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Deficit-Pil 2016 confermato al 2,4%. Al rialzo il potere d’acquisto delle famiglie

di Andrea Gagliardi

(ANSA )

3' di lettura

L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil nel quarto trimestre del 2016 è stato del 2,3%, stabile rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Lo rileva l’Istat, confermando (come anticipato nelle stime diffuse il 1° marz0) nel complesso del 2016 un rappoto deficit/Pil pari al 2,4%, in flessione di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno prima. Da ricordare che nel 2016, secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat a marzo, il Pil italiano corretto per gli effetti di calendario (il 2016 ha presentato due giornate lavorative in meno rispetto al 2015) è aumentato dell’1% (la stima del Pil diffusa il 1° marzo, pari a +0,9% di crescita annua era un dato grezzo non corretto). La pressione fiscale è in calo nel 2016 al 42,9%, toccando i valori più bassi dal 2011.

Istat: +1,6% potere acquisto famiglie, al top dal 2011
L’Istat rileva anche che il potere d’acquisto delle famiglie nel 2016 è aumentato dell’1,6%, il rialzo maggiore dal 2001, ovvero da quindici anni. Anche se l’Istituto nazionale di Statistica ha registrato un calo dello 0,9% nell’ultimo trimestre dell’anno su base congiunturale. Una notizia, quella del potere di acquisto al top, che ha indotto l’ex premier Matteo Renzi a lanciare un tweet, per difendere le iniziative del suo governo (dagli 80 euro, alla eliminazione della componente costo lavoro dall’Irap) che avrebbero contribuito a questo risultato.

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SALDI DI FINANZA PUBBLICA IN RAPPORTO AL PIL

Indebitamento/PIL. (Fonte: Istat)

SALDI DI FINANZA PUBBLICA IN RAPPORTO AL PIL

Conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche

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L’Istat segnala nel 2016 lo stesso aumento anche per il reddito disponibile delle famiglie, in crescita dell’1,6% sul 2015. Si tratta dell’incremento più forte dal 2011. Ma come il potere d’acquisto, che è il reddito reale, l’indice scende su base trimestrale (-0,6%). Tirando le fila dell’anno, sia la ricchezza nominale che quella depurata dall’inflazione, grazie a prezzi piatti, salgono. Di qui l’aumento la propensione al risparmio e anche la spesa.

Al rialzo propensione al risparmio e alla spesa
La propensione al risparmio delle famiglie nel 2016, infatti, è salita di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015: dall’8,4% all’8,6%. Anche se l’ultimo trimestre dell'anno segna un deciso calo congiunturale (un punto percentuale in meno). In salita anche la spesa per consumi finali delle famiglie nel 2016 (per il terzo anno consecutivo), che registra un rialzo dell’1,3%. Rispetto al 2015 c’è un lieve rallentamento nella crescita (era aumentata dell'1,5%), ma anche l’ultimo trimestre del 2016 vede la freccia puntare verso l’alto, con un incremento congiunturale dello 0,5%. Nel 2016 il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (che comprende esclusivamente gli acquisti di abitazioni) è stato pari al 6,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015.

Pressione fisco in 2016 scende a 42,9%
Nell’ultimo trimestre del 2016 la pressione fiscale è diminuita di 0,6 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dell'anno prima, scendendo sotto la soglia del 50%, precisamente al 49,6%. Lo rileva sempre l’Istat, che conferma il dato annuo, per l’intero 2016, al 42,9%. Anche in questo caso in calo a confronto con il 43,3% del 2015, toccando i valori più bassi dal 2011.

In ripresa profitti imprese, meglio da 5 anni
Risale infine la quota di profitto delle imprese, che raggiunge nel 2016 il valore annuo più alto da cinque anni (al 42,0%). L’Istat registra un avanzamento anche su base trimestrale (+0,3% tra ottobre e dicembre). L’anno scorso è risultato in crescita anche il tasso di investimento delle imprese, pari al 19,7% (+0,2 punti percentuali rispetto al 2015).

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