ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTransizione

Deeptech, sostenibilità e competenze al centro dell’innovazione europea

La Ue mette a disposizione fino a 45 miliardi di euro: dal supercalcolo ai chip all’idrogeno, l’Italia può valorizzare capacità già presenti

di Francesca Bria*

Ansa

4' di lettura

La parola dell’anno scelta dal Collins Dictionary è permacrisis, una parola che descrive la sensazione che derive dal vivere in un periodo di guerra, pandemia, inflazione e instabilità politica. È la condizione di emergenza permanente che segna questa fase storica.

Per affrontare gli sconvolgimenti causati dal susseguirsi di queste crisi interconnesse, abbiamo bisogno di massicci investimenti in ricerca, innovazione e infrastrutture sviluppando idee e progetti lungimiranti. Progetti potenzialmente in grado di trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società.

Loading...

L’innovazione sostenibile è, inoltre, condizione per garantire all'Europa autonomia strategica nelle catene di approvvigionamento e l'indipendenza energetica, industriale e tecnologica. Per questo è più importante che mai accelerare la direzione verso il Green Deal, rendendo il nostro continente il primo a impatto climatico zero, digitalmente abilitato, orientato all'economia circolare con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5-2°C.

Soltanto con investimenti in tecnologia europea pulita e verde capaci di decarbonizzare l’economia, sviluppando l'industria solare, eolica e fotovoltaica ed assicurando componenti critici come semiconduttori e batterie di nuova generazione sarà possibile raggiungere l'obiettivo di arrivare ad emissioni zero entro il 2050.

Come hanno dichiarato i ministri dell'Industria tedesco e francese c'è bisogno di una «politica industriale della Ue che consente alle nostre aziende di prosperare nella competizione globale soprattutto attraverso la leadership tecnologica», altrimenti rischiamo di perdere anche la prossima ondata di innovazione.

Dichiarazioni come questa sono il sintomo di una crescente consapevolezza del fatto che dobbiamo evitare di cadere nella trappola della dipendenza cosi come avvenuto con petrolio e gas. E nel caso di tecnologie e materiali critici dobbiamo stare molto attenti a non sostituire una vecchia dipendenza con una nuova.

L'innovazione va vista come sinonimo di un cambiamento tangibile dei modelli economici esistenti, incentrandoli su biodiversità, sostenibilità e forti competenze scientifico e tecnologiche.

La Nuova Agenda Europea per l’Innovazione mira a sbloccare fino a 45 miliardi di euro, con l’obiettivo di far crescere campioni tecnologici europei nella space economy, quantistica, biotecnologie, energia rinnovabile, chip, idrogeno verde, e fotonica in grado di padroneggiare la trasformazione digitale e verde delle filiere strategiche, contribuendo alla crescita della competitività continentale.

Obiettivi strettamente connessi sono anche quello di attrarre e formare un milione di ricercatori scientifici in innovazione deeptech, investire nelle infrastrutture di ricerca e far crescere una rete di poli di trasferimento tecnologico, seguendo il modello Fraunhofer, per accelerare la traduzione dei risultati della ricerca dal laboratorio al mercato e alla società.

Su questo fronte l'Italia è stata protagonista con il lancio di Leonardo, il quarto supercalcolatore più veloce al mondo realizzato al Tecnopolo di Bologna, sede del Centro di ricerca nazionale di supercalcolo. Si tratta di un'infrastruttura traversale per l'intelligenza artificiale e i Big Data, al servizio di industria, pubblica amministrazione, città e cittadini per sviluppare soluzioni a problemi complessi, dal contrasto al cambio climatico, alla telemedicina, al gemello digitale urbano.

Nel campo delle tecnologie avanzate il nostro paese, con l'annunciato investimento di 730 milioni di euro da STMicroelectronic per la costruzione di un impianto di semiconduttori a Catania, può svolgere un ruolo di peso nell'attuazione del “Chips Act” europeo che mira a creare una catena di approvvigionamento più autosufficiente e facendo fronte alla carenza di semiconduttori necessari ad una vasta gamma di prodotti, dalle automobili alle applicazioni industriali.

Se ci sarà il supporto di un costante finanziamento alla ricerca scientifica, un aumento dei salari dei ricercatori, l'implementazione di una solida rete di hub di trasferimento tecnologico e forti investimenti per le imprese innovative, l'Italia può mettersi nelle condizioni di valorizzare capacità e attori già oggi presenti, dimostrando così l’impatto del nostro ecosistema di innovazione.

Per questo, da quasi tre anni è attivo il Fondo nazionale per l’innovazione (Cdp Venture Capital) (di cui l’autrice è presidente, ndr), con 5,3 miliardi in gestione, che ha già investito 960 milioni in forma diretta in oltre 300 startup innovative in portafoglio, e in forma indiretta in 22 Fondi di venture capital, 18 acceleratori di nuova generazione e 5 poli di tech transfer in logica di filiera con i Campioni della Ricerca, puntando sui settori strategici nazionali come robotica, tecnologie per la sostenibilità, aerospazio, scienze della vita, agricoltura intelligente, quantistica e intelligenza artificiale.

La strategia per le start up in Italia come in Europa va dunque conciliata con la necessità di una trasformazione industriale sistemica, che si rifletta nella strategia e nelle alleanze industriali su larga scala come Ipcei (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) nel caso di idrogeno, materie prime e batterie. Bisogna pensare al contempo velocemente e lentamente, coniugando un finanziamento rapido e agile dell’innovazione attraverso il venture capital, insieme ad una missione pubblica, al capitale paziente e alleanze industriali ben orchestrate.

L’Europa è stata giustamente elogiata per la sua leadership in materia di regolamentazione e governance digitale, stabilendo standard mondiali in materia di antitrust, privacy, sovranità sui dati e governance di IA e cybersecurity. Ora deve dimostrare di saper anche competere a livello di innovazione scientifica, tecnologica e industriale per far fronte alle grandi sfide del presente, in primis la transizione energetica.

Per l’Europa competere sull’innovazione significa anche dimostrare che il suo vantaggio competitivo rimane radicato nei principi e valori democratici, combinando una politica industriale e di innovazione dinamica con una difesa senza compromessi dell’autonomia, della democrazia e della sostenibilità a beneficio sia delle persone che dell’ambiente.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti