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Decreto sostegni, il pressing gonfia il conto oltre i 40 miliardi

Cresce la spinta al nuovo scostamento, ma non riuscirà ad anticipare il via al Dl

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Ristorazione, persi 578.000 posti di lavoro. Fatturato -10 mld

3' di lettura

Le riunioni tecniche e politiche per definire l’impianto del decreto intitolato ai «sostegni» incrociano quelle che studiano i nuovi dati del contagio con le ulteriori chiusure che comporta. E questa contemporaneità complica gli sforzi per trovare una quadra già difficile su numeri e impianto del provvedimento. Lo snodo è delicato anche sul piano politico. Perché ormai da quasi tre mesi le misure restrittive che provano a contenere la pandemia si sono sganciate dagli aiuti economici alle categorie colpite. La sofferenza e le attese di commercianti, autonomi e partite Iva in generale alimentano quindi i timori nelle componenti politiche del governo che un sistema di aiuti parziale produca reazioni negative nonostante la spesa. Perché i fondi, circa 10 miliardi nella griglia elaborata fin qui, sono tanti. Ma non bastano.

Mancano ancora 10 miliardi

Il pressing della maggioranza sui tecnici al vertice dell’esecutivo Draghi è già stato tradotto in cifre, ufficiose ma significative. In pratica, secondo i primi calcoli, mancherebbero almeno 10 miliardi. Che porterebbero di slancio il conto complessivo del provvedimento a superare quota 40 miliardi. Nel capitolo ristori la sfida, impari, è quella fra le risorse a disposizione e l’arco temporale da coprire. Nelle intenzioni del governo ci sarebbe il completamento del quadro di aiuti 2020, per compensare chi è stato ignorato o trascurato dal sistema dei codici Ateco e dal parametro legato alle sole perdite di aprile. Ma le soluzioni trovate fin qui, che parametrerebbero i nuovi interventi al doppio del calo medio mensile nel fatturato 2020 rispetto al 2019, offrirebbero una copertura molto parziale. E non riuscirebbero a sostenere gli operatori economici per le chiusure di quest’anno. Chiusure, appunto, in aumento.

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La spinta verso il nuovo scostamento

Il problema fa crescere ulteriormente la spinta per il nuovo scostamento, su cui la discussione nel governo è già avviata. L’agenda ipotizzata ai piani alti del ministero dell’Economia guarda al Def, con il nuovo quadro di finanza pubblica che sarà costruito nelle prossime settimane. Nella maggioranza si discute anche di un’accelerazione per fare risorse aggiuntive al decreto «sostegni»: ipotesi che però per ora non trova la sponda di Via XX Settembre anche perché imporrebbe un ulteriore slittamento di una decina di giorni all’approdo del testo in consiglio dei ministri, che è già scivolato alla prossima settimana. Tempi troppo lunghi metterebbero in soffitta anche l’obiettivo di assicurare i nuovi aiuti entro il 30 aprile.

Il capitolo lavoro

In ogni caso la richiesta alle Camere di nuovo indebitamento potrebbe accompagnare il decreto nel suo cammino parlamentare. Perché a complicare i conti non ci sono solo gli aiuti diretti ad autonomi e piccole imprese. Tra i capitoli per i quali la richiesta di risorse è pressante c’è per esempio anche il lavoro, partito con una dote di circa 6 miliardi ma che punta ora a superare i 10. La spinta che arriva dalla maggioranza riguarda anche i dispositivi per garantire la liquidità alle imprese, su cui insiste il M5S ma non solo. Per non parlare del fronte fiscale, a partire dalla questione-scadenze, su cui Lega e Fi chiedono interventi a maglie non troppo strette. Nella griglia di partenza c’erano anche i 6,7 miliardi per coprire la fetta di Transizione 4.0 rimasta fuori da Recovery, ma la coperta corta delle risorse rischia di rimetterne in discussione il recupero integrale. A meno che, appunto, i fondi a disposizione crescano ancora.

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