Def

Deficit 2021 almeno al 10%, scostamento di bilancio verso quota 35 miliardi

Disavanzo sopra i livelli del 2020. Nuovo rinvio per la discesa del debito

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Gli scostamenti di bilancio dell'era Covid

3' di lettura

I numeri del primo Documento di economia e finanza del governo Draghi, che dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri la prossima settimana, prendono forma mentre continua a salire la pressione politica per un nuovo, ampio giro di ristori nel tentativo di raffreddare la tensione sociale in aumento.
Anche il nuovo programma di finanza pubblica sarà plasmato dal virus, con la terza ondata epidemica che ha cambiato presupposti e obiettivi rispetto ai piani dello scorso autunno.

Sarà complicato per il governo tenere il deficit di quest’anno in cifra unica, e bastano due numeri per capirlo. La Nota di aggiornamento al Def approvata in autunno fissava al 7% l’obiettivo di disavanzo per quest’anno. Ma da allora è cambiato tutto. Il primo scostamento, 32 miliardi per finanziare il decreto sui «sostegni» che ieri hanno visto i primi pagamenti hanno aumentato il conto di un punto e mezzo di Pil.

Loading...

Economia ancora in ristagno

A far crescere l’indebitamento netto è poi la nuova frenata dell’economia. «Una contrazione nel primo trimestre è un dato ormai praticamente acquisito», ha riconosciuto il ministro dell’Economia Daniele Franco nella conferenza stampa di mercoledì dopo il G20. E a quanto filtra dalle stanze di via XX Settembre la conseguenza della nuova gelata è di portare il Pil tendenziale poco sopra il 4%, invece del 6% fissato come obiettivo in autunno, come del resto calcolato anche dal Fondo monetario internazionale.

L’effetto trascinamento di questa caduta sarebbe sufficiente a spingere il deficit nei dintorni del 9,5 per cento. Ma non tutti i fondi stanziati dalla ridda dei decreti anticrisi del 2020 si sono trasformati in spesa effettiva: i “risparmi” si concentrano soprattutto nel capitolo degli ammortizzatori sociali, come ribadito mercoledì dall’Inps che ha calcolato nel 40% delle ore autorizzate la Cassa integrazione effettivamente erogata. Il disavanzo di base dovrebbe quindi attestarsi nei dintorni dell’8,5 per cento. Ma qui arriva il nuovo scostamento.

Oltre la barriera dei 30 miliardi

Come sempre, il tiro alla fune fra i partiti che chiedono di alzare il livello di deficit e il ministero dell’Economia che frena è in pieno corso. Ma dopo aver abbandonato già due settimane fa la prima linea Maginot dei 20 miliardi, ora cede anche la retrovia dei 30. «Le dimensioni del prossimo scostamento saranno probabilmente superiori a quello precedente», ha chiarito nel tardo pomeriggio di ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi nella conferenza stampa su vaccini e Recovery. In pratica, significa che il governo si appresta a chiedere alle Camere un’autorizzazione a far crescere l’indebitamento netto vicino ai 2 punti di Pil. I calcoli per ora puntano su quota 35 miliardi. Il che porterebbe il totale almeno a quota 10%, cioè sopra il 9,5% con cui si è chiuso il bilancio 2020 travolto dal Covid. Senza contare che anche questa cifra deve ancora trovare un’intesa nella politica: sempre ieri, per esempio, il leader della Lega Matteo Salvini è tornato a dire che di miliardi per il prossimo decreto ne servono almeno 50.

La discesa del debito è rinviata

Numeri e prospettive sono ancora in movimento, così come qualche margine di incertezza riguarda anche la data del via libera al nuovo Def, anche questa volta in altalena fra le pressioni di Palazzo Chigi e la prudenza del Mef. Ma un dato è certo. La prospettiva di far avviare quest’anno la discesa del maxidebito gonfiato dal Covid appare ormai definitivamente archiviata. Il 2020, alla luce degli ultimi calcoli Istat, ha fermato la salita a quota 155,6%, contro il 158% previsto dalla Nadef. Ma è concreto il rischio che il nuovo Def riporti la cifra verso la casella di partenza.

Dalla crescita un mini-contributo

Anche perché dalla crescita potrà arrivare solo una mano relativa. Il tendenziale di quest’anno, per l’inedito incrocio fra il Def e il via libera al Recovery Plan, sarà in realtà un ibrido, che incorpora già gli effetti espansivi prodotti dal primo scostamento e quelli attesi dal Pnrr. Secondo i conteggi effettuati dal ministero dell’Economia, il debutto del Recovery dovrebbe portare quest’anno tre decimali di Pil in più. I numeri erano stati elaborati in base al Piano del Conte-2, ma non dovrebbero cambiare di molto con la revisione in atto in queste settimane.

Tutto questo, in ogni caso, è già nel tendenziale. A far salire gli obiettivi di crescita rispetto a questo livello base sarà quindi solo l’effetto atteso dal nuovo indebitamento, chiamato ad attutire il colpo sui fatturati delle attività economiche. Anche se in gioco resta l’anticipo del Recovery che può valere fino a 27 miliardi e può tentare di dare un’accelerazione agli investimenti pubblici. Con risultati però che potranno essere conteggiati davvero solo a partire dalla Nadef del prossimo autunno.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti