rapporto csc sugli scenari economici

Def, Tria: no a finanza allegra. Boccia: sforamento deficit solo se porta crescita

di Vittorio Nuti

Deficit/Pil al 2,4%: cosa rischia l'Italia

6' di lettura

Nel prossimo triennio non ci sarà nessuna politica di «finanza molto allegra» che possa far «saltare i conti pubblici per dar spazio alle promesse». Il ministro dell'Economia Giovanni Tria sceglie la presentazione del Rapporto CsC sugli scenari di finanza pubblica per garantire, parlando nella sede di Confindustria, che gli impegni del contratto di Governo - tutte oggetto di forti riserve nei tecnici del Centro studi - con «forte gradualità». «Le promesse andranno nel corso della legislatura», dice Tria. Non solo: dal 2019 «assicureremo una accelerazione rispetto al passato della riduzione del debito, aspetto di «importanza fondamentale» per il Governo, un nodo che «va affrontato, indipendentemente dai vincoli, per liberare spazi di bilancio» anche per le riforme fiscali.

Tria: lieve aumento deficit per l'anno prossimo poi graduale riduzione
Il profilo di andamento del deficit - specifica Tria alla platea del seminario “Dove va l'economia italiana?” incentrato sul Rapporto CsC sugli scenari e le previsioni economiche per i prossimi anni - «vedrà nel 2019 un aumento contenuto rispetto al 2018 e un graduale ridursi negli anni successivi». E spiega che per impostare la Manovra «il governo parte da un tendenziale del 2% nel 2019, se aggiungiamo 0,2 punti per gli investimenti si arriva già al 2,2 per cento è pur con un deficit che ci allontana dall'obiettivo di saldo strutturale concordato con l'Europa non mi pare che siamo in una situazione di finanze pubbliche allegre». Una parte del deficit programmatico andrà «agli investimenti addizionali pari a 15 miliardi nei prossimi anni» e, assicura il ministro, « l'impegno a ridurre in modo costante il debito verso l'obiettivo concordato con l'Europa con un'accelerazione rispetto al passato».

Loading...

Boccia: se sale spread lo pagano famiglie e imprese
Le rassicurazioni del ministro non bastano però a rasserenare il mondo delle imprese. Parlando al termine della presentazione del Rapporto CsC, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, invita maggioranza e Governo a prestare attenzione al costo del denaro «perchè è evidente che se sale lo spread lo pagano le famiglie, le imprese e lo stesso Stato Italiano». Lo sforamento al 2,4%del deficit previsto dalla Nota al Def in rampa di lancio ha fatto impennare lo spread, un segnale che invita a maggiore cautela nel valutare gli impatti sull'economia della manovra. «La capacità dell'analisi di impatto sull'economia deve avere due pilastri, uno relativo agli obiettivi del contratto di Governo e quindi una sostenibilità politica ma anche una questione di sostenibilità economica: sono aspetti che vanno insieme», spiega Boccia. E sottolinea: «Il problema non è se il Governo sfora di un punto, lo abbiamo sempre detto, ma a patto che abbia effetti sulla crescita». La manovra, avverte Boccia, «deve avere due pilastri», uno dei quali può essere «quello del contratto di Governo» purché ci sia anche «il secondo pilastro, quello della sostenibilità e della crescita».

L’appello al Governo: confrontiamo serenamente, valuti proposte
Fatta questa premessa, i leader di Confindustria chiede al ministro Tria e al Governo spazi per «confrontarsi serenamente» sulla manovra. «Vogliamo che il Governo valuti le nostre posposte, se sono nell'interesse del Paese le faccia sue, se non lo sono le cestini» - chiarisce, sottolineando che «questo è l'approccio che Confindustria ha sempre avuto con tutti i Governi. E aggiunge: gli industriali capiscono che «Confindustria è poco sexy ai fini elettorali, con 160mila associati» ma «diventa molto sexy», aggiunge, se si guarda ai risultati, da difendere, di una industria che è la seconda in Europa.

Il quadro pessimistico sulla crescita
Oltre alle politiche di bilancio prospettate dal governo giallo-verde, i tre fattori che inducono al forte pessimismo il Centro Studi di Confindustria sono l’export più debole rispetto agli ultimi anni, il rallentamento dei consumi interni, e i costi di finanziamento e di accesso al credito meno favorevoli a causa spread al rialzo. Per questo, il CsC stima oggi per il 2018 una crescita del Pil italiano in rallentamento all'1,1% nel 2018, e allo 0,9 nel 2019, rispetto all'1,6 registrato nel 2017.

GUARDA IL VIDEO / Deficit/Pil al 2,4%: cosa rischia l'Italia

Rispetto a giugno, la revisione - che non tiene conto degli effetti della legge di Bilancio in cantiere - è al ribasso di 0,2 punti sia per il 2018 che il 2019. Quanto al rapporto deficit/Pil. secondo CsC si attesterà all'1,8% nel 2018 e al 2% nel 2019, considerato il disinnesco delle clausole Iva, senza il quale sarebbe addirittura all'1,4 per cento.

