emendamenti al senato

Decretone, la Lega propone tasse mini per chi si trasferisce in Italia


Via libera al decretone: ecco le regole per reddito di cittadinanza e pensioni

2' di lettura

Pressione fiscale ai minimi termini per chi dall'estero decide di venire in Italia. In pratica, tassazione ridotta sul 30% del reddito complessivo, per cinque anni, per chi si trasferisce nel Belpaese. E questo non solo per i redditi di lavoro dipendente e autonomo, ma anche per i redditi d'impresa prodotti dai soggetti che avviano un'attività in Italia. Condizioni: aver avuto la residenza all'estero nel biennio precedente; impegnarsi a restare in Italia per almeno due anni. Spunta anche questo nel mare di emendamenti (quasi 1.600, di cui meno di cento della maggioranza) che rischia di sommergere il cosiddetto Decretone su Reddito di cittadinanza e pensioni. Il Dl 4/2019, ora all'attenzione della commissione Lavoro del Senato, ha iniziato la prima lettura il 30 gennaio con le relazioni delle senatrici Catalfo e Nisini, e dovrebbe approdare in Aula martedì 19 febbraio.

Lo "sconto" sulle tasse, una sorta di maxi-incentivo per chi si sposta armi e bagagli nei confini nazionali, è previsto da un emendamento della Lega che riscrive la norma del 2015 per far rimpatriare i lavoratori residenti all'estero attirandoli con un trattamento fiscale di favore. La proposta di modifica al Dl 4/2019 prevede una tassazione ancora più bassa (solo il 10% sul reddito imponibile) per chi sceglie di trasferirsi al Sud, per chi viene con almeno un figlio o compra casa. In questi ultimi due casi lo sconto vale in tutto per 10 anni, ma pagando sul 50% del reddito passati i primi cinque.

La norma proposta dall'emendamento a prima firma William De Vecchis prevede che «i redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al trenta per cento del loro ammontare», rispetto al precedente 50 per cento. Le condizioni poste sono che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei due periodi d'imposta precedenti il trasferimento (erano 5 in precedenza) e che si impegnino a risiedere in Italia per almeno due anni. L'attività lavorativa deve inoltre essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Il periodo su cui si applica lo sconto parte dal periodo d'imposta in corso dal primo gennaio 2019 e arriva a 10 anni per i lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico (anche in affido) o che decidono di comprare casa «successivamente al trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti al trasferimento». L'immobile può essere acquistato anche dal coniuge, dal convivente o dai figli. In entrambi i casi, negli ulteriori 5 periodi di imposta, i redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo per il 50% del loro ammontare. Lo sconto sale ulteriormente per chi di figli ne ha almeno tre. Vale 10 anni, ma nel secondo quinquennio la percentuale di reddito imponibile si limita al 10%. La percentuale è ridotta al 10% anche per chi trasferisce la propria residenza in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.

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