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Def, con reddito di cittadinanza e quota 100 ci saranno meno posti di lavoro

di Davide Colombo e Giorgio Pogliotti


Con reddito di cittadinanza e quota 100 meno occupati e più senza lavoro

3' di lettura

Un aumento del tasso di disoccupazione dello 0,3% per quest’anno e dello 0,7% per l’anno prossimo. Insieme a un corrispettivo calo dell’occupazione dello 0,2% per entrambi gli anni. È questo l’impatto macroeconomico del reddito di cittadinanza e di quota 100, le due misure bandiera del governo giallo verde. Nel 2021 il tasso di occupazione risalirà dello 0,3%, ma anche il tasso di disoccupazione avrà un incremento di pari portata. L’impatto sul Pil, secondo le previsioni, sarà invece dello 0,2% per quest’anno, dello 0,4% l’anno prossimo e dello 0,7% nel 2021.

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Spinta su consumi ma non sul Pil
Secondo il Piano nazionale di riforma che accompagna il Def approvato dal governo, la spinta verrebbe dai maggiori consumi dei disoccupati percettori del sussidio e dagli eventuali nuovi occupati in sostituzione dei lavoratori andati in pensione anticipata: si stima un incremento dello 0,5% dei consumi nel 2019, dello 0,8% nel 2020 e dell’ 1,1% nel 2021. Il costo delle due misure per le casse dello Stato, vale ricordarlo, è di 38 miliardi nel triennio, circa 2,2 punti di Pil. Due settimane fa presentando gli scenari economici del 2019, il Centro studi di Confindustria aveva stimato un effetto analogo sui consumi, ma pressoché nullo sul Pil.

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Nuove assunzioni più difficili
La stima dell’incremento della disoccupazione è legata al fatto che molti “inattivi”, persone cioè fuori dal mercato del lavoro, per percepire il reddito di cittadinanza dovranno recarsi al centro per l’impiego per sottoscrivere il Patto per il lavoro (si stima circa un terzo della platea di beneficiari del sussidio), e saranno classificati come “disoccupati” fino a quando non troveranno un’occupazione. Il previsto incremento del tasso di partecipazione è un elemento positivo. Il problema è che insieme all’aumento del numero di disoccupati, si prevede una diminuzione degli occupati.

Nel compilare queste stime, il Mef ha tenuto conto della mutata congiuntura economica che molto probabilmente scoraggerà nuove assunzioni, anche in presenza di incentivi, sia per il turn over legato a quota 100 - che secondo il centro studi dei Consulenti del lavoro potrebbe avere un rapporto di 1 assunto ogni 3 pensionati - sia per i percettori del reddito di cittadinanza. In questo caso l’impatto riguarda la componente di percettori del sussidio chiamata a sottoscrivere il Patto per il lavoro nei Centri per l’impiego.

A questo proposito, tuttavia, va segnalato che l’incentivo avrà un impatto ancor più ridotto per due ragioni: perchè viene riconosciuto all’impresa solo se assume a tempo indeterminato full time (o con contratto di apprendistato), opzione sempre meno utilizzata, e se con l’assunzione si determinerà un incremento netto degli organici in azienda.

Conte: stime migliori nel secondo semestre
Un invito alla cautela sulle stime dell’impatto è arrivato dal premier Giuseppe Conte che ieri, da Bruxelles ha sostenuto: «Non è vero» che reddito di cittadinanza e Quota 100 «non spostano in fatto di crescita, perché anche noi nelle nostre previsioni stiamo valutando che avranno un impatto positivo, ci auguriamo anzi maggiore», ma «lo valuteremo nel secondo semestre».

Impatto macroeconomico complessivo del Reddito di cittadinanza e Quota 100 Scostamenti percentuali rispetto allo scenario base

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