L’ANNiversario

Delitto Moro, tre Papi e un presidente-partigiano: com’era l’Italia nel 1978

di Riccardo Ferrazza

Mattarella in via Caetani, omaggio a Moro a 40 anni dalla morte

3' di lettura

Eravamo 56 milioni (contro i 60 attuali), gli stranieri residenti erano un fenomeno esotico e pochi i turisti che venivano in Italia dall’estero (appena un quinto degli ospiti nelle strutture ricettive).

L’economia cresceva a ritmi oggi impensabili (da 113 a 133 miliardi in un anno, +17%), sui conti pubblici non gravava ancora quel debito pubblico da primato mondiale e la disoccupazione giovanile era al 22,9% (lo scorso marzo segnava il 31,7%).

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Intanto l’Europa cominciava a essere più vicina: entra in vigore il Sistema monetario europeo (Sme) basato sull’unità monetaria e viene fissata la data per l’elezione del primo Parlamento europeo.

È il 1978. L’anno del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Ma anche l’anno di molti eventi che permisero all’Italia di delineare un futuro che al tempo era difficile intravedere: uno sguardo oltre la cronaca dell’attacco terrorististico alle istuituzioni (in quei 365 giorni le Br non ammazzeranno solo il presidente della Dc) e al di là di una violenza politica che, fuori dal Parlamento, causava morti (l’anno si apre simbolicamente con la “strage di Acca Larentia” nella quale due militanti del Fronte della gioventù vengono uccisi da estremisti di sinistra).

Era quello anche il Paese ormai industrializzato in cui qualcuno già guardava con nostalgia all’universo contadino in via di estinzione. Proprio quell’anno Ermanno Olmi, il regista scomparso da pochi giorni, vinceva la Palma d’oro al festival di Cannes con il suo capolavoro L’albero degli zoccoli. Al cinema, però, gli spettatori cercavano soprattutto lo svago (Grease è la pellicola con il più alto incasso) e alla radio i Bee Gees cantavano in falsetto Staying alive (singolo più venduto), quasi un inno alla resistenza in attesa di tempi se non migliori almeno più leggeri.

C’era già un’altra Italia, più moderna, in una norma approvata dal Parlamento il giorno dopo il ritrovamento del corpo di Moro: era la legge Basaglia che sanciva la chiusura dei manicomi. E, dopo appena una decina di giorni, arrivò il via libera a un’altra legge, quella che regolamentava l’interruzione volontaria di gravidanza, passata alla storia come “la 194”. Tra le conquiste del welfare, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale, con cui si conclude l’anno.

La parola “casta” per indicare la classe politica e i suoi privilegi non era stata ancora coniata. Ma il risentimento nei confronti del sistema dei partiti già covava nella società quando i Radicali di Marco Pannella portarono a votare gli italiani per il referendum che voleva abrogare la legge sul finanziamento pubblico dei partiti. La proposta fu tuttavia respinta perché i sì furono solo il 43,8%.

E le Camere riunite diedero, forse non del tutto intenzionalmente, un segnale di modernità quando nell’estate del 1978 scelsero un presidente della Repubblica “anomalo”: Sandro Pertini. Un capo dello Stato che segnerà una cesura netta in termini di linguaggio e atteggiamento rispetto ai suoi predecessori. «Da oggi io cesserò di essere uomo di parte» disse nel suo discorso di insediamento il presidente partigiano, anti-fascista, socialista. In realtà passò dalla parte dei cittadini con cui cominciò un dialogo diretto al quale gli italiani non erano abituati.

E sembra incredibile che, nella densità di eventi passati in rassegna finora, ci sia spazio per altro. Perché il 1978 è stato anche l’anno dei “tre papi”: il 6 agosto scompare Paolo VI. Al soglio pontificio sale il patriarca di Venezia Albino Luciani con il nome di Giovanni Paolo I che però muore improvvisamente dopo appena 33 giorni di Pontificato. Il 16 ottobre è eletto Papa un cardinale polacco: Karol Wojtyla. Giovanni Paolo II è il primo Papa non italiano dal 1523.

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