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DeepSpeed, l’idrogetto elettrico che manderà in pensione l’elica

L’efficienza del motore attesa a 40 nodi è dell’83% Già raccolti 1,2 milioni

di Antonio Larizza


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Il motore a idrogetto elettrico fuoribordo DeepSpeed ha una potenza da 120 kW, ovvero 160 cv. A 40 nodi, si stima una resa pari a quella di un motore a elica da 260 cv, con un’efficienza attesa dell’83%

4' di lettura

Estate 2007. Il motoscafo sportivo di William Gobbo - project manager con base a Milano e un passato da consulente per la digitalizzazione nel settore bancario - si rompe. Il preventivo per aggiustare il motore, un vecchio 8 cilindri di produzione americana, arriva via mail dagli Usa e sfiora i 20mila euro. «Con questi soldi – scherza William con gli amici – monto un motore elettrico, così risparmio sulla benzina». Una battuta, da cui è nata una storia d’impresa: nel 2017 - dopo 10 anni di ricerche, soluzioni scartate, intuizioni, prototipi e un incontro decisivo - Gobbo fonda una startup. Obiettivo: realizzare DeepSpeed, il primo motore jet fuoribordo elettrico per la nautica.

«Non volevo – racconta – una soluzione che sostituisse il motore endotermico con un motore elettrico, lasciando l’elica al suo posto. Mi sono ispirato all’aeronautica, dove l’elica è stata sostituita dai motori a jet». Così, disegno dopo disegno, nasce l’idea di un motore elettrico fuoribordo, cioè posizionato in acqua e non all’interno dello scafo, dove l’elica è sostituita da un idrogetto. Due macchine in una, progettate coordinando un team internazionale di ingegneri e collaborando con Università di Modena e Polimi.

L’innovatore e il professore. William Gobbo (a sinistra) con il professore Ernesto Benini

«Capivo di aver tra le mani qualcosa di nuovo, ma avevo bisogno di basi scientifiche che supportassero la mia intuizione», racconta il ceo della startup. La sete imprenditoriale lo porta all’Università di Padova, per bussare alla porta del professor Ernesto Benini, uno dei massimi esperti internazionali di fluidodinamica applicata alla propulsione aeronautica. Benini vede subito quello che solo lui poteva vedere: l’idea di posizionare fuoribordo l’idrogetto elimina, di colpo, i limiti noti dei sistemi a idrogetto attuali, posizionati tutti dentro gli scafi. In particolare, il limite di avere una portata d’acqua fissa per il flusso in ingresso (inlet statico). La portata diventa dinamica. Non solo: aumenta con l’aumentare della velocità. Più la barca va veloce, più il flusso aumenta. E con esso l’efficienza del motore. Una rivoluzione, se si pensa che l’elica ha una curva di efficienza che decade drasticamente superata le velocità di progetto. Il professore si appassiona. «Quando sono entrato nel suo ufficio – ricorda l’imprenditore – ho trovato un docente di fluidodinamica dai modi cortesi e riservati. Quando sono uscito ho lasciato un ragazzo pieno di entusiasmo».

Benini, che oggi è presente nel capitale della startup, decide di supportare il progetto scrivendo la domanda di brevetto e validando con calcoli e simulazioni fluidodinamiche quelle che fino a quel momento erano intuizioni. «Il grafico di comparazione dell’efficienza tra i tre sistemi di propulsione (idrogetto fuoribordo, idrogetto nello scafo, elica, ndr) ci dice che sulla carta DeepSpeed ha numeri tali da preludere al sistema più efficiente mai pensato per spingere un’imbarcazione», spiega Gobbo. I dati in mano alla startup, validati dai ricercatori, dicono che solo spostando fuoribordo l’idrogetto «si guadagna tra il 20 e il 30% di efficienza». Il confronto più interessante è quello tra l’idrogetto fuoribordo e l’elica. A 20 nodi, il primo ha un’efficienza teorica del 65%, contro il 52% dell’elica. Ma è tra i 35 e i 40 nodi che la forbice si allarga: l’efficienza dell’elica decade, mentre quella dell’idrogetto fuoribordo si stabilizza, secondo i modelli matematici, «sopra l’80%». Simulazioni promettenti, già verificate al banco con i motori di nona e decima generazione e che nelle prossime settimane, quando il team DeepSpeed metterà in acqua una barca laboratorio, dovranno essere confermate anche in condizioni reali. «L’incremento di efficienza, rispetto sia all’elica propulsiva sia agli idrogetti convenzionali è significativo – conferma intanto Benini –. I vantaggi attesi sono lampanti sia a punto fisso che in planata».

A fine 2018 la Comunità Europea ha assegnato al progetto DeepSpeed un “Seal”: certificato di eccellenza che la commissione scientifica di Horizon 2020 assegna ai progetti più innovativi. La startup ha ricevuto 1,2 milioni di euro di finanziamenti pubblici (il più importante da Invitalia), e si sta preparando per contendere un finanziamento Horizon da 2,4 milioni. Già siglato un accordo con CrowdFundMe per lanciare, a settembre, una campagna di crowdfunding.

La prima uscita “pubblica” del team DeepSpeed sarà al prossimo salone Nautico di Genova: la startup è stata selezionata da Italian Trade Agency per esporre il suo progetto. Intanto sono già stati avviati i primi contatti con cantieri nautici italiani e stranieri, per affacciarsi a un mercato, quello dell’elettrificazione del settore nautico, che a livello globale varrà 20 miliardi di dollari nel 2027 (stima IDTechEx). Il modello di business della startup prevede tre sbocchi commerciali. La fornitura di motori DeepSpeed come primo equipaggiamento su imbarcazioni tra i 12 e i 24 metri; lo sviluppo, in collaborazione con partner industriali di motori jet fuoribordo per soluzioni ibride per imbarcazioni commerciali e militari e, infine, la vendita di kit retrofit per convertire all’efficienza e al silenzio della propulsione jet elettrica motoscafi a elica, oggi spinti da motori endotermici assetati di benzina, rumorosi e poco sostenibili. Proprio come quel vecchio motoscafo americano spiaggiato per un guasto, da cui tutto è cominciato.

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