siderurgia

Definitivi i dazi sui tubi d’acciaio. Ecco i primi Paesi di provenienza

di Laura Cavestri

Imagoeconomica

2' di lettura

Nuovo capitolo nella partita antidumping sull’acciaio tra Ue e Cina. L’Unione europea ha dato il definitivo via libera ai dazi contro l’importazione, dalla Cina, di tubi senza saldature, normalmente utilizzati in impianti elettrici, nell’oil&gas e in edilizia. Con la pubblicazione, ieri, in Gazzetta Ufficiale Ue (L 121/3), Bruxelles ha così reso definitive, per i prossimi 5 anni, le misure per una serie di esportatori cinesi. Riducendo però le aliquote, che vanno da un minimo del 29,2% (dal precedente provvisorio 43,5%) a un massimo del 54,9 (dall’81,1%). Misura di cui dovrebbe beneficiare, in Italia, prevalentemente il gruppo Tenaris Dalmine, mentre all’estero saranno tutelati colossi come Vallourec e Salzgitter Mannesmann (che ha un sito in Italia).

Secondo l’Istat, nelsegmento dei tubi non saldati, l’Italia, negli ultimi anni, ha complessivamente ridotto le importazioni (passate da 745 milioni di euro del 2014 a circa 620 milioni nel 2016). Ma abbiamo anche ridotto il nostro export (per via anche della crisi di investimenti nell’oil&gas) da 1,2 miliardi, tre anni fa, a 916 milioni l’anno scorso. Contemporaneamente, però, dalla Cina – il Paese extra-Ue da cui importiamo più tubi non saldati – abbiamo aumentato gli acquisti: dai 45,3 milioni del 2014, nel 2016 abbiamo sfiorato i 50 milioni di euro.

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DA DOVE ARRIVANO I TUBI/1

Primi dieci paesi extraeuropei per valore. In milioni di euro. (Fonte: elab. del Sole 24 ore su dati Istat)

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DA DOVE ARRIVANO I TUBI/2

Primi dieci paesi extraeuropei per quantità. In tonnellate. (Fonte: Elab. del Sole 24 ore su dati Istat)

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Con questi nuovi dazi, su 84 misure di difesa commerciale (tra antidumpind e anti-susbsidy) sono in tutto 23 quelle adottate (in via provvisoria o definitiva) che riguardano la siderurgia. Di queste almeno 15 riguadano la CIna. Mentre delle 11 procedure ancora in corso d’esame, 6 si configurano nei confronti di Pechino.

«La decisione – ha spiegato la Commissione europea – conferma che la Ue sta usando gli strumenti disponibili per difendersi da importazioni sleali». Un chiaro riferimento alle polemiche sul progetto di riforma (in corso) dei criteri antidumping, fortemente criticato dall’industria europea.

Nei giorni scorsi, il testo ha trovato un fragile compromesso tra i Paesi in Consiglio. Con l’Italia che guida il gruppo dei più critici verso una riforma che – molti temono – possa rendere gli strumenti più difficili da applicare. Un testo che, ora, passa all’esame del Parlamento europeo. Commentando la misura, il ministero per il Commercio cinese si è detto «disponibile a rafforzare la comunicazione con la Ue per affrontare in maniera appropriata le questioni che riguardano la produzione siderurgica». Invitando Bruxelles a trattare le imprese cinesi in«modo equo e nel rispetto delle regole Wto»

Ma le preoccupazioni europee guardano ora anche gliUsa. Una settimana fa il Dipartimento del Commercio Usa ha, infatti, annunciato l’ apertura di un dossier sui tubi trafilati a freddo importati da Cina, Germania, Italia, India, Corea del Sud e Svizzera.
Un business che coinvolge importazioni per un totale di 152 milioni di dollari. E che secondoi produttori va affrontato «in chiave europea».

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