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Delitti e misteri nel lusso di Taormina

La serie americana, ambientata in Sicilia, racconta la vita di un resort, lambito da un mare che nasconde insidie e morte. Finalmente l’isola è raccontata senza stereotipi e con un’ottima Sabrina Impacciatore

di Gianluigi Rossini

 Sabrina Impacciatore, vestita di rosa, in primo piano, nella serie «The white Lotus»

2' di lettura

L’inizio della seconda stagione di The White Lotus è da manuale delle serie antologiche: siamo di nuovo in un albergo di superlusso situato in una stupenda location turistica; una delle ospiti si tuffa in mare per un’ultima nuotata prima del ritorno a casa, e trova un cadavere in acqua. Valentina (una bravissima Sabrina Impacciatore), manager della struttura, arriva sulla scena in preda al panico, commentando cinicamente che per fortuna il mare non è loro proprietà. Stacco, si torna indietro di una settimana, con la stessa Valentina che saluta gli ospiti in arrivo su una barca. Chi è morto? Cosa è successo?

Come nella stagione precedente, il delitto fa da cornice a una pièce di satira sociale sull’élite dei ricchissimi. In un cast rinnovato e ben assortito (Aubrey Plaza, Michael Imperioli, F. Murray Abraham) l’unico ritorno è quello della meravigliosa e terribile Tanya (Jennifer Coolidge), sempre immersa nell’autocommiserazione, pronta a distruggere la vita di chiunque le si avvicini. Stavolta però l’attenzione dell’autore Mike White è meno concentrata sulle dinamiche di classe e di etnia, e più sui rapporti di potere nelle relazioni interpersonali tra erotismo, tradimenti, prostituzione e false amicizie.

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L’altra novità interessa in particolare gli spettatori italiani: la location turistica è Taormina, e tutta la serie è stata girata in Sicilia. Lo sguardo sull’Italia delle produzioni USA è spesso stereotipato e snervante, qui invece c’è molta cura: niente mafia, i personaggi italiani sono interpretati da attori italiani che parlano in un corretto dialetto locale. Anche nelle musiche c’è una certa ricerca: agli inevitabili classici (Modugno, Mina, anni ’60 assortiti) si affiancano scelte meno convenzionali (molto De André, Eugenio Bennato, Miss Keta).

L’effetto cartolina c’è ma è autocosciente: dalle rocce ai palazzi barocchi, gli splendidi panorami siciliani seducono in modo inquietante, perfino ostile. Il racconto è punteggiato da inquadrature a piombo su un mare nero e agitato, come un abisso pronto ingoiarci. Il movimento dall’idillio alla tragedia che struttura narrativamente la serie coincide con il progressivo spostarsi dei personaggi dalla piscina dell’albergo al mare, ovvero il luogo in cui si materializzerà la morte.

The White Lotus
Mike White
Sky e Now, da domani

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