Politica economica

Def verso il Cdm: spazi fino a 25-26 miliardi di euro

L’impianto del nuovo programma dei conti italiani travolto dalla crisi energetica moltiplicata dall'invasione russa in Ucraina è ormai definito nei suoi contenuti essenziali

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Decreto energia, sconto benzina e diesel: ecco le cose da sapere

3' di lettura

I numeri dei saldi di finanza pubblica per il prossimo Def atteso in consiglio dei ministri fra martedì e mercoledì ballano ancora sul filo di qualche decimale. Ma l’impianto del nuovo programma dei conti italiani travolto dalla crisi energetica moltiplicata dall'invasione russa in Ucraina è ormai definito nei suoi contenuti essenziali. E nei suoi due compiti cruciali: assicurare una discesa del debito/Pil, leggera quest’anno e più pronunciata nei prossimi, e liberare nuovi spazi per gestire le coperture degli ultimi due decreti energia, in particolare quello del 1° marzo (il Dl 17/2022), e dare fiato a un nuovo intervento di aiuto all’economia entro la fine del mese.

Sul debito il Def deve dare un segnale di certezza ai mercati, giudicato indispensabile mentre si chiude l’ombrello pandemico della Bce. Da Moody’s è arrivata la conferma del rating italiano (Baa3 con outlook stabile), ma la stagione dei giudizi internazionali sui nostri titoli di Stato è appena iniziata.

Loading...

L’eredità del 2021

Per le nuove misure, il lavoro fra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia punta a una possibile apertura d’orizzonte nell’ordine di 25-26 miliardi. Che però, attenzione, non sarebbero tutti utilizzabili per gli attesi interventi anti-crisi. E, soprattutto, non sarebbero tutti figli di nuovo deficit.

Il primo motore per i conti pubblici resta infatti legato all’eredità positiva prodotta dal rimbalzone del Pil 2021 che con il suo +6,6% è andato oltre le più rosee aspettative. La spinta alle entrate produrrebbe per quest'anno un aiuto aggiuntivo nell'ordine dei 15-16 miliardi. Questa dinamica positiva trova una conferma nei dati del fabbisogno, che nei primi tre mesi dell'anno si è fermato a 29,8 miliardi, con un miglioramento di 11,3 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2021. In un’ottica del genere, al deficit toccherebbe uno sforzo aggiuntivo intorno ai 8-10 miliardi per raggiungere le dimensioni citate prima.

Crescita 2022 rivista al ribasso

Tutta l’architettura del Def deve fare i conti con una crescita che quest'anno sarà «rivista significativamente, con valori più bassi» del previsto come ha confermato ieri lo stesso ministro dell'Economia Daniele Franco evocando scenari in cui «potrebbero verificarsi anche fenomeni di stagflazione». Il Pil tendenziale dovrebbe fermarsi intorno al +2,8%, cioè quasi due punti sotto l'obiettivo fissato a ottobre dalla Nadef, con l'aggiunta di 2-3 decimali nel quadro programmatico proprio grazie ai nuovi interventi che arriverebbero a stretto giro dopo il passaggio parlamentare del Def (in avvio l'11 aprile e da chiudere entro il 21). Con la possibile aggiunta, appunto, di qualche decimale di deficit, da giocare in ogni caso entro i confini stretti dall'esigenza di non far tornare a crescere il peso del debito sul Pil. Sul punto il Def dovrebbe indicare una mini-discesa rispetto ai livelli 2021, vicini al 151% dopo l'ultima correzione Istat sul prodotto nominale, seguita poi da una riduzione più decisa sotto al 150% nel 2023 e un’ulteriore diminuzione netta negli anni successivi.

Le coperture dei decreti energia

La ricerca del punto di equilibrio sta impegnando il governo in un complesso lavoro acrobatico, aiutato però in parte dall'effetto inflazione che fa lievitare il Pil nominale.I 25-26 miliardi in gioco, si diceva, non potranno comunque essere impiegati integralmente in nuove misure espansive. Perché il Def deve anche chiudere il cerchio delle coperture degli ultimi due decreti energia; il primo, a inizio marzo, ha congelato 4,5 miliardi di fondi ministeriali, da liberare ora con il nuovo programma di finanza pubblica, e il secondo ha utilizzato circa un miliardo di maggiori entrate Iva per tagliare le accise.

Ma non finisce qui, perché da gestire ci sono anche i 14,5 miliardi di fondi Mef che il primo decreto blocca fra 2023 e 2032, e che in parte impatteranno sui residui spazi aperti dal Documento. La sua prima ricaduta pratica, quindi, dovrebbe tradursi in un nuovo insieme di misure che non avrebbero l'ambizione di chiudere la partita della crisi energetica, ma servirebbero a costruire un nuovo ponte verso l'intervento comunitario su cui l'accordo è ancora da trovare.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti