I «RITOCCHI» AL DECRETONE

Decretone, in arrivo lo stop alle pensioni dei latitanti e la norma “salva esodati”

di D. Colombo e M. Rogari


Quota 100: 40% domande da Sud, molti disoccupati

3' di lettura

Stop alla pensione ai latitanti. E una misura salva-esodati collegata alla cosiddetta “pace contributiva”. Comincia ad assumere una fisionomia abbastanza definita il mini-restyling del capitolo previdenza del decretone su “quota 100” e reddito di cittadinanza. Il Governo è già al lavoro, sotto la regia del sottosegretario Claudio Durigon, per valutare e affinare un ristretto pacchetto di correttivi, del quale potrebbero fare parte anche l’innalzamento da 30mila a 45-50mila euro del limite per l’anticipo delle liquidazioni dei dipendenti pubblici (Tfs) con prestito bancario e l’aumento della soglia anagrafica, da 45 a 50 anni, per il riscatto agevolato della laurea.

Molto dipenderà dalle risorse effettivamente disponibili per i ritocchi, ai quali si aggiungeranno in corsa alcune modifiche parlamentari al maxi-decreto che sgorgheranno dalla probabile ondata di emendamenti delle forze politiche attesa martedì mattina in commissione Lavoro al Senato.

Revoca della pensione ai latitanti
Dopo un’inchiesta giornalistica (“Panorama”) dalla quale è emerso che l’ex leader di Lotta continua, Giorgio Pietrostefani, condannato dalla giustizia italiana ma latitante a Parigi da diversi anni, percepisce una pensione di vecchiaia, il Governo ha deciso di correre ai ripari verificando quanti fossero i soggetti con una situazione giudiziaria simile in possesso di un trattamento previdenziale. E in che modo fosse possibile bloccare l’assegno pensionistico con un intervento ben al riparo da profili di incostituzionalità. Il tutto in tempi rapidi. Di qui la decisione di ricorrere a un emendamento da inserire nel decretone su “quota 100” e reddito di cittadinanza. Durigon e i tecnici del Governo starebbero valutando una misura finalizzata ad allargare il raggio d’azione di un intervento inglobato nella riforma Fornero che apre la strada alla revoca della pensione a soggetti condannati per stragi e mafia. In altre parole, lo stop scatterebbe automaticamente anche per i latitanti e nei confronti degli autori di altri reati di destabilizzazione sociale. Anche se sul tavolo ci sarebbero anche alcune opzioni alternative che consentirebbero di perseguire lo stesso obiettivo.

La norma “salva-esodati”
Come anticipato dal Sole 24 Ore, il Governo sta pensando a una misura collegata alla cosiddetta “pace contributiva” per consentire a chi ha patito un’interruzione del rapporto di lavoro prima della fine del 2011, ed è in disoccupazione, di accedere, versando un “modesto” contributo fisso, con un meccanismo accelerato agli attuali strumenti di pensionamento: Opzione donna, uscite con il solo canale “contributivo” a prescindere dell’età anagrafica (42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, sempre senza l'adeguamento alla speranza di vita fino al 2026), «quota 100» e Ape sociale prorogata. Si tratterebbe di fatto di una norma “salva-esodati” senza ricorrere al dispositivo classico della “salvaguardia” (già 8 quelle innescate dai precedenti governi dopo l’entrata in vigore della legge Fornero) ed evitando comunque di ripristinare i requisiti per il pensionamento in vigore prima della riforma varata dall’esecutivo Monti.

Da martedì la partita a colpi di emendamenti
Con tutta probabilità il decretone sarà investito in commissione Lavoro al Senato da una vera ondata di emendamenti, alimentata soprattutto dai gruppi parlamentari di opposizione, che si abbatterà in particolare sul capitolo del reddito di cittadinanza. Le proposte di modifica dei senatori dovranno essere depositate entro martedì mattina, mentre Governo e relatori non dovranno ovviamente rispettare questa scadenza. Il decreto (che scade il 29 marzo) è atteso in Aula a Palazzo Madama il 19 febbraio, ma è quasi certo che la partita al Senato duri più a lungo. Non a caso è stata già prevista la possibilità di prolungare il passaggio in Aula alla settimana successiva (via libera entro il 28 febbraio) per poi trasmettere il testo alla Camera. A quel punto resterebbe un mese di tempo per ulteriori modifiche a Montecitorio e per il conseguente ritorno del testo a Palazzo Madama.

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