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Deficit, ora parola alla Ue. Ecco la road map per il via libera

Se si seguirà il timing che finora ha guidato i rapporti tra Roma e Bruxelles, seguirà a stretto giro la risposta alla lettera inviata da Gualtieri, tenendo conto che, al di là delle formalità, in queste ore il dialogo tra il Governo e la Commissione Ue è costante e dunque il via libera all’ulteriore scostamento per quel che riguarda il deficit appare scontato

di Dino Pesole

Coronavirus: "Gualtieri, priorita' Ue ora non e' il Mes"

Se si seguirà il timing che finora ha guidato i rapporti tra Roma e Bruxelles, seguirà a stretto giro la risposta alla lettera inviata da Gualtieri, tenendo conto che, al di là delle formalità, in queste ore il dialogo tra il Governo e la Commissione Ue è costante e dunque il via libera all’ulteriore scostamento per quel che riguarda il deficit appare scontato


3' di lettura

Lo scostamento dagli obiettivi di deficit programmati è considerevole: 20 miliardi in termini di indebitamento netto, pari all’1,1% del Pil, che si traducono in 25 miliardi in termini di esborsi effettivi. Cifra nettamente superiore ai 6,3 miliardi (7,5 miliardi di risorse effettive) di flessibilità chiesti alla Commissione europea lo scorso 5 marzo.

Nella nuova lettera che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri ha inviato al vice presidente esecutivo della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis e al commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, si afferma che il primo pacchetto di misure che il governo si appresta a varare per far fronte all’emergenza coronavirus, grazie allo scostamento ulteriore dagli obiettivi di deficit programmati per il 2020 «vale lo 0,6 per cento del Pil, il che porterebbe il disavanzo previsto per il 2020 al 2,7% del Pil».

Degli ulteriori interventi il Governo darà conto in aprile, quando aggiornerà il quadro delle previsioni macroeconomiche. Il deficit del 2020 dunque è destinato a salire ulteriormente. Quali le prossime tappe del confronto con Bruxelles?

La via ordinaria
Se si seguirà il timing che finora ha guidato i rapporti tra Roma e Bruxelles, seguirà a stretto giro la risposta alla lettera inviata da Gualtieri, tenendo conto che, al di là delle formalità, in queste ore il dialogo tra il Governo e la Commissione Ue è costante e dunque il via libera all’ulteriore scostamento per quel che riguarda il deficit appare scontato. Come già rilevato nella precedente lettera di risposta, le spese per sostenere l’emergenza coronavirus sono considerate di carattere eccezionale e assimilate a uscite “una tantum”, che dunque non impattano sul calcolo del deficit strutturale (calcolato appunto al netto delle variazioni del ciclo economico e delle misure “one off”).

Le prossime tappe
Ed è proprio al deficit strutturale che guardano le regole europee, con annesso calcolo dell’output gap cui è affidato il compito di misurare lo scarto tra il Pil potenziale e il Pil reale. Domani, 13 marzo, la Commissione Ue presenterà le linee guida sull’utilizzo al meglio della flessibilità, di fatto aggiornando il dispositivo previsto dalla “Comunicazione sulla flessibilità” varata dalla Commissione Juncker nel gennaio del 2015. Lo step successivo è previsto nelle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin in programma lunedì e martedì della prossima settimana. Esaurita questa fase del confronto, Bruxelles attenderà di ricevere i nuovi documenti programmatici del Governo: il Documento di economia e finanza, il Programma di Stabilità e il Programma nazionale di Riforma, secondo quanto prevedono le procedure del cosiddetto “semestre europeo”. Esaminato il nuovo quadro economico, e le nuove misure che il Governo avrà messo in campo, si avvierà la fase dell’esame delle strategie di bilancio messe in campo che si concluderà nel mese di maggio con le rituali “raccomandazioni”. Spetterà poi al Consiglio Ecofin ratificarle. Nessuna “bocciatura” o “promozione” è alle viste, quanto l’esito di una normale interlocuzione, reso in questo caso più stringente a causa della grave emergenza con cui è alle prese il nostro Paese.

La via straordinaria
Il precedente della gravissima crisi finanziaria abbattutasi sull’eurozona nel 2011 sta lì a ricordarci che accanto alle normali procedure possono attivarsi meccanismi di consultazione straordinari, non esclusi in questa fase. Riunioni che potranno coinvolgere sia i singoli ministri delle Finanze, sia in ultima istanza i Capi di Stato e di Governo qualora l’emergenza coronavirus degenerasse (come purtroppo sta avvenendo in Italia) in crisi economica e recessione. A quel punto si imporrebbe di individuare con rapidità una serie di interventi concertati, che vedrebbero scendere in campo anche la Bce, per evitare l’esplodere di una crisi finanziaria con effetti molto gravi sull’intera economia del Vecchio Continente. Occorre che l’Europa si doti di strumenti idonei ed efficaci, una sorta di “bazooka” che garantisca il pieno sostegno alle imprese e ai cittadini.

Per approfondire:
Ora serve il “bazooka” europeo
Coronavirus, ora tocca alla Bce: nuova liquidità in arrivo

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    Dino PesoleEditorialista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Conti pubblici, Europa, attività politico-parlamentari

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