Verso il Cdm

Def e scostamento, altro test per la maggioranza divisa

A destare preoccupazione è soprattutto il cammino del Pnrr e delle riforme strategiche collegate, come la delega fiscale, la legge sulla concorrenza e anche le misure sul Csm

di Marco Rogari

Il Def slitta di una settimana, prima il Pil dall'Istat

3' di lettura

Gli strascichi della dura partita nella maggioranza sulla spese militari sono ancora visibili. La cosiddetta “fase due” di Giuseppe Conte, con toni perentori e minacciosi nei confronti dell’esecutivo e delle altre forze politiche, fa salire l’allarme nella segreteria del Pd e tra i vertici di Fi. E non solo nell’ottica della stabilità del governo, che appare non semplice da minare in un fase difficile come quella attuale, caratterizzata dal conflitto russo-ucraino, dalla crisi energetica e della corsa dell’inflazione.

“Campo largo” più stretto

I Dem, a esempio, vedono sempre più a rischio la possibilità di realizzare il “campo largo” immaginato da Enrico Letta. Ma a destare preoccupazione è soprattutto il cammino del Pnrr e delle riforme strategiche collegate, come la delega fiscale, la legge sulla concorrenza e anche le misure sul Csm, che continuano ad essere bloccate in Parlamento alla ricerca di mediazioni e compromessi ancora da trovare. E a creare una certa apprensione nei Dem e tra gli azzurri, ma anche a Palazzo Chigi, è anche la gestione del Def. Potrebbe essere domani, anziché giovedì, il suo momento: secondo quanto si apprende da diverse fonti di governo, nel primo pomeriggio è stata convocata una cabina di regia e a seguire dovrebbe essere convocato poi il Consiglio dei ministri.

Loading...

E proprio i contenuti del Documento, già finito nel mirino del M5S per la questione delle spese militari, e il suo passaggio alle Camere con la definizione delle risoluzioni da votare non oltre il 21 aprile (ma possibilmente prima) corrono il pericolo di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro. Dei 25-26 miliardi che potrebbero essere disponibili, grazie all’eredità della positiva performance dei conti pubblici nel 2021 e a un possibile mini-scostamento di 8-10 miliardi (v. Il Sole 24 Ore di ieri), una buona fetta è già ipotecata dalla necessità di chiudere le coperture degli ultimi due decreti energia.

Le richieste dei Cinquestelle

Ma i Cinquestelle invocano cospicue risorse, oltre che per i ”sostegni” contro il caro energia, per la sanità e anche per il salario minimo. Conte ha detto più volte di considerare «insufficiente» l’ultimo decreto sul caro energia e ha insistito sulla necessità di potenziare il sistema sanitario. E ieri il capogruppo M5S alla Camera, Davide Crippa, ha sottolineato come «l'eccezionalità della situazione» imponga «l'utilizzo di un sistema di sostegni efficiente». Per questo motivo, secondo Crippa, «è importante verificare e quantificare l'importo derivante dalle misure già adottate contro i rincari che hanno generato riserve superiori a quelle necessarie»: un «tesoretto» da utilizzare «per sostenere famiglie e imprese». Un’operazione che al Mef è già in corso per la costruzione del Def e, soprattutto, dal nuovo decreto aiuti atteso prima della fine del mese.

Ma il M5S sembra guardare anche all’ipotesi di un maxi-scostamento di bilancio fin qui non preso in considerazione dal governo. Una strada che sembra essere quella preferita anche dalla Lega perché per molti esponenti del Carroccio solo un significato ricorso a nuovo deficit consentirebbe di puntellare adeguatamente le imprese e di sostenere i lavoratori.

Bagno di realtà dal Mef

Questa opzione però si discosta dalla strategia per la finanza pubblica che si sta mettendo a punto a palazzo Chigi e Via XX Settembre. Da Cernobbio il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha affermato che le stime indicate dal governo nel Def saranno improntate alla cautela, a partire da quella della crescita. E ha aggiunto che il deficit va ridotto ancora. Un messaggio chiaro alla maggioranza. Come quello sul Pnrr, che va assolutamente attuato e, se possibile, anche rafforzato per garantire maggiore autonomia energetica.

Ma l’orizzonte non sembra liberarsi dai nuvoloni che si sono moltiplicati nel corso delle settimane. Con l’ulteriore rischio di un incrocio pericoloso in Parlamento tra il Def e le tre riforme che, al momento, segnano il passo. La delega fiscale alla Camera continua a procedere lentamente: il termine per l’approdo in Aula, originariamente fissato il 28 marzo è ulteriormente slittato al 19 aprile. Più o meno analoga è la navigazione della legge sulla concorrenza, alle prese con centinaia di emendamenti con e i veti incrociati nella maggioranza su balneari, taxi e trasporto pubblico locale. Il testo dovrebbe arrivare in Aula al Senato entro la fine di aprile, in caso contrario le chance di rendere operativa la delega, decreti attuativi compresi, prima della fine dell’anno si ridurrebbero al lumicino. Mentre sulla riforma del Csm, all’esame di Montecitorio, si riparte domani con l’ennesimo round alla ricerca di un accordo.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti