AUDIZIONI IN PARLAMENTO

Def, Bankitalia: non finanziare in deficit taglio tasse. Upb: nel 2020 manovra da 25 mld senza flat tax

di Nicola Barone


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(ANSA)

3' di lettura

È «condivisibile l'intenzione di non ricorrere ad ulteriore indebitamento per approvare una riforma» fiscale. Così il capo economista della Banca d'Italia Eugenio Gaiotti in audizione sul Def ricordando che il governo punta a una riduzione delle tasse sul ceto medio finanziato «con una revisione complessiva delle agevolazioni fiscali». Riduzioni del carico fiscale «sul lavoro, se non compensate da razionalizzazioni della spesa o delle cosiddette "spese fiscali", condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con la riduzione del peso del debito pubblico».

Lo scenario macroeconomico presentato nel Def «tiene conto in modo realistico della congiuntura ed è complessivamente condivisibile. Esso è soggetto a rischi rilevanti, che possono provenire da un peggioramento del contesto globale e da un più accentuato deterioramento della fiducia delle imprese». Il raggiungimento degli obiettivi «richiederà l'individuazione di coperture di notevole entità, nel caso si voglia evitare l'attivazione delle clausole» Iva, «aumentare la spesa per investimenti, avviare una graduale riduzione della pressione fiscale, rafforzare gli incentivi all'investimento e all'innovazione: queste misure, se non compensate da razionalizzazioni» di altre spese e «da effettivi risultati nel contrasto all'evasione, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con l'avvio di un credibile percorso di riduzione duratura del peso del debito».

Senza gli aumenti automatici dell'Iva, previsti a legislazione vigente, il disavanzo si collocherebbe meccanicamente al 3,4% del prodotto nel 2020, al
3,3% nel 2021 e al 3% nel 2022
. Per Bankitalia il documento «rimanda alla prossima legge di bilancio la definizione di 'misure alternative di copertura», tuttavia «non fornisce informazioni di dettaglio».

Come si evince dalla tabella allegata al documento consegnato dall'Ufficio parlamentare di bilancio, durante la sua audizione, nel 2020 serviranno coperture «per 25 miliardi» escludendo le «ulteriori misure compensative» per la flat tax. Nel dettaglio circa 2 miliardi (1,8) per gli investimenti e circa 23 miliardi se non si vogliono fare scattare gli aumenti Iva. Quanto agli ulteriori
2 miliardi necessari per portare il deficit al 2,1% programmatico viene ricordato che è già prevista ulteriore spending review per 2 miliardi. Per l'Ipb «nel caso estremo in cui l'indebitamento netto tendenziale accresciuto degli effetti delle politiche invariate non sia finanziato attraverso l'attivazione delle clausole e la manovra prevista dal Def e il debito non si riduca per effetto degli introiti da privatizzazioni si avrebbe un aumento del debito, che si attesterebbe al 134,7 per cento nel 2021 e al 135,4 per cento nel 2022».

In vista di un rilancio degli investimenti la revisione della mini-Ires, il ripristino del superammortamento e l'aumento della deducibilità Imu contenuti nel decreto crescita «sono attesi generare una riduzione del prelievo fiscale per le imprese pari a 2,2 punti percentuali». Questa la previsione dell'Istat secondo cui la riduzione dell'Ires risulta maggiore per l'industria, soprattutto nei settori a medio-bassa intensità tecnologica (-2,9%), per le imprese di medie dimensioni e le multinazionali (-2,8% per entrambe le tipologie).

Seppure in un quadro caratterizzato da notevoli incertezze, il recupero dell'attività industriale di inizio anno influenza «in misura rilevante» il quadro macro del primo trimestre, per il quale è verosimile un miglioramento dei livelli complessivi dell'attività economica rispetto a quelli di fine 2018, con effetti positivi anche sulla performance economica media annua del 2019. Alla luce di queste evidenze la stima della crescita del Pil per l'anno in corso (+0,2%) appare «verosimile».

Il quadro del Def «incorpora l'ipotesi dell'introduzione delle clausole di salvaguardia a partire da gennaio 2020. La stima contenuta nel quadro appare compatibile con un scenario di non pieno passaggio dell'aumento dell'Iva sui prezzi. L'incremento dei prezzi porterebbe a un effetto depressivo sui consumi che, nel quadro delineato, potrebbe essere nell'ordine di 0,2 punti percentuali».

GUARDA IL VIDEO - Def: crolla la crescita, arriva la promessa della flat tax ai ceti medi

A quanto riferito dal presidente Gian Carlo Blangiardo dinanzi alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il Def «riprende le elaborazioni
presentate dall'Istat sui possibili beneficiari del reddito di cittadinanza evidenziando il numero di persone che potrebbero transitare come nuova forza di lavoro. In occasione dell'audizione alla Camera in materia, l'Istat ha stimato che i beneficiari con obbligo di sottoscrizione del patto per il lavoro sarebbero circa 900mila; di questi circa 400 mila sarebbero attualmente inattivi, mentre circa 500mila risulterebbero già tra le file delle persone in cerca di occupazione».

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