IL PRIMO ROUND SULLE MODIFICHE

Decretone reddito di cittadinanza-quota 100: sale il limite per l’anticipo del Tfs

Reddito di cittadinanza: doppia stretta sugli extracomunitari


3' di lettura

Sale da 30mila a 45mila euro il limite per l’anticipo del tfs (il tfr degli statali) dei dipendenti pubblici facendo leva sul meccanismo del prestito bancario collegato a un’apposita convenzione con l’Abi. Via libera anche alla possibilità (attualmente non prevista) di garantire l’anticipo della liquidazione anche a coloro che sono usciti dal lavoro prima del 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decretone. Sono due delle modifiche al decretone reddito di cittadinanza - quota 100, che nella serata di ieri hanno ottenuto il via libera della Commissione Lavoro del Senato. Il disco verde alle due misure è stato anticipato dal sito de Il Sole 24 Ore. Votato il mandato alle relatrici, Nunzia Catalfo (M5S) e Tiziana Nisini (Lega) a riferire in Aula dove l’esame inizierà lunedì. Ecco cosa è entrato nel forcing finale della votazione in Commissione.

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Anticipo del Tfs anche a statali già in pensione
Anche gli statali già in pensione potranno chiedere l’anticipo del trattamento di fine servizio attraverso il prestito bancario. L’emendamento che ha ottenuto il via libera della Commissione prevede infatti la possibilità per i dipendenti di enti e pubbliche amministrazioni che «mantengono il trattamento di fine servizio comunque denominato presso il proprio bilancio» di ottenere il Tfs «entro 90 giorni» dalla pensione ma «rinunciando alla detassazione» prevista per i ritardi nell’erogazione della liquidazione.

Nei concorsi della scuola priorità ai precari
Nei concorsi della scuola per «fronteggiare gli effetti della pensione con quota 100» avranno corsia preferenziale gli insegnanti con più anzianità di servizio negli istituti pubblici o paritari.

Maxisanzioni se si fanno lavorare beneficiari in nero
La multa aumentata del 20% per chi impiega in nero lavoratori stranieri irregolari o minori in età non lavorativa viene estesa anche ai beneficiari del reddito. Niente incentivi, invece, per le imprese che non sono in regola con le quote per i disabili.

Posti di lavoro vicini per famiglie con minori o disabili
In attesa di trovare i fondi per rivedere la scala di equivalenza, la commissione ha approvato due emendamenti che agevolano i familiari di disabili o i nuclei con figli piccoli. Nel primo caso l’offerta di lavoro rimane congrua sempre entro 100 chilometri dalla residenza; nel secondo non si va oltre i 250 chilometri da casa. Anche i disabili potranno dare disponibilità al lavoro.

Revoca del reddito a condannati per mafia o terrorismo
Il diritto al reddito di cittadinanza, come già previsto per altri sussidi pubblici, si perde in caso di condanna definitiva per mafia o terrorismo. Prevista anche la restituzione di quanto percepito indebitamente.

C on dimissioni solo chi si dimette perde il reddito (non l’intero nucleo)
In caso di dimissioni volontarie, solo il singolo perde il beneficio, non l’intera famiglia.

Ok limite 3 anni per restituire bonus se c’è licenziamento
Approvato anche un emendamento al Dl che mette un tetto di 36 mesi al periodo entro il quale il datore di lavoro deve restituire gli incentivi in caso di licenziamento di beneficiario del RdC assunto a tempo pieno e indeterminato. Il provvedimento non prevedeva un termine. Restano esclusi la giusta causa o il giustificato motivo.

Stretta sugli stranieri: reddito certificato da Consolato
Si complica il percorso per i cittadini di Paesi extracomunitari che dovranno farsi certificare dai luoghi di provenienza situazione reddituale e patrimoniale, tradotta in italiano e legalizzato dal consolato italiano. Esentati i rifugiati politici e chi proviene da Paesi dai quali non è possibile ottenere la certificazione. Il ministero del Lavoro avrà però tre mesi per stilare la lista di questi Paesi.

Pensione di cittadinanza chiesta ai patronati
La richiesta per la pensione di cittadinanza potrà essere presentata anche ai patronati. Via libera della Commissione anche a una modifica che mette a carico del fondo per il reddito e non dei Comuni la spesa per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail).

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