemmeno per un usato “fresco” come l’Euro 6. Ma, in assenza di indicazioni ufficiali, non è ancora chiaro come calcolarla. La norma parla di «prezzo risultante dalle quotazioni medie di mercato». Pare di capire che ci si riferirà agli indici pubblicati da editori specializzati, come già accade nei controlli antifrode Iva dell’agenzia delle Entrate sull’usato intracomunitario. Ma proprio quest’esperienza dimostra che i problemi interpretativi non mancano.

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