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Delisting da Wall Street: Sotheby’s torna dopo 31 anni in mani private

Se lo status di public company era uno svantaggio competitivo rispetto a Christie’s, Phillips e Bonhams, ora non sarà più obbligata a pubblicare i bilanci e dichiarare la marginalità delle vendite “troppo competitive” di collezioni private

di Maria Adelaide Marchesoni


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2' di lettura

La privatizzazione di Sotheby's compie l'ultimo atto. Il titolo (NYSE:BID) a far data dal 14 ottobre 2019 non sarà quotato e a partire dal 3 ottobre è sospeso dalle negoziazioni in quanto la fusione tra Sotheby's e BidFair MergeRight Inc., società interamente controllata da BidFair USA LLC, a sua volta interamente posseduta da Patrick Drahi, imprenditore franco-israeliano dei media e delle telecomunicazioni nonché collezionista d'arte, è stata perfezionata.
Si chiude così l'operazione iniziata lo scorso 14 giugno che ha configurato un enterprise value di 3,7 miliardi di dollari e, rispetto ai prezzi di mercato – il titolo quotava 35,39 dollari –, un generoso premio del 61%. Secondo i documenti presentati alla US Securities and Exchange Commission ( SEC ), il pagamento in contanti agli azionisti della società è stato di circa 2,58 miliardi di dollari.
A seguito della fusione, il direttore finanziario, Michael Goss, ha lasciato la sua carica ed è stato sostituito da Jean-Luc Berrebi, ex amministratore delegato di Yafit Sàrl, un ufficio di gestione fondi con sede a Ginevra, secondo i documenti della SEC. La nuova nomina ha effetto immediato. Il compenso di Micheal Goss per il buy-out è ammontato a circa 6,6 milioni di dollari, mentre l'amministratore delegato di Sotheby's, Tad Smith, che rimane nel suo ruolo, riceverà 28 milioni di dollari per la sua quota azionaria.

I risultati del primo semestre 2019. Gli ultimi risultati resi pubblici sono quelli del primo semestre non particolarmente soddisfacenti che riflettono un mercato molto attento e selettivo che risente delle incertezze legate alla Brexit, e sul fronte operativo da una diminuzione delle vendite di gioielli, da un livello più elevato delle spese operative e da un aumento degli interessi passivi sulle linee di credito. Il volume d'affari è sceso del 10% a 3,1 miliardi di dollari e riflette un calo dell'11% a 2,1 miliardi del volume d'affari netto delle aste e del 6% a 511 milioni delle private sale rispetto all'analogo periodo dell'esercizio precedente. Migliora nel semestre il margine delle commissioni d'asta che passa al 16,5% dal 15% dell'analogo periodo dell'esercizio precedente. Va tuttavia precisato che nel primo semestre 2018 la casa d'aste aveva risentito della vendita di un paio di opere di elevato valore avvenuta al di sotto delle aspettative che aveva determinato una riduzione del margine delle commissioni d'asta di 170 basis point (dal 16,7% al 15%) di cui 110 punti del calo attribuibili alla vendita dei due dipinti garantiti. Il semestre si è chiuso con un utile netto di 49,9 milioni di dollari, con una diminuzione di 0,8 milioni di dollari (2%) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Dopo aver escluso alcune voci, l'utile netto rettificato è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all'anno precedente.

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