Pil, difficile arrivare all’1,6% nel 2019
In questo scenario, il CsC ritiene «un'ipotesi molto forte, difficile da realizzare» quella ipotizzata dalla Nota di aggiornamento del Def di avere un Pil all'1,6 per cento per il prossimo anno: «Dipende dalla composizione della Manovra - dice il capo economista Andrea Montanino - ma servirebbe il doppio della crescita negli ultimi due trimestri del 2018 e lo 0,4-0,5 per cento in ogni trimestre del 2019. Una crescita che negli ultimi sette anni è stata realizzata solo due volte».

LE PREVISIONI CSC PER L'ITALIA

Variazioni percentuali e differenza rispetto a previsioni CSC giugno 2018. (Fonte: elaborazioni e stime CSC)

LE PREVISIONI CSC PER L'ITALIA

Il debito e le privatizzazioni mai realizzate
Sempre secondo le stime aggiornate del Centro studi degli industriali il debito si attesterà invece al 130,9 per cento nel 2018 e al 130,7 nel 2019, un livello che resta molto alto. Per Montanino «abbiamo perso tempo e intanto il debito è calato in tutta Europa. Assumiamo che le privatizzazioni non ci siano neanche nei prossimi anni visto che lo 0,3% previsto finora non è mai stato realizzato».

Senza coperture credibili probabile aumento delle tasse
In attesa della Nota di aggiornamento al Def, al centro di una serie di limature a ridosso della presentazione del testo in Parlamento, il capo economista del CsC mette poi in guardia dai rischi connessi con il reddito di cittadinanza, bandiera del M5S e capitolo cruciale della legge di bilancio in preparazione. «Senza coperture credibili è probabile un aumento delle tasse in futuro» - avverte Montanino, segnalando che «con un aumento del deficit/Pil al 2,4 per cento si liberano 7 miliardi che non sono molti, quindi avremo una Manovra imponente, da 25-30 miliardi, ma sono fondamentali le coperture, i mercati valuteranno le coperture e cosa si farà con questi soldi».

Con pace fiscale entrate a rischio: «È un circolo vizioso»
Analizzando le politiche economiche e di bilancio annunciate dal Governo M5S-Lega il rapporto CsC evidenzia poi come «l'utilizzo regolare del condono fiscale» - una delle misure cardine della legge di Bilancio 2019 - «finisce per creare problemi all'Erario, compromette le entrate future aumentando il rischio di dover adottare misure una tantum anche negli anni successivi». Si tratta di un «circolo vizioso in cui l'Autorità fiscale perde il controllo di una parte delle entrate».

Rischioso intervenire sulle pensioni, più spending per alleggerire Fisco
Ma nel mirino del rapporto CsC sugli scenari economici finiscono anche la riforma delle pensioni (quota cento e superamento della legge Fornero) e Flat tax, priorità della Lega al Governo. Il documento chiede alla maggioranza e al Parlamento di «non smontare le riforme pensionistiche perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro». «Se il meccanismo di “quota 100”, per permettere l'anticipo della pensione, venisse introdotto – argomenta il rapporto - andrebbe invece nella direzione opposta». Sul fronte della “tassa piatta”, si ricorda invece che «pur considerando impulsi fiscali rilevanti» è «molto improbabile» la flat tax chiesta dal Carroccio «si autofinanzi con i proventi della maggiore crescita indotta». La strada per «finanziare una riduzione del carico fiscale» passa da «una seria spending review di legislatura e da un significativo recupero dell'evasione fiscale».

Deficit sforato nel 2018, cruciale rassicurare i mercati
Mentre il Governo si appresta all’ennesimo vertice per definire in extremis i contenuti della Nota al Def rassicurando, con i numeri ufficiali più che con le parole, i mercati e Bruxelles, il rapporto del CsC registra come nel 2018, «con dati ormai quasi definitivi», l’Italia «non abbia rispettato la regola del deficit pubblico non realizzando per intero la correzione strutturale concordata». Il documento avverte quindi che «ciò apre a due rischi: che i mercati reagiscano e si abbia un ulteriore aumento dello spread e che l'Ue apra una procedure di infrazione». Uno scenario di «crescita bassa e in rallentamento, debito pubblico molto elevato e tassi di interesse in aumento», prosegue il Centro studi degli industriali, rende ora «necessario e urgente agire, nella prossima legge di bilancio, con misure di politica economica che siano in grado di migliorare in modo strutturale tali tendenze e fornire certezze sulla linea di azione», avviando «un percorso del rientro del debito pubblico dopo quattro anni persi, attraverso misure che incidano sulla dinamica del Pil».

Investimenti in infrastrutture fermi: ecco cinque anni di promesse della politica
Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